Sembra la scena di un film. La prima inquadratura è per Mario Draghi e Boris Johnson. In piedi, uno accanto all’altro, un po’ impettiti. Alle loro spalle, l’acqua turchese della Fontana di Trevi. Le statue bianche, immacolate. Poco a poco, arrivano anche gli altri protagonisti di quella che sarà una delle foto simbolo di questo G20 2021, organizzato a Roma, nel quartiere dell’EUR. Ci sono Merkel e Macron, in coppia. Lui parla, gesticola un po’ con la mano destra. Lei sembra distratta, alza gli occhi verso il cielo, a seguire, chissà, il volo di un elicottero. Pedro Sánchez, elegantissimo in un completo blu carta da zucchero, chiacchiera in tono affabile con il premier indiano, Narendra Modi. Poi, le foto di gruppo. E il rito del lancio della moneta. Si dice che porti bene, che aiuti a rivedere la Città eterna.
Il G20 rappresenta i due terzi del commercio e della popolazione globale, oltre
La protesta aveva presto attratto l’attenzione dei media nazionali, che, affascinati dal facile gioco di parole, l’avevano battezzata “Fronte del porto” in allusione al nome italiano di un famoso film con Marlon Brando, On the Waterfront.
Quel giorno — il 15 ottobre — entrava in vigore, per decreto legge, l’obbligo di presentare nei luoghi di lavoro il ‘green pass’, una sorta di passaporto sanitario legato alla campagna vaccinale anti-Covid. La misura, in vigore da settimane negli spazi della cultura, nei ristoranti e nel trasporto pubblico, aveva già causato diversi malumori. E numerose, affollatissime, manifestazioni di piazza. In tutta Italia.
Ma questa volta, le cose erano diverse. Questa volta, a protestare era un importante settore logistico, cruciale nodo di smistamento per tonnellate di merci e materie prime. Questa volta, a minacciare di incrociare le braccia, erano i lavoratori
Non c’è dubbio. Donald Trump ha cambiato per sempre le regole del gioco della comunicazione politica, deformando il perimetro di quanto sia concepibile dire, o pensare, nel contesto di una campagna elettorale. I suoi emuli sono ovunque, nel mondo. Sfacciati, insolenti, gagliardi. Pericolosi. Uno di loro si chiama Éric Zemmour, e, da qualche settimana, fa tremare la classe politica francese.
Una laurea alla prestigiosa ‘Sciences Po’ di Parigi, Zemmour si fa conoscere, a partire dal ‘96, lavorando come giornalista politico per il quotidiano conservatore Le Figaro. Negli anni, partecipa come opinionista a diverse trasmissioni televisive e radiofoniche. Pubblica pure una serie di libri: saggi dai titoli malinconici e sciovinisti. La sua popolarità cresce progressivamente, ma il vero ‘salto di qualità’ avviene nel 2019. Quell’anno, Zemmour sbarca su CNews — un canale televisivo con simpatie d
Confesso che era da un po’ di tempo — da qualche settimana, almeno — che mi chiedevo che fine avesse fatto il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Assente da giornali e programmi televisivi, Di Maio sembrava svanito nel nulla. Mistero svelato: l’infaticabile Luigi era impegnato negli ultimi preparativi per il lancio del suo primo libro, un’autobiografia dal titolo romantico — Un amore chiamato politica —, edita da Piemme e uscita ufficialmente lo scorso 26 ottobre.
Un libro, quello di Di Maio, che, come tutte le autobiografie, fa leva sul fascino magnetico del ‘dietro le quinte’. Sulla brama di partecipazione del lettore, sul suo desiderio di osservare un mondo segreto, da un punto di vista privilegiato. E il Ministro, in questo, si dimostra più che generoso. Fin dalle prime pagine, ci inonda di retroscena, rivelazioni, intime riflessioni sulle sue dinamiche psicologiche e i suoi
Sono molte le opere d’arte che, in Italia, languiscono nei depositi dei musei, tra polvere e ragnatele. Da quando, però, nel novembre 2015, lo storico dell’arte tedesco Eike Schmidt è diventato direttore delle Gallerie degli Uffizi, almeno a Firenze, si respira un’aria nuova. Con una solida formazione in arte moderna e medievale, Schmidt vanta un percorso professionale eclettico — è stato curatore alla National Gallery of Art di Washington e al Getty Museum di Los Angeles — e una gran voglia di combattere l’immobilismo della burocrazia italiana.
È grazie a lui, infatti, se quest’anno possiamo festeggiare la nascita di ‘Uffizi Diffusi’, un progetto che punta i riflettori su opere d’arte normalmente non visibili, perché intrappolate nei depositi del prestigioso museo fiorentino. Un progetto che coinvolge attivamente diverse località della Toscana, fondendo l’arte con il territorio e aprend