Sono scesi in strada prima dell’alba, lo scorso giovedì, formando lunghe file silenziose sotto una pioggia scrosciante. In mente, un solo pensiero: acquistare una copia — l’ultima copia — dell’Apple Daily. Alcuni, sfidando il maltempo, qualche ora prima, si erano spinti sino al cancello principale dell’edificio che ospitava la sede del giornale, al numero 8 di Chun Ying Street. Volevano lasciare un messaggio, un fiore. Salutare i giornalisti, ringraziarli per il loro impegno quotidiano, il loro amore per la libertà. Loro, i giornalisti e gli altri membri dello staff, osservavano la folla dalle finestre, con le lacrime agli occhi. E un vuoto nel cuore. Ventisei anni sono tanti.
Fondato nel 1995 dall’imprenditore e attivista Jimmy Lai, Apple Daily, con oltre 80.000 copie al giorno, era uno dei giornali in lingua cinese più venduti di Hong Kong. Pagine dedicate al gossip sul mondo dello spe
Matteo è uno studente liceale di diciassette anni, è figlio unico, e vive a Firenze. La sua è una famiglia benestante. Unita, serena. Ora, con l’avanzare della campagna vaccinale e il progressivo allentarsi delle restrizioni anti-Covid, Matteo vorrebbe rivedere i suoi amici, ricominciare a fare sport, andare a ballare. E magari, rivedere la ragazza con cui era uscito qualche volta prima che scoppiasse la pandemia. Insomma, vorrebbe ricominciare a vivere. Liberamente.
Ma c’è un ostacolo, per Matteo: i suoi genitori appartengono alla (verbalmente bellicosa) categoria che in Italia risponde al nome di ‘no-vax’. Secondo loro, la vaccinazione è una pratica sbagliata e pericolosa. Una pratica da osteggiare. Per questo motivo, non si sono vaccinati contro il Covid. E per lo stesso motivo, ora, hanno deciso di impedire a Matteo di farlo. E dato che il ragazzo è ancora minorenne, la legge dà loro
Mentre l’Ungheria di Viktor Orbán approva una legge volta a impedire che si parli di temi LGBT+ nelle scuole… mentre il Vaticano si intromette — in modo clamoroso — nelle dinamiche del Parlamento italiano chiedendo la modifica di una proposta legislativa volta a bloccare discriminazioni e violenze aventi per oggetto l’orientamento sessuale… ebbene, mentre accade tutto questo… un’impresa digitale fa un saggio passo avanti verso la civiltà, e dimostra di saper captare la sensibilità del nostro tempo. Quella delle nuove generazioni, soprattutto.
All’interno di un condominio, un ragazzo suona il campanello di un appartamento. Attende, titubante, davanti a una porta di legno massiccio. Lo accoglie un uomo di mezz’età, lo sguardo torvo. Il ragazzo cerca di presentarsi: tende la mano all’uomo, dice di chiamarsi Federico. “Allora, ascolta”, gli dice l’altro, ignorando il suo gesto, “vai piano, ni
Lombarda, una lunga chioma dai riflessi ramati e due immensi occhi nocciola. Camilla Boniardi è ancora giovane — ha compiuto 31 anni lo scorso 21 giugno —, eppure può già vantare un percorso professionale eclettico. Dopo il liceo classico e una laurea in Giurisprudenza, si è fermata un attimo a pensare, con calma, al suo futuro. Una pausa di riflessione davvero fruttuosa, che l’ha portata a scegliere l’affascinante cammino della comunicazione. O meglio, della “creazione di contenuti di intrattenimento”, come dice lei.
Oggi, Camilla — col nome d’arte di Camihawke — conta su Instagram un milione e duecentomila follower ed è una delle influencer più amate del nostro paese. Ma Camilla non si ferma certo alla sfera social. Si muove con disinvoltura anche nel mondo della radio e della TV, dove, nel 2019, ha condotto, insieme al noto chef Carlo Cracco, il programma Nella mia cucina. Quest’anno,