Quando l’obiettivo è il consenso
Nei giorni scorsi, il governo Lega-5 Stelle ha presentato il Documento di economia e finanza —il cosiddetto DEF— per il prossimo triennio. In Italia, il DEF, una volta approvato dal Parlamento, rappresenta il principale strumento di pianificazione in campo macroeconomico e finanziario. Questa volta, essendo il frutto della creatività del ‘governo del cambiamento’, il DEF ha un nome particolarmente originale e pomposo. Si chiama ‘Manovra del Popolo’.
Ma le novità non si fermano al lessico. No. Il nuovo DEF è innovativo anche nei contenuti e nelle strategie. Ad esempio, per mantenere le ambiziose promesse fatte in campagna elettorale, il documento prevede una spesa di 16 miliardi di euro da distribuire in due direzioni. Da una parte, il ‘reddito di cittadinanza’, una misura, cara ai 5 Stelle, che offrirà a milioni di persone un sostegno economico pari a 780 euro mensili. Dall’altra, una riforma pensionistica, fortemente voluta dalla Lega, che prevede un aumento delle pensioni minime.
La libertà di stampa sotto assedio
Non sono una psicoterapeuta, ma mi sembra che il vicepremier, e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio stia cominciando a soffrire di paranoie e manie di persecuzione. Lo scorso 30 settembre, Di Maio pubblicava sul Blog delle Stelle (il blog ufficiale del M5S) un post dal titolo decisamente bellicoso: I nemici dell’Italia.
Chi sono, secondo Di Maio, i nemici dell’Italia? La risposta sembra quella di un pappagallo che abbia passato troppo tempo alla Casa Bianca: i media. Sotto accusa, dunque, l’informazione televisiva, i programmi radiofonici e i giornali. Soprattutto i giornali, al servizio, secondo Di Maio, della classe politica ora all’opposizione.
Il PD e Forza Italia non riescono a fare un’opposizione politica e quindi, con i loro giornali, creano terrorismo mediatico (…) sperando in un colpo di stato finanziario: sono degli irresponsabili, nemici dell’Italia. Ma (…) in Itali
Brasile, verso il trionfo della destra radicale
Una campagna elettorale dominata dalla rabbia. Dall’esasperazione di milioni di persone che cercano una risposta —quasi una soluzione magica— davanti alla crisi economica, alla disoccupazione, alla criminalità dilagante nelle grandi città. Ma soprattutto davanti a un sistema politico oscenamente corrotto. È questo il clima sociale che ha reso possibile l’ascesa, folgorante e paradossale, di un candidato appartenente alla destra radicale, dichiaratamente autoritario e antidemocratico. Un uomo che ha fatto della violenza verbale, del razzismo, della misoginia e dell’omofobia la sua bandiera.
Domenica 7 ottobre, Jair Bolsonaro —un nostalgico del feroce regime militare che resse il Brasile per oltre vent’anni, dal 1964 all’85— ha ottenuto oltre il 46% delle preferenze al primo turno delle elezioni presidenziali. Un successo costruito attorno a una narrazione bellicosa, quotidianamente alimen
Una lussuosa austerità
Il politico e politologo, nonché prossimo presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador ha vinto le elezioni, lo scorso 1° luglio, grazie (tra le altre cose) a un programma orientato alla lotta alla corruzione e al taglio dei costi della politica. Tra le misure di austerità annunciate, un impegno a ridurre benefici e privilegi di una ‘aristocrazia politica’ storicamente indifferente alle difficoltà delle masse povere del paese.
Ma, da qualche giorno, López Obrador e il suo Movimiento de Regeneración Nacional si trovano immersi in un vortice di polemiche, accusati di ipocrisia.
Tutto è cominciato lo scorso 4 ottobre, quando la rivista di gossip ¡Hola! ha pubblicato
un lungo reportage sulle nozze dell’imprenditrice messicana Dulce Silva e César Yáñez, stretto collaboratore del futuro presidente.
La coppia si è sposata sabato 29 settembre in un antico convento della città di Puebla, nel
L’apatia della politica
Il lago d’Orta, un piccolo lago di origine glaciale a metà strada tra Milano e il confine svizzero, è una gemma nascosta. Cenerentola —come lo chiamano i milanesi con un’allusione alle due ‘sorelle’ più celebri, il lago di Garda e il lago di Como— è uno specchio d’acqua di colore blu intenso, cinto da un anello di colline boscose. Al centro, l’isola di San Giulio, con il suo placido borgo medievale e le sue allegre trattorie.
Un’immagine da cartolina, perfetta. Ma quelle acque blu, in realtà, nascondono un imbarazzante segreto.
Nel secolo scorso, dagli anni Venti agli anni Sessanta — in epoca di scarsa consapevolezza ambientale—, il lago venne usato come bacino di scarico per le sostanze tossiche prodotte dalle fabbriche della zona. Solfati di rame, cromo, nichel, zinco e via dicendo. Un micidiale cocktail di veleni, che finì per alterare pesantemente l’equilibrio biologico del lago.
Nell’8