A distanza di un anno dall’invasione russa dell’Ucraina, se chiudo gli occhi, io continuo a vedere le immagini dei primi giorni. Quelle dei profughi, degli sfollati. Le lunghe file di persone sulle strade, sui ponti. Nelle campagne, tra alberi secchi e fango. Persone costrette improvvisamente ad abbandonare le loro case, i loro progetti. Il lavoro, gli studi, i sogni. Vedo i figli al loro fianco. Seri, nel gelo. Protetti dalla dignità serena e semplice dei bambini. Vedo una signora anziana, in mezzo alla strada, dopo un bombardamento. È disperata, ma l’abisso del terrore è negli occhi del gatto che tiene stretto tra le braccia.
Nella notte fra il 23 e il 24 febbraio 2022 si è aperta una voragine nel cuore dell’Europa. È accaduto ciò che si temeva da mesi. Ciò che, pure, era sembrato, fino all’ultimo, inconcepibile.
Inconcepibile nonostante il fatto che, nei mesi precedenti, il Cremlino a
Ricordo il mio primo incontro con Neruda —Confesso che ho vissuto, il suo libro di memorie, che lessi negli anni dell’università—. Un lungo flusso di immagini, di ricordi inanellati. “Una galleria di fantasmi scossi dal fuoco” che il poeta mise insieme all’inizio degli anni Settanta, nella sua casa di Isla Negra, la sua preferita. Quella casa che aveva il profumo dell’oceano e che, con i suoi soffitti bassi, i corridoi stretti, i pavimenti fatti di assi di legno scricchiolante, assomigliava a una vecchia nave.
Pablo Neruda era un personaggio complesso. Brillante, generoso, appassionato. Teatrale e narcisista. Profondamente libero. Neruda, il film che Pablo Larraín gli dedicò nel 2016, pur essendo un’opera dal carattere onirico, quasi fantastico, lo descrive bene.
In quelle immagini, vediamo un Neruda quarantenne, all’epoca della presidenza di Gabriel González Videla. Senatore e militante d
Con un trionfo annunciato — e confermando il risultato dello scorso 25 settembre —, la destra ha vinto le elezioni che si sono svolte a metà febbraio in due regioni chiave: Lazio e Lombardia. In Lombardia, si è confermato il dominio della Lega, simboleggiato dalla rielezione al ruolo di presidente di regione del leghista Attilio Fontana —e questo, nonostante una serie di scandali che lo hanno visto protagonista all’epoca della gestione dell’emergenza Covid—. Nel Lazio, la regione nella quale si trova Roma, fino a poco fa governata da Nicola Zingaretti, ex segretario del Partito Democratico e figura storica del centrosinistra, è stato eletto il candidato scelto da Giorgia Meloni: Francesco Rocca, una figura da sempre vicina alla destra —a cominciare da una poco onorevole militanza, in epoca universitaria, nel Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del partito neofascista Moviment
Silvio Berlusconi esce dal seggio milanese che l’ha visto votare, la mattina di domenica 12 febbraio, per l’elezione del Presidente e del Consiglio regionale della Lombardia. Si ferma a chiacchierare con i giornalisti, un’espressione grave in volto. Un giornalista ricorda come Giorgia Meloni — nell’ambito del Consiglio europeo straordinario del 9 febbraio — sia stata esclusa da una cena che ha visto riuniti il presidente francese Macron, il cancelliere tedesco Scholz e il presidente ucraino Zelensky, e si sia dovuta poi accontentare di un colloquio informale con il leader ucraino.
Berlusconi scuote la testa, in evidente segno di disapprovazione, poi espone la sua personale lettura del conflitto ucraino. “Io, a parlare con Zelensky, se fossi stato presidente del Consiglio, non sarei mai andato. Stiamo assistendo alla devastazione del suo paese, e alla strage dei suoi soldati e dei suoi ci
Ho visto per la prima volta quel messaggio, rilanciato su Facebook da un’amica, lo scorso sabato. La cosa mi era sembrata così assurda che avevo pensato a uno scherzo. Una fake news. Qualcosa del genere. Eppure, l’invito era lì, postato su Twitter, nero su bianco: una manifestazione, a Milano, sabato 18 febbraio, alle 4 del pomeriggio, in piazza Duomo… per esprimere sostegno alla coppia Ferragnez —ovvero l’influencer Chiara Ferragni e suo marito, il rapper Fedez—.
Una manifestazione. O meglio, un flash-mob per chiedere a Chiara di “perdonare Fedez”. A lanciare l’idea, era stata una certa Alessia, il 14 febbraio. A chi la criticava, ricordando che ci sono temi più importanti per cui andare in piazza — temi come la guerra in Ucraina, o l’aumento del prezzo dell’energia —, la signora rispondeva, offesa: “per me, i sentimenti sono la cosa più importante”.
Per capire a che si riferisse Alessia