Cellulari a teatro
25 December 2024
GIO_LE / Shutterstock
Lo scorso sabato sera sono stata a vedere
uno spettacolo teatrale ispirato al monologo di Molly Bloom,
il flusso di coscienza che conclude l’
Ulisse di James Joyce. Prima di iniziare a leggere le dense pagine che, senza l’appoggio della punteggiatura, danno vita a quel torrente di pensieri ribelli, l’attrice che dava voce, e corpo, al personaggio
ha chiesto agli spettatori di spegnere il cellulare.
Ha atteso qualche secondo,
poi ha mosso due passi verso il centro del palcoscenico, dove l’attendeva un leggio illuminato dal cono di luce di un solo riflettore.
Un momento ancora, poi la narrazione: una corsa di
ricordi e colorate associazioni mentali. Quanto tempo era passato prima che, in fondo alla sala, squillasse un cellulare? Tre, cinque minuti? Silenzio. Poi, nuovamente, uno squillo. “
Non ci posso credere”,
sussurrava la donna seduta alla mia destra,
scuotendo il capo esterrefatta.
Sì,