Era il 23 dicembre del 2001 quando, in Argentina, il neopresidente Adolfo Rodríguez Saá decideva di sospendere i pagamenti del debito estero. L'annuncio diventò la conferma di una minaccia che da tempo incombeva. Il settimo default economico nella storia dell'Argentina arrivò in un Paese attraversato da rivolte e disordini, dove la disperazione, la rabbia sociale e il caos si erano riversati nelle strade. Il neopresidente fu costretto a dimettersi l'ultimo giorno dell'anno, e la crisi del dicembre 2001 passò alla storia col nome di Argentinazo.
Più di 20 anni dopo, le strade sono tornate a riempirsi. Stavolta contro il presidente Javier Milei e il suo pacchetto di provvedimenti all'insegna del liberismo più radicale.
“Non ci sono soldi”, aveva detto Milei nel suo discorso di insediamento, pronunciato nemmeno un mese fa, lo scorso 10 dicembre. Un annuncio accompagnato dalla prospettiva di
I film di fantascienza ci avevano avvertito in tempi non sospetti: il futuro avrebbe messo a repentaglio la sicurezza dei nostri dati, dei nostri volti e della nostra identità.
Pensiamo alla scena di Blade Runner in cui Harrison Ford ricostruisce il volto di una ricercata partendo da una manciata di pixel in una foto, o alla distopica sorveglianza di massa al centro della tetralogia Matrix. O, per citare un esempio forse ancor più famoso, ai protagonisti, dotati di abilità extrasensoriali, del film Minority Report, capaci di arrestare i sospetti prima che commettano crimini.
Tutti questi film sono quanto mai attuali, quando affrontiamo nel presente temi come il riconoscimento facciale e gli algoritmi predittivi. Quando, in altre parole, i benefici promessi dalla tecnologia si scontrano con la libertà personale, delineando nuovi conflitti sociali.
È il caso del Regno Unito, dove una legge c
“Nos” è una parola latina che corrisponde al pronome “noi”. Nella pluralità che indica, è forse una delle parole più semplici e chiare del linguaggio politico. Traccia infatti un senso di appartenenza, e vuole marcare una comunità attorno a un messaggio, dei valori, un obiettivo.
Si chiama, per l'appunto, “Nos” il movimento creato dall'imprenditore Alessandro Tommasi. Non un semplice partito, ma un “media-partito”. Fuori dalle formule del marketing e della propaganda, Nos si pone come una realtà che vuole agire al di fuori della politica tradizionale, lavorando il più possibile attraverso strutture orizzontali e la volontà di partecipare.
Come dichiarato da Tommasi in un'intervista rilasciata al sito Linkiesta, l'obiettivo è creare uno spazio liberal-democratico, per provare ad affrontare i grandi cambiamenti che l'Italia non sembra in grado di affrontare da tempo. Ovvero: cambiamento dem
Nell'affrontare l'emergenza pandemica, tra i tanti problemi, l'Italia ha dovuto misurarsi con due aspetti. Il primo è stato l'età media della popolazione. L'Italia è infatti uno dei Paesi più vecchi d'Europa sul piano demografico, e gli anziani, come sappiamo, sono una fascia particolarmente vulnerabile al Covid.
Il secondo aspetto è l’ampio spazio che le posizioni di chi si diceva contrario alla vaccinazione anti-Covid hanno avuto nei media e in politica. Dai talk show ai comizi di partiti come Lega e Fratelli d'Italia, i no-vax hanno avuto un’eco non corrispondente al loro reale peso numerico. Tanto che nel dicembre 2021 persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella se ne lamentò, durante un discorso ufficiale.
Con il nuovo governo, le campagne per le vaccinazioni non hanno ricevuto il necessario sostegno. Già nel novembre del 2022, a poche settimane dall'insediamento della