Giacca e cravatta nere, camicia bianca, come vuole il galateo. Un mazzo di fiori rossi tra le mani. Vladimir Putin, giovedì 1 settembre, rende omaggio alla salma di Mikhail Gorbaciov, in una camera ardente allestita alla Clinica ospedaliera centrale di Mosca, dove l’ultimo leader dell’Unione sovietica è morto, all’età di 91 anni, la sera del 30 agosto. Putin si sofferma a contemplare la salma, indifesa nella bara aperta. Poi, dopo uno sguardo a un sorridente ritratto ufficiale del defunto, accenna un inchino, falsamente rispettoso, tocca il bordo della bara, si fa il segno della croce, e se ne va.
L’omaggio del presidente russo al leader che in Occidente è conosciuto come l’uomo che volle riformare il vecchio elefante sovietico si è limitato a questi brevi momenti. Putin, infatti, fin da subito, ha fatto sapere che non avrebbe partecipato al funerale, in programma per sabato 3 settembre
Era il dicembre 2018, e i giornali di tutto il mondo davano la notizia, sconcertante: Cristina Fernández de Kirchner — figura di spicco del peronismo contemporaneo, ex senatrice, ex first lady ed ex presidente dell’Argentina — sarebbe stata processata per corruzione. Secondo le accuse, Fernández de Kirchner, dal 2005 al 2015, era a capo di un sistema che avrebbe ricevuto milioni di dollari in cambio di ambiti contratti pubblici. L’inchiesta, di ampia portata, riguardava varie altre persone: alti funzionari governativi e imprenditori.
Cristina — come la chiamano, affettuosamente, i suoi sostenitori — ha sempre negato ogni accusa, definendo l’inchiesta giudiziaria che la vede protagonista come un attacco politico e personale. Una persecuzione.
Lo scorso 22 agosto, la svolta. Il pm Diego Luciani chiedeva per Fernández de Kirchner, che attualmente è vicepresidente della Repubblica, dodici ann
Fissano il fotografo con la sintonia di due sposi novelli. Sulle labbra, un sorriso rilassato, radioso. Lui le cinge le spalle, protettivo. Lei, complice, inclina la testa, l’appoggia sul petto di lui, gli occhi ben aperti, felici e impavidi a sfidare il feroce sole d’agosto. Alle loro spalle, un mare blu scintillante e bianche nuvole leggere. Un po’ più in là, la città di Messina.
L’immagine è stata pubblicata sui siti web dei giornali, rilanciata all’infinito da programmi TV e reti sociali. È lunedì 29 agosto, e la coppia di cui vi parlo — Matteo Salvini e Giorgia Meloni — è tutt’altro che in luna di miele. Tutt’altro che in sintonia. Il segretario della Lega e la leader di Fratelli d’Italia, figure di punta del centrodestra — ufficialmente alleati, rivali de facto —, sono volati in Sicilia per fare campagna elettorale.
Il fatto che i due, sull’isola, seguissero un programma di incontr
Il tono è quello, gioviale e scherzoso, di un nonno che si infila — previo autoinvito — alla festa di compleanno del nipote. L’abbigliamento, per fortuna, è quello di sempre: completo blu, camicia azzurro pallido, cravatta, l’immancabile spilletta di Forza Italia sul risvolto della giacca. Un classico. “Ciao ragazzi, eccomi qua. Vi do il benvenuto sul mio canale ufficiale di Tik Tok! Su questa piattaforma, voi ragazzi, siete presenti in oltre 5 milioni e il 60% di voi ha meno di 30 anni. Soffro di un po’ di invidia… ma mi faccio comunque tanti complimenti”, esordisce, frizzante, il Cavaliere.
Berlusconi poi promette che in questo nuovo spazio parlerà dei temi “che più stanno a cuore a Forza Italia”. Temi che riguardano, da vicino, il futuro delle nuove generazioni. Ai giovani, Silvio Berlusconi promette di rendere l’Italia un paese che possa dare loro prospettive concrete, la possibilità
Dopo la ribellione giocosa e irriverente del Dada — reazione agli stilemi del passato e al prolungato orrore della prima guerra mondiale —, nel secondo dopoguerra scoppia in Europa una nuova rivoluzione: quella dell’arte informale. Negli anni 50 e 60 del secolo scorso, vibra forte il desiderio di rinascere. Di spingere l’arte visiva verso nuovi orizzonti di sperimentazione, nuove ricerche espressive. Il trauma bellico, prima, e poi l’intenso sviluppo tecnico ed economico che condurrà alla società dei consumi, accendono, in molti artisti, un malessere bruciante, un’insofferenza verso le aspettative sociali dell’epoca e le convenzioni estetiche della tradizione.
Fino al 23 ottobre, la galleria d’arte moderna Ca’ Pesaro di Venezia dedica una mostra a una delle figure più note dell’informalismo italiano: il pittore Afro Basaldella, nato a Udine nel 1912. 45 dipinti, realizzati in olio o tec