The queue. La fila. Un fenomeno che ha stupito il mondo intero. Ore e ore di paziente attesa, giorno e notte, sfidando la stanchezza e l’umido settembre londinese. Tutto questo, per qualche fuggevole secondo accanto al feretro di Elisabetta II. “Ma che cosa spinge tutte queste persone a fare un sacrificio del genere?”, mi sono chiesta più volte, nei giorni scorsi, mentre osservavo perplessa, online e alla TV, il lento serpente umano che popolava le rive del Tamigi. Centinaia di migliaia di persone, venute da ogni angolo del regno. Desiderose, tutte, di dare l’ultimo saluto alla sovrana che, col suo sorriso e la sua equilibrata presenza, accompagnava il paese dal lontano 1952. Una regina che, si diceva, aveva saputo trasformare i resti di un impero coloniale in rovina in un progetto diverso, una comunità di culture.
Lunedì 19 settembre, Chrissy Heerey, intervistata dalla BBC, è stata, uff
Il primo episodio risale all’inizio del mese scorso. Il 2 agosto, Chiara Ferragni, l’influencer più famosa d’Italia, e il marito Fedez, reduce dal successo del suo nuovo singolo — il twist La Dolce Vita — pubblicavano sui loro canali social le immagini di un viaggio da Milano a Ibiza. A bordo di un aereo privato, ovviamente. Insieme alla coppia, i figli Leone e Vittoria. Come sempre, fotografati e filmati in mille pose e mille momenti. A fare la gioia dei fan, soprattutto, le immagini della piccola Vittoria alle prese con una fetta di pizza margherita.
Ma non solo gioia ha suscitato il lussuoso viaggio dei ‘Ferragnez’ verso la più famosa delle Baleari. Di fatto, lo sfoggio di un velivolo privato in un agosto che ha visto i comuni mortali combattere contro il mostro dell’overbooking e lunghi scioperi del personale aeroportuale ha scatenato accesi malumori.
Impermeabili alle critiche, Chiara
La cantante melodica Laura Pausini è famosissima. Dal 1993, l’anno in cui vinse il Festival di Sanremo con La solitudine, ha conquistato, progressivamente, il mercato discografico globale, dall’Europa all’America Latina. Ha inciso brani in spagnolo, inglese, francese, portoghese, e persino in catalano, e ha collaborato con un’infinità di artisti. Famosissima e — possiamo immaginare — gran conoscitrice delle leggi e dei delicati meccanismi che reggono il mondo dello spettacolo. Eppure, la settimana scorsa, ospite del programma televisivo spagnolo El Hormiguero, ha commesso un errore.
Allegra e festosa l’atmosfera nello studio, coloratissimo come sempre. Ci sono il presentatore Pablo Motos e le due formiche-pupazzo che lo affiancano nella conduzione del programma. Seduti accanto a Laura Pausini, altri tre ospiti. Tre artisti. Tra loro, il cantante e ballerino portoricano Luis Fonsi. Sì, qu
Com’è difficile, a volte, riconoscere che è arrivato il momento di voltare pagina. Di abbandonare un sentiero conosciuto, per esplorare un cammino nuovo. Ci vuole coraggio, perché il timore dell’ignoto è forte. E la nostalgia, sempre in agguato. Lo sa bene Federica Pellegrini, nuotatrice talentuosa e potente — undici record del mondo, un oro olimpico, sei ori ai Mondiali —, che, lo scorso novembre, ha deciso di lasciare l’agonismo.
Il successo, a livello nazionale, era arrivato nel 2002. Due anni dopo, nel 2004, la prima Olimpiade, ad Atene. Federica, all’epoca sedicenne, conquistava la medaglia d’argento nei 200 metri stile libero, divenendo, quell’anno, la più giovane atleta italiana a salire su un podio olimpico individuale. Nel 2008, alle Olimpiadi di Pechino, la medaglia d’oro, sempre nei 200 metri stile libero. Un trionfo personale e un traguardo assoluto per la storia del nuoto ita
L’ombra di una probabile sconfitta elettorale si allarga su Jair Bolsonaro, che, seguendo l’esempio illustre di Donald Trump, reagisce affilando le armi della falsità e della manipolazione psicologica.
Il presidente brasiliano si è detto pronto ad accettare il verdetto delle urne. Ma tale verdetto, ha precisato, dovrà offrire un risultato “pulito e trasparente”. L’allusione a possibili brogli elettorali è tanto evidente quanto immotivata. Come ricordava infatti il settimanale The Economist lo scorso 8 settembre, il sistema di voto elettronico brasiliano è affidabile e ben oliato.
Bolsonaro, naturalmente, finge di non saperlo. Da tempo, con un paziente lavoro retorico, tesse la tela del dubbio sull’attendibilità dei sondaggi sulle intenzioni di voto. Sulla purezza, e la legittimità, del processo elettorale del suo paese. Davanti ai suoi sostenitori, si dipinge, senza alcuna prova credibil