Irlanda vota “sì” alla legalizzazione dell’aborto
Il 25 maggio del 2018 gli irlandesi hanno votato contro un vero e proprio tabù, sociale e politico.
Mi riferisco al referendum tenutosi in Irlanda per l’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione, approvato nel 1983, che equiparava la vita del feto a quella della madre, rendendo impossibile l’aborto se non in caso di pericolo di morte per la donna.
Per gli irlandesi questo resterà un giorno memorabile, sia per l’alta affluenza alle urne, che ha superato il 64 per cento, sia per l’esito della votazione, che si è conclusa con la vittoria schiacciante del “sì”, di poco superiore al 66 per cento.
Secondo quanto riportato il giorno seguente dal Washington Post, la leadership politica irlandese ha garantito che presto sarà approvato dal Parlamento un provvedimento legislativo che permetterà l’aborto senza alcuna condizione entro le prime 12 settimane di gestazione.
Anche Amsterdam dice basta al turismo di massa
Adoro Amsterdam, città romantica, elegante e ricca di storia. Vi confesso però che durante la mia ultima visita sono stato colto da un senso di fastidio per l’eccessiva presenza di turisti.
Gruppi di persone ovunque: per le strade, dentro e fuori dai locali, all’ingresso dei musei e sulle barche in giro per i canali. In più c’erano anche i cosiddetti “beer bikes”, o “pedal pub”, le biciclette collettive attrezzate per portare fino a dodici persone, che scorrazzavano per la città bevendo birra e facendo baldoria.
Uno spettacolo indecoroso, a mio avviso, che imbruttisce e rovina il fascino di una città così affascinante come Amsterdam.
Era prevedibile che si arrivasse a questo punto, avendo la capitale olandese puntato molto sul turismo per uscire dalla crisi finanziaria del 2008. Amsterdam in poco tempo è diventata l’emblema del divertimento sfrenato, i cui bar, coffee shop e il centralis
Italia, la crisi politica sulla formazione del nuovo governo porta ad uno scontro istituzionale senza precedenti
A quasi due mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo, la Lega e il Movimento 5 Stelle (M5S), i due partiti usciti vincitori dalle urne, avevano trovato un accordo sul programma politico del futuro governo e avevano finalmente scelto il nome da proporre al capo dello Stato come nuovo presidente del Consiglio.
Giuseppe Conte, avvocato e docente universitario senza precedenti esperienze politiche e sconosciuto alla maggioranza degli italiani, è stato l’unico nome capace di mettere d’accordo Lega e M5S per la nascita di un Governo espressione della loro alleanza politica.
Conte, convocato mercoledì 23 maggio al Quirinale per un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, aveva ricevuto dal capo dello Stato l’importante e delicato incarico di formare un nuovo governo.
La prospettiva di un esecutivo M5S-Lega, però, ha sollevato molte reazioni sul fronte mediatico internazio
Dalla Val D’Aosta a Sesto San Giovanni, la sinistra italiana a rischio estinzione
Domenica 20 maggio si sono svolte le elezioni regionali in Val d’Aosta, dove la Lega è stata il secondo partito più votato dopo il movimento di ispirazione autonomista Union Valdotaine. Il Partito Democratico, fino ad oggi in maggioranza nella Regione, è rimasto fuori dall’assemblea regionale, non avendo ottenuto un numero di voti sufficiente.
Lo stupore per il successo ottenuto dalla Lega, che mai prima d’ora aveva ottenuto 7 seggi al Consiglio Regionale, ma soprattutto per il tonfo del PD, mi ricorda per certi versi quello verificatosi alle elezioni comunali di Sesto San Giovanni del 2017, di cui mi accingo a parlarvi.
Sesto San Giovanni è un Comune di circa 80 mila abitanti che sorge alle porte di Milano. Come le città di Manchester e Detroit, Sesto San Giovanni è stata per molti anni sede di una grande ed estesa concentrazione di stabilimenti industriali.
La forte presenza di operai, i
La Regione Emilia-Romagna sperimenta lo smart working
Secondo quanto ha raccontato il quotidiano Repubblica lunedì 21 maggio, per migliorare il servizio e la relazione con gli abitanti del territorio, la regione Emilia-Romagna ha deciso di sperimentare, tra i suoi dipendenti, il cosiddetto smart working.
Noto in Italia con il termine “lavoro agile”, lo smart working è un modello organizzativo che offre la possibilità al personale dipendente di lavorare in luoghi che non siano necessariamente legati alla sede aziendale e con orari di lavoro diversi da quelli d’ufficio.
A partire dal 4 giugno, per la durata di sei mesi, cento dipendenti dell’amministrazione regionale emiliana saranno chiamati a partecipare, su base volontaria, a questo progetto che è stato finanziato con un fondo europeo di 700.000 euro e che vede la collaborazione di Microsoft.
L’azienda di software più famosa al mondo metterà a disposizione dei dipendenti emiliani una piattaf