Amazzonia in fiamme: dalle strade alle reti sociali, il mondo esprime sdegno e preoccupazione
Lo ammetto. Non sono una fan delle reti sociali. Non lo sono mai stata. A mio avviso, pur non essendone la causa, contribuiscono ad alimentare il clima di instabilità politica che attualmente affligge quasi ogni angolo del pianeta. Manipolazioni e semplificazioni eccessive nella presentazione di notizie e informazioni… narcisismo estremo e dinamiche emulative… sono solo gli elementi più visibili di un complesso panorama di aberrazioni.
Detto questo, confesso che, a volte, mi ricredo. In questi ultimi giorni, vedendo l’intensa e sincera ondata di commozione che ha percorso i social network di tutto il mondo davanti alle immagini dell’Amazzonia divorata dal fuoco, ho sentito, oltre a un profondo dolore, anche una tenue speranza. Quella stessa speranza che mi pervade, di tanto in tanto, pensando al ruolo svolto dalle reti sociali nel favorire l’azione collettiva. Nell’offrire a milioni di persone uno spazio per comunicare e organizzarsi politicamente. Per far sentire la propria voce, il proprio desiderio di libertà, contro l’arroganza del potere. Pensiamo a quanto è successo in Algeria la scorsa primavera. O a quanto sta accadendo, in questi ultimi mesi, ad Hong Kong.
Il duello tra i ‘due Mattei’
Domenica 18 agosto, poco dopo l’avvio della crisi di governo lanciata da Matteo Salvini tra un comizio in spiaggia, uno in piazza e una capatina in Parlamento, il settimanale L’Espresso andava in edicola con una copertina magnetica e inquietante. Uno strano primo piano, un fotomontaggio che, in perfetto stile dadaista, fondeva i volti di due uomini: quello del ministro Salvini e quello di Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio, ex segretario del Partito Democratico e oggi senatore della Repubblica. Ad accomunare Salvini e Renzi, secondo L’Espresso, oltre al nome, alcuni evidenti tratti caratteriali.
Spregiudicati, rapidi nell’agire (e nel reagire), propensi al trasformismo più disinvolto. Renzi e Salvini, secondo L’Espresso, sarebbero i duellanti, i veri protagonisti di questa crisi politica estiva. Due leader “alternativi e paralleli”. Opposti nei contenuti, ma simili nei metodi. Due
Amore per il cinema nella periferia milanese
Un tempo, non molto lontano, le periferie delle città italiane erano tristemente note per il loro torpore estivo. Chi poteva fuggiva lontano, almeno per un po’, felice di lasciarsi alle spalle pomeriggi afosi e serate… decisamente poco movimentate.
Da qualche anno, per fortuna, almeno a Milano, non è più così. Ultimamente, nella periferia milanese c’è un nuovo modo di concepire l’estate in città. C’è voglia di alternative. C’è un desiderio di vivere lo spazio urbano in modo indipendente, creativo e anticonformista. Di ribellarsi al far west metropolitano di mezza estate. In altre parole, c’è voglia di dire no alla dittatura delle saracinesche abbassate e dei cartelli che annunciano, laconici e indifferenti: chiuso per ferie… ci si rivede a settembre! Con un messaggio sottinteso: e voi che, per un motivo o per l’altro, rimanete in città… beh, rassegnatevi!
Ma a Milano, come vi dicevo, da u
L’alta moda verso un equilibrio eco-compatibile
Le prime a sparire dalle collezioni saranno le pellicce. A dirlo, la scorsa primavera, è stata la stessa Miuccia Prada, stilista e CEO dell’antica casa di moda milanese. Avendo deciso di aderire alla coalizione internazionale Fur Free Alliance, il Gruppo Prada eliminerà completamente i capi in pelliccia a partire dalla collezione primavera/estate 2020.
Poi, sarà la volta del nylon, che, entro il 2021, verrà sostituito da alternative eco-compatibili. Era dall’ormai lontano 1984 che Prada si affidava a questo materiale. Leggeri, esteticamente versatili e relativamente economici, gli accessori in nylon della maison milanese, negli anni, sono diventati un classico del prêt-à-porter.
Ma ora è giunto il momento di dire basta, nel nome della sostenibilità ambientale. Commercializzato per la prima volta nel 1938, il nylon è una fibra tessile sintetica. La sua produzione emette nell’atmosfera gra
La Capannina di Forte dei Marmi compie 90 anni
È il locale notturno più longevo d’Europa. Ma La Capannina di Forte dei Marmi, mondana località balneare sulla costa toscana, non è, e non è mai stata, una semplice discoteca. Secondo l’attuale proprietario, Gherardo Guidi, che l’acquistò nel 1977 e tutt’ora la gestisce insieme alla moglie, La Capannina rappresenta “la storia d’Italia”. Lo dice con orgoglio, ma senza arroganza. E, in un certo senso, ha ragione. Inaugurato il 15 agosto 1929, lo storico locale ha appena compiuto 90 anni.
Quando il primo proprietario, il politico e imprenditore Achille Franceschi, la comprò —per 1.000 lire—, La Capannina era una struttura estremamente modesta, un semplice deposito per gli attrezzi dei pescatori locali. Franceschi la restaurò e la dipinse di verde, avorio e arancione. Costruì un piccolo bar, accanto al quale fece sistemare tavoli e sedie di legno.
Nonostante la sua semplicità, o forse proprio