Una scommessa rischiosa
La sua è un’agenda che si fa di giorno in giorno più fitta, più frenetica. Impegni istituzionali… aggiornamenti social… viaggi e incontri volti a tessere nuove alleanze in vista delle elezioni europee del prossimo maggio. Non c’è tempo da perdere.
Mercoledì 9 gennaio, Matteo Salvini ha visto a Varsavia due importanti esponenti del governo polacco. Due incontri “utili, concreti, soddisfacenti”, per citare le parole dello stesso Salvini. Ma è stato soprattutto il colloquio con Jaroslaw Kaczynski, leader del partito conservatore e (moderatamente) euroscettico Diritto e Giustizia, ad aver soddisfatto il nostro ministro dell’Interno. Era quello il vero obiettivo del suo viaggio. Kaczynski non ha un ruolo governativo, ma la forza del partito che guida lo rende, di fatto, un interlocutore politico imprescindibile.
Di Maio si schiera con i gilet gialli
Non c’è che dire, Di Maio in questi giorni è stato molto attivo. Lo scorso 7 gennaio, ad esempio, si è schierato apertamente con i gilet gialli francesi. Per farlo, ha scritto una lunga lettera aperta, che ha pubblicato sul Blog delle Stelle, la piattaforma ufficiale del Movimento.
Nel messaggio, il vicepremier ha scritto: “Gilet gialli, non mollate! Dall’Italia stiamo seguendo la vostra battaglia dal giorno in cui siete comparsi per la prima volta, colorando di giallo le strade di Parigi e di altre città francesi. Sappiamo cosa anima il vostro spirito e perché avete deciso di scendere in piazza. In Francia, come in Italia, la politica è diventata sorda alle esigenze dei cittadini”.
Com’è facile immaginare, la presa di posizione del ministro Di Maio non è stata molto apprezzata dal governo francese, e ora minaccia di complicare le relazioni tra Roma e Parigi.
L’irritazione del governo fran
Crudele superficialità
Sono passato in via Carducci, ho visto un ammasso di stracci buttati a terra: coperte, giacche, un piumino e altro. Non c’era nessuno, quindi presumo fossero abbandonati. Da normale cittadino che ha a cuore il decoro della sua città, li ho raccolti e li ho buttati —con soddisfazione, devo dire— nel cassonetto. Il segnale è: tolleranza zero! Trieste la voglio pulita! E adesso si scatenino pure i buonisti, non me ne frega nulla!
Con queste parole —con questo assurdo tono di sfida— lo scorso venerdì 4 gennaio, Paolo Polidori magnificava, sul suo profilo Facebook, la sua ultima prodezza: gettare in un cassonetto coperte e indumenti appartenenti a un senzatetto che da qualche tempo dormiva in una via del centro di Trieste.
Appena pubblicato, il post di Polidori ha destato scalpore e forti reazioni di protesta in città. E non solo tra i politici dell’opposizione. No. Un certo imbarazzo si respi
Un’idea semplice e geniale
Nell’inverno del 2012 Kenji Nakayama, un artista giapponese residente negli Stati Uniti, aveva lanciato un originale progetto, chiamato Signs For The Homeless. L’iniziativa, dedicata ai senzatetto dell’area di Boston e diffusa mediante la piattaforma di microblogging e contenuti multimediali Tumblr, nel corso del tempo aveva ricevuto un’ampia visibilità. L’idea alla base era semplice: Nakayama e i suoi collaboratori intervistavano i senzatetto della zona, dopo aver offerto loro del cibo e un caffè. In seguito, alle persone intervistate veniva proposto uno scambio. Al posto dei loro anonimi cartelli di cartone e parole scritte a pennarello nero, avrebbero ricevuto delle vere e proprie opere d’arte: cartelli dipinti a mano, con grande perizia tecnica e colori brillanti.
Signs For The Homeless si proponeva il nobile obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla difficile, spesso disp
Una strage senza senso
Lo scorso 26 dicembre, il Giappone ha annunciato la propria intenzione di ritirarsi dall’International Whaling Commission e di riprendere, nel luglio di quest’anno, la pesca commerciale delle balene. Istituita nel 1946 per coordinare l’industria baleniera globale, la commissione, negli anni ‘80, virò in direzione ambientalista approvando una moratoria sulla caccia alle balene a scopi commerciali.
Con l’uscita dal gruppo, il Giappone potrà dedicarsi, in assoluta tranquillità, alla caccia commerciale dei grandi cetacei nelle sue acque territoriali e nella sua ‘zona economica esclusiva’, ma abbandonerà ogni attività nell’emisfero australe. Il che, secondo diverse associazioni ambientaliste, in realtà, è un fatto positivo. Da tempo, infatti, il Paese del Sol Levante, con la scusa della ricerca scientifica, svolge delle vere e proprie spedizioni di caccia nelle acque dell’emisfero australe. L’