Recenti studi mettono in dubbio la teoria secondo cui la pratica migliora la prestazione
Una recente indagine scientifica ha messo in discussione la concezione che la pratica costante sia necessaria per raggiungere l’eccellenza. Lo studio, condotto su alcuni violinisti, è stato pubblicato lo scorso mercoledì sulla rivista scientifica Royal Society Open Science.
L’esito della ricerca contraddice la cosiddetta "regola delle 10.000 ore", la teoria resa famosa dal giornalista canadese Malcolm Gladwell nel libro "Outlier" uscito nel 2008. Secondo tale regola, 10.000 è il “numero magico” di ore in cui bisogna dedicarsi a un’arte per raggiungere l’eccellenza.
Nel nuovo studio i ricercatori della Case Western Reserve University in Ohio, hanno preso in esame le abitudini, in termini di ore dedicate all’esercizio, di tre gruppi di violinisti, i quali, in base a una valutazione fornita dai loro insegnanti, sono stati classificati come migliori, bravi e meno capaci. La ricerca, che ha seguito i musicisti fino all’età di 20 anni, ha dimostrato da un lato i violinisti meno capaci si erano esercitati in media 6.000 ore, dall’altro è emersa solo una lieve differenza tra i musicisti bravi e quelli migliori. In entrambi i casi, ciascuno dei violinisti si era esercitato in media circa 11.