Un segnale, implicito ma assertivo, rivolto alla Cina, e uno schiaffo simbolico all’Unione europea. È così che possiamo riassumere Aukus, il nuovo patto geostrategico che, dallo scorso 15 settembre, lega ufficialmente Stati Uniti, Australia e Regno Unito.
A dare la notizia, con una conferenza stampa online, i tre protagonisti della nuova alleanza: il presidente statunitense Joe Biden, il primo ministro australiano Scott Morrison e quello britannico, Boris Johnson.
Sembra che l’Unione europea sia rimasta gelata dalla sorpresa, la notte dello scorso mercoledì, sentendosi esclusa e tradita. Un esempio: il presidente francese, Emmanuel Macron, avrebbe appreso la notizia solo un’ora prima che questa diventasse pubblica.
Il nuovo accordo, descritto come “storico” dal presidente Biden, prevede una collaborazione in diversi settori strategici — dalla tecnologia navale bellica, alla cybersicurezza,
Lo scorso 19 agosto, il primo ministro dell’Albania, il socialista Edi Rama, pubblicava sul suo profilo Twitter una coppia di fotografie. La prima immagine mostrava centinaia di afgani stipati su un aereo militare americano in attesa di lasciare l’aeroporto di Kabul in seguito alla presa della città da parte dei talebani. La seconda era una vecchia foto del 1991, e ritraeva migliaia di albanesi ammassati su una nave mercantile diretta verso l’Italia. Un messaggio accompagnava quelle immagini: “L’Albania non può permettersi di avere la memoria corta. Lo dobbiamo ai nostri figli”. Citando una sua intervista alla BBC, Rama annunciava inoltre che il suo paese sarebbe stato una porta aperta — la prima in Europa — per il popolo afgano. Circa un mese dopo, il 16 settembre, Rama ribadiva il concetto nel corso di un’intervista a Le Monde. “Per noi, accogliere i profughi afgani è una scelta natura
In vista delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre, in molte città d’Italia si respira un acceso clima da campagna elettorale. Non mancano le polemiche, naturalmente. Polemiche che, come da copione, trovano un terreno più che fertile nelle reti sociali.
Ecco allora che, lo scorso 4 settembre, scoppia un piccolo scandalo: il ventunenne Roman Pastore — studente di Scienze Politiche alla Sapienza e candidato, nella Capitale, per la lista civica dell’aspirante sindaco Carlo Calenda — finisce sotto accusa per avere pubblicato un selfie nel quale sfoggia, al polso sinistro, un lussuoso orologio svizzero. Non un Rolex, come era stato scritto sui social, ma un Audemars Piguet, come specificherà poi il ragazzo, per amor di precisione.
Il cattivo gusto insito nell’esibizionismo del giovane Pastore — che, a quanto pare, non ostenta solo orologi svizzeri, ma anche vacanze a Capri e in Costa Sm
Il documentario, pubblicato sul sito di Repubblica lo scorso 9 settembre, ci porta nella Val Venegia, nel Parco Naturale Paneveggio - Pale di San Martino. Il sole del primo mattino bagna di luce dorata i prati e i boschi di pini di questa vallata di origine glaciale, circondata dalle Dolomiti del Trentino orientale. Due cavalli pascolano placidi accanto a un ruscello. Più a monte, c’è la Malga Venegiota di Tonadico, una bella costruzione in pietra dal tetto spiovente. Davanti alla malga, una ventina di mucche al pascolo, divise — sembrerebbe — in due tribù: quella delle mucche pezzate, e quella delle mucche dal manto color nocciola.
“La mia famiglia vive qui da quattro generazioni”, racconta Elena Turra, manager della malga, un’azienda agricola che, oltre a produrre latte, offre un servizio di agriturismo. “La vita di malga è bella”, dice Elena, “ma ci vuole tanta passione”. Quasi una voc
Nel novembre del 2020, il New York Times l’ha inserito in una lista più che esclusiva: quella dei 25 migliori attori, a livello globale, del 21° secolo. Una scelta che mi trova completamente d’accordo. Toni Servillo è così bravo che i film nei quali recita si possono vedere e rivedere all’infinito, scoprendo, ogni volta, nuove sfumature. Uno sguardo, un gesto, un accento emotivo, una pausa ricca di significati preziosi.
Servillo ricorda con simpatia, con una nostalgia affettuosa e colma di riconoscenza, tutti i suoi personaggi. Al cinema, sotto la guida di Paolo Sorrentino, è stato sia Giulio Andreotti che Silvio Berlusconi, eterne figure dominanti della politica italiana del ‘900. Due figure agli antipodi dal punto di vista caratteriale: laconico e misurato, il primo; ciarliero ed esuberante, il secondo. Sempre in collaborazione con Sorrentino, Servillo ha dato vita anche a quello che,