Elezioni in Colombia, l’ombra dell’ex presidente Uribe sul vincitore
Dieci anni a Washington come rappresentante della Colombia presso il Banco Interamericano de Desarrollo e quattro a Bogotá, come senatore. Poi, lo scorso 17 giugno, il grande balzo: la vittoria, con il 54% dei voti, al ballottaggio per la presidenza della Repubblica. Il prossimo 7 agosto, a 42 appena compiuti, Iván Duque, candidato del partito conservatore Centro Democrático, diventerà il presidente più giovane della storia della Colombia contemporanea.
Un volto fresco, quasi infantile —le malelingue lo accusano di essersi tinto i capelli di grigio per sembrare più maturo e autorevole—, durante la campagna elettorale Iván Duque ha promesso al paese un profondo rinnovamento politico. Parole che suonano un po’ come un paradosso, se pensiamo che Duque entra nell’elegante Palacio de Nariño grazie all’appoggio di una vecchia conoscenza della politica colombiana: l’ex presidente Álvaro Uribe.
Argentina, un passo decisivo verso la legalizzazione dell’aborto
Buenos Aires, 14 giugno. Vista dall’alto, la Plaza Congreso è un mare verde. La folla, donne e ragazze soprattutto, ma anche tanti uomini, attende, tesa e paziente, sotto il sole tiepido di fine autunno. Al collo, fazzoletti di cotone verde con un messaggio stampato in lettere bianche: Aborto legal, seguro y gratuito. La decisione arriva, trasmessa in tempo reale, attorno alle 10 del mattino, dopo un dibattito parlamentare durato 23 ore. Un boato di gioia, sollievo e speranza. Abbracci e lacrime.
Con 129 voti a favore, 125 contrari e un’astensione, la Camera dei Deputati ha approvato un disegno di legge volto a legalizzare l’interruzione volontaria di gravidanza, attualmente ammessa solo in caso di stupro o nel caso di grave pericolo per la salute della madre. Nel quadro della nuova proposta legislativa, le donne argentine avranno la possibilità di abortire —in base a una decisione liber
Salvini al timone dell’Italia
A poco più di tre mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo, e a nemmeno due settimane dall’insediamento del “governo del cambiamento” in alleanza con il Movimento 5 Stelle (M5S), il tono combattivo di Matteo Salvini, il suo stile bellicoso da eterna campagna elettorale, ha dato nuovi frutti.
Domenica 10 giugno è stata una giornata intensa per il ministro dell’Interno. Una giornata di protagonismo assoluto. Elezioni amministrative in oltre 760 città d’Italia, sette milioni di cittadini chiamati ad eleggere un nuovo sindaco. Una consultazione elettorale che ha confermato la crescente egemonia della Lega, non solo nel contesto del centrodestra, ma anche in rapporto al M5S, che ha perso consensi ovunque. Quasi a coronare simbolicamente il nuovo trionfo elettorale, quello stesso giorno, Salvini ha avuto modo di concretizzare una delle sue promesse elettorali: la linea dura contro l’immigrazi
Crisi migratoria, il caso dell’Aquarius mette a nudo le divisioni europee
Un’odissea iniziata nella notte del 9 giugno davanti alle tormentate coste della Libia e conclusasi in Spagna, a Valencia, nel pomeriggio di domenica 17 giugno. Otto giorni in mare e una crisi diplomatica a livello europeo. Protagonista della drammatica vicenda, una nave dell’organizzazione non governativa SOS Méditerranée. Una nave che porta il nome di una costellazione, Aquarius. A bordo, 629 migranti
soccorsi nel Mediterraneo. Tra loro, 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte.
Domenica 10 giugno, la nave aveva chiesto alle autorità italiane il permesso di attraccare in un porto della Sicilia, ricevendo un diniego per espresso volere del ministro degli Interni, Matteo Salvini. Dopo ore di incertezza, la situazione si era sbloccata nel pomeriggio di lunedì, con un comunicato del governo spagnolo. Il presidente Pedro Sánchez offriva accoglienza —per motivi umanitari— ai
Violenza nelle scuole, le vittime sono i professori
Due grandi lividi viola attorno agli occhi e lo sguardo attonito di chi fatica ancora a dare un senso a quanto accaduto nelle ultime ore. A quella ‘realtà’ che assomiglia a un incubo. La fotografia è stata pubblicata sul Corriere della Sera lunedì 11 giugno. Il volto è quello di Francesca Redaelli, 60 anni, insegnante di ruolo dall’87 e dal 2003 docente di inglese presso una scuola media di Selvazzano, un comune della provincia di Padova.
Ormai succede sempre più spesso. Sempre più spesso gli insegnanti delle scuole italiane vengono picchiati dai genitori dei loro alunni. Sì, avete capito bene. Picchiati, letteralmente. Spinte, schiaffi, pugni.
L’ultimo episodio risale alla mattina di venerdì 8 giugno. Il giorno dell’aggressione della professoressa Redaelli, assalita nell’atrio della scuola dove insegna dalla madre, violenta e iperprotettiva, di uno studente.
Ma che cosa aveva fatto la si