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Un quadro normativo ancorato nel passato

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Un quadro normativo ancorato nel passato
Stefano Bolognini / Shutterstock
Dopo un’estenuante serie di rinvii, conferme, e nuovi rinvii, il 28 gennaio 2016, il disegno di legge Cirinnà, un progetto legislativo sul riconoscimento delle unioni civili, veniva finalmente messo al voto nell’aula del Senato.

Il progetto di legge — che prendeva il nome della senatrice Monica Cirinnà, ideatrice e prima firmataria del testo — presentava due parti. La prima, la più interessante a livello sociale, riguardava le coppie omosessuali e contemplava, tra le altre cose, la stepchild adoption, cioè la possibilità per il “genitore sociale” di adottare il figlio, naturale o adottivo, del partner.

Proprio questo punto del testo, quello sull’adozione per le coppie omosessuali, si annunciava come uno scoglio. Il tema, infatti, infiammava l’opinione pubblica e alimentava, da mesi, un acceso dibattito politico.

Le formazioni politiche del centrodestra e la Chiesa cattolica avevano espres

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