Ormai lo sappiamo tutti. Lunedì 25 aprile, il consiglio di amministrazione di Twitter ha annunciato, con una nota per la stampa, di aver accettato un’offerta di acquisto avanzata da Elon Musk. Dopo un’altalenante trattativa durata qualche settimana, l’uomo più ricco del mondo ha finalmente acquistato la prestigiosa azienda, mettendo sul tavolo 44 miliardi di dollari.
“Alcuni miliardari comprano uno yacht e si rilassano sul mare; altri comprano una squadra sportiva, investendo grosse somme nei loro atleti preferiti; Musk, invece, compra Twitter”, scherzava lo scorso venerdì il giornalista del Guardian Alex Hern, nel corso di una puntata del podcast Today in Focus. Il commento è interessante perché sfiora, con ironia, la domanda che ci facciamo tutti da qualche giorno: perché Elon Musk ha voluto comprare il famoso sito di microblogging?
Superficialmente, rispetto a colossi come Facebook o In
Immagini di un mondo lontano, infinitamente lontano. Un mondo che non esiste più. Il 30 agosto 2003, una bella giornata di sole estivo, il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi e Vladimir Putin — allora come oggi, presidente della Federazione russa — si facevano fotografare al largo dell’isola sarda de La Maddalena, non lontano dalla base americana di Santo Stefano. I due, entrambi abbronzati ed entrambi in completo blu e cravatta abbinata, si trovavano sul ponte dell’incrociatore Moskva, nave ammiraglia della flotta russa sul mar Nero.
Sì, l’incrociatore Moskva, la stessa nave che, colpita lo scorso 14 aprile da due missili ucraini ‘Neptune’ mentre si trovava a circa 120 chilometri a sud di Odessa, giace ora in fondo al mare. Una perdita estremamente grave, anche a livello simbolico. Come ricordava infatti in una conversazione con l’Economist Alessio Patalano, esperto in s
Nel vedere il bando emesso dalla Regione Liguria per l’accoglienza di profughi ucraini nelle strutture alberghiere della zona, Elena e Fabio, proprietari di un piccolo hotel nel cuore di Genova — un bell’edificio color pesca a pochi passi dal Politeama Genovese e dal Palazzo Ducale — non hanno avuto dubbi. Avrebbero risposto all’appello. Quanto prima.
Oggi Elena e Fabio — lei russa di San Pietroburgo, lui genovese — ospitano nella loro struttura dodici persone scappate dall’Ucraina in fiamme. I profughi, un gruppo di sordomuti per cui la necessità di comunicare col linguaggio dei segni è stata un’ulteriore difficoltà nell’attraversare le frontiere d’Europa, sono giunti a Genova dopo un viaggio travagliato, durato più di 48 ore.
Elena si commuove mentre parla con dei giornalisti del canale televisivo LA7. Essendo lei stessa straniera, dice, capisce bene lo stato d’animo delle persone che or
La svolta è una piccola rivoluzione. A livello giuridico e, soprattutto, sociale. Perché sono anche scelte come queste che plasmano la nostra percezione della realtà, e il nostro agire nel mondo.
D’ora in poi, sarà illegittimo attribuire soltanto il cognome del padre ai figli. Tanto a quelli nati nel matrimonio che a quelli nati fuori dal matrimonio e ai figli adottivi. Lo ha deciso, mercoledì 27 aprile, il massimo organo giuridico del nostro paese — la Corte Costituzionale —, con una sentenza che descrive come “discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre”.
D’ora in poi, secondo quanto deliberato dalla Corte, i figli assumeranno il cognome di entrambi i genitori, nell’ordine dagli stessi concordato, salvo nel caso in cui la coppia, di comune accordo, preferisca attribuire ai figli un solo cognome. In assenza di accordo t
A prima vista, Hermann Nitsch avrebbe ingannato chiunque. Chiunque non lo conoscesse già. Chi, infatti, avrebbe potuto immaginare che, dietro quell’aspetto da pacato filosofo ottocentesco, si celasse una mente dall’incredibile potenza innovativa? Una mente inquieta e geniale, capace di fondere, in un nuovo spazio di sperimentazione, il teatro fisico e la pittura astratta, le tragedie della Grecia antica e le cerimonie liturgiche della cristianità.
Hermann Nitsch, icona dell’Azionismo viennese, ci ha lasciati lo scorso 18 aprile, un giorno prima che a Venezia, parallelamente alla 59ª Biennale d’Arte, aprisse i battenti una grande mostra a lui dedicata.
L’esposizione, organizzata da Zuecca Project in collaborazione con la galleria Kandlhofer di Vienna, sarà visitabile fino al 20 luglio presso gli spazi di Oficine 800, sull’isola della Giudecca. L’occasione è significativa: per la prima volta