“In America Latina la proprietà statale – assoluta o parziale – delle imprese petrolifere è la norma”, scriveva la rivista di geopolitica Limes nell’aprile del 2012, poco prima dell’acquisizione, in Argentina, da parte del governo di Cristina Kirchner del 51% del pacchetto azionario di YPF, filiale della multinazionale energetica spagnola Repsol.
Il precedente forse più illustre di questa dinamica continentale ci porta in Messico, negli anni 30 del secolo scorso, all’epoca di Lázaro Cárdenas del Río. Cercando attivamente l’appoggio di contadini e operai, Cárdenas avviò un vasto programma socio-economico, promuovendo una riforma agraria ambiziosa, così come la nazionalizzazione delle ferrovie e dell’industria petrolifera.
Oggi, nello scenario (auspicabile) di una transizione energetica, al centro dell’attenzione di governi e imprese, al posto del petrolio, troviamo un altro elemento: il l
Josep Borrell ha fatto la sua scelta. In una lettera inviata lo scorso 21 aprile ai ventisette paesi membri del blocco, l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri ha proposto la nomina di Luigi Di Maio, ex ministro degli Esteri italiano ed ex capo politico del Movimento 5 Stelle, come rappresentante speciale UE per il Golfo Persico.
“In quanto ex ministro degli Esteri”, scrive Borrell nella sua lettera, “Luigi Di Maio presenta un profilo politico necessario a svolgere questo ruolo”. “I suoi ampi contatti con i paesi del Golfo, gli permetteranno di interagire con gli attori rilevanti al livello appropriato”, scrive ancora Borrell, dopo aver definito il nostro Di Maio come “il candidato più adatto” a ricoprire la prestigiosa carica.
Su Di Maio, insomma, Borrell non sembra avere dubbi. Anche se, a onor del vero, c’è da dire che un freno, almeno temporale, alla nuova avve
L’11 gennaio 2021, Chiara Ferragni, influencer da milioni di follower, pubblicava sul suo profilo Instagram un post che la mostrava, sorridente, davanti a una meravigliosa pizza margherita. Alle sue spalle, un paesaggio idilliaco. “Lago di Como: uno dei luoghi che più amo al mondo, a solo un'ora da Milano. Adoro trascorrere lì i fine settimana”, scriveva Chiara nella didascalia sotto alla foto, raccontando come quell’immagine facesse parte dei ricordi più piacevoli del suo 2020.
È difficile, oggi, non notare un parallelo, visivo e concettuale, osservando una delle immagini della campagna “Open to Meraviglia”, lanciata dal ministero del Turismo italiano, in collaborazione con l’agenzia pubblicitaria Armando Testa, per promuovere l’Italia all’estero e alimentare i viaggi nel nostro paese dopo la pausa Covid. Il volto della campagna — quello della ‘Venere del Botticelli’ — appare digitalmen
Il sondaggista Antonio Noto, intervistato da Repubblica lo scorso 27 aprile, non sembra avere dubbi. Secondo lui, l'intervista di Elly Schlein a Vogue Italia non rappresenta uno scivolone mediatico, ma “il frutto di una precisa strategia comunicativa”. Al giornalista che gli fa notare come Schlein sia stata inondata dalle critiche in seguito alla pubblicazione dell’intervista, Noto risponde, serafico: “le critiche sono sempre un buon segnale… vuol dire che susciti attenzione, che hai la capacità di far parlare di te”.
Il fatto è che le critiche verso la scelta mediatica di Elly Schlein sono state davvero tante.
“Ringrazio Elly Schlein perché fino a ieri ignoravo colpevolmente l’esistenza dell’armocromia, l’arte di abbinare i vestiti alla carnagione. (…) Il problema è che quella di Elly Schlein a Vogue non era un’intervista qualsiasi. Era la prima da segretaria del PD, per di più alla vigi
“Nasceva oggi, nel 1528, Paolo Caliari, detto il Veronese. Insieme a Tiziano e Tintoretto, parte del grande trio che dominò la pittura veneziana del Cinquecento. Un impero di bellezza”, scriveva, lo scorso 19 aprile, il Teatro La Fenice di Venezia sul suo profilo Twitter, ricordando l’opera più famosa del grande artista veneto: Nozze di Cana.
Molti conoscono la storia di questo immenso olio su tela, custodito oggi al museo del Louvre di Parigi. Il 6 giugno 1562, Veronese ricevette un incarico emozionante e impegnativo: decorare, con una tela di grandi dimensioni, una delle pareti del refettorio del monastero di San Giorgio Maggiore, progettato dall’architetto e scenografo padovano Andrea Palladio su un isolotto della laguna veneziana. Veronese ammirava Palladio, e lo conosceva bene. Aveva lavorato in collaborazione con lui non molto tempo prima, realizzando un ciclo di affreschi per la s