Quando annunciò la sua decisione di entrare in politica, quasi trent’anni fa, usò una metafora sportiva, calcistica. Disse che aveva deciso di “scendere in campo”. Anche il nome del partito che avrebbe fondato nel gennaio del 1994 si allacciava al linguaggio del mondo del calcio. “Forza Italia”, urlano i tifosi — nei salotti delle loro case o nei bar, davanti alla TV; nelle tribune degli stadi — mentre gli atleti della nazionale lottano per un trofeo. L’espressione “scendere in campo” evoca una costellazione di immagini ed emozioni forti. Rivalità e conflitto, da una parte. Impegno, gioco di squadra, gloria e applausi, dall’altra.
Silvio Berlusconi scendeva in campo dopo un’ondata di inchieste giudiziarie — lo ‘scandalo Tangentopoli’ — che avevano portato al crollo del sistema partitico italiano, e alla fine della Prima Repubblica. In campagna elettorale, Forza Italia, un partito liberist
Elon Musk è, ancora una volta, l’uomo più ricco del mondo. Lo diceva, all’inizio di questo mese, la classifica Bloomberg Billionaires Index. Così Musk, che festeggia 52 anni il prossimo 28 giugno ed è fondatore, tra le altre cose, di società come Tesla, SpaceX e Starlink, ha superato Bernard Arnault, gigante del mercato della moda, e del lusso in generale, che, lo scorso 1º aprile, con un patrimonio di 211 miliardi di dollari, era stato incoronato dalla rivista Forbes come la persona più ricca del pianeta.
Ma se si è parlato tanto, più del solito, di Elon Musk negli ultimi giorni, è per un’altra ragione. Una ragione che ci porta in Cina. Prima a Pechino, e poi a Shanghai.
È stata un'accoglienza in pompa magna, da capo di Stato, quella che la Cina ha riservato a Musk lo scorso 30 maggio, in grande contrasto con l’atmosfera tesa che aleggia, da tempo, tra Washington e Pechino. In contrasto p
Ieri, luogo malfamato, oscuro feudo della criminalità. Oggi meta di un’affollata movida. Non c’è pace, a Brescia, per l’antico quartiere del Carmine. Eppure, il Carmine è molto più di questo. Molto più del pericolo e del chiasso notturno. Il Carmine è un quartiere ricco di storia, eclettico e fiero. Orgogliosamente ribelle.
Famoso già in epoca medievale per il suo dinamismo commerciale e le sue botteghe artigiane, con la rivoluzione industriale, il Carmine assume un profilo operaio. E una forte coscienza politica.
Tra il 1919 e il 1920, nel contesto della grave crisi economica e sociale postbellica, Brescia, come molte altre città dell’Italia centro-settentrionale, diventa teatro di una serie di tumulti, collettivamente noti come “biennio rosso”. Lotte operaie e contadine che sfoceranno, in alcuni casi, nell’occupazione di fabbriche e terreni. Il cuore ribelle della città batte nel Carmin
Nato nel 1861 a Trieste — allora il porto più importante dell’Impero austro-ungarico —, Aron Hector Schmitz fu, per tutta la vita, un uomo a cavallo tra due mondi, due culture, due modi di essere. Una dualità che lui stesso volle cristallizzare nello pseudonimo che scelse per la sua attività letteraria: Italo Svevo. Da una parte, il calore del mondo mediterraneo latino. Dall’altra, il fertile pragmatismo dell’Europa centrale.
Il signor Schmitz era un uomo d’affari di successo. Estroverso e brillante. Dinamico. Dopo aver sposato, nel 1896, la cugina Livia Veneziani, aveva fatto carriera nella direzione dell’azienda dei suoceri, una fabbrica specializzata nella produzione di una vernice sottomarina dalla formula segreta che avrebbe contato tra i suoi clienti persino la Royal Navy britannica.
Italo Svevo era un artista malinconico, un appassionato di letteratura dalle ambizioni frustrate. Do
Da anni, la reggia di Capodimonte, con i suoi meravigliosi dipinti, è nella mia lista personale di musei da visitare. Non ce l’ho ancora fatta, lo confesso, ma conto di rimediare presto. Magari, con un viaggio a Parigi.
Proprio così. Dallo scorso 7 giugno, e fino all’8 gennaio 2024, gli abitanti di Parigi, e tutti coloro che passeranno almeno qualche ora nella Ville Lumière, avranno la fortuna di ammirare una selezione di capolavori — circa 60 opere — provenienti dalla collezione permanente del museo napoletano.
Se ne parlava da tempo, e ora il momento è finalmente arrivato. Per sei mesi, nel corso del restauro di una parte degli spazi espositivi del complesso museale di Capodimonte, alcuni preziosi capolavori saranno esposti al Louvre, in un inedito dialogo con le opere della collezione permanente.
L’obiettivo del progetto, come si legge nel sito ufficiale del museo francese, è “vedere gl