La prima cosa che vediamo nel video diffuso la scorsa settimana sul profilo Twitter del governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo, è la Statua della Libertà. Le immagini, poi, si susseguono veloci: la bandiera statunitense, il sole che sorge tra i grattacieli, l’Empire State Building, la Freedom Tower, strade e marciapiedi affollati, un violinista che suona in metropolitana…
“Ce la faremo perché siamo New York. Perché abbiamo già superato tante altre prove. Perché siamo svegli e pieni di risorse. E perché siamo uniti. E quando si è uniti, non c’è niente che non si possa fare”, assicura Cuomo, mentre nel video scorrono le immagini delle torri gemelle in fiamme e quelle delle strade di Manhattan nell’autunno del 2012, inondate dall’uragano Sandy.
Lunedì 6 aprile, nel corso del suo briefing quotidiano, Cuomo si concedeva un tenue ottimismo. La situazione nella città di New York, pesa
In questi giorni segnati dal dilagare dell’epidemia del Covid-19, molte persone in Italia hanno ripreso in mano un romanzo legato, nell’immaginario collettivo, agli anni della scuola: I promessi sposi, opera del poeta, scrittore e drammaturgo ottocentesco Alessandro Manzoni, tuttora considerato come una delle voci principali della letteratura italiana.
Il romanzo, un tomo di oltre 700 pagine, è ambientato nel Ducato di Milano al tempo del dominio spagnolo e ripercorre alcuni fra i principali eventi storici dell’epoca. Come la grave epidemia di peste che colpì l’Italia settentrionale, e in modo particolare la città di Milano, tra il 1629 e il 1633.
I più intrepidi fra coloro che si sono riavvicinati al capolavoro manzoniano hanno riletto l’intero volume. Altri, meno coraggiosi, si sono limitati a due capitoli, quelli dedicati alla peste.
Io, non so se per mancanza di coraggio o per una que
Mercoledì 25 marzo, la data fissata per l’inaugurazione della mostra Pompéi, la Francia era, da oltre una settimana, in lockdown, una misura volta a contenere la diffusione del Covid-19 e annunciata dal presidente Macron in un accorato discorso alla nazione. Vedendo sfumare, almeno per il momento, la possibilità di presentare l’evento negli spazi fisici del Grand Palais, la direzione dello splendido palazzo di Avenue Winston-Churchill ha quindi optato per una mostra virtuale. Una narrazione immersiva, fatta di immagini, suoni, proiezioni video a 360° e ricostruzioni tridimensionali di strade e ambienti domestici.
Ho avuto il piacere di visitare la mostra lo scorso venerdì pomeriggio, e devo dire che è stata un’esperienza davvero affascinante. Un intenso viaggio nelle meraviglie artistiche e nella vita quotidiana di una delle città più belle e famose dell’antichità: una città agricola e me
In questi anni ha pubblicato un’infinità di libri di fumetti, quasi tutti con la casa editrice BAO Publishing. Può vantare collaborazioni con il mondo del giornalismo, del cinema e del teatro. Nel dicembre 2014, è stato invitato a dipingere un grande murale nei pressi della metropolitana di Rebibbia, il quartiere romano dove vive. Inoltre, dal 10 novembre 2018 a fine marzo 2019, il MAXXI di Roma gli ha dedicato una bella mostra monografica.
Insomma, ormai, Michele Rech — in arte, Zerocalcare — è famosissimo. Amatissimo. Eppure, il successo non gli ha dato alla testa, nemmeno un po’. Passano gli anni, e lui rimane sempre lo stesso. Autoironico, autocritico e incredibilmente creativo. Persino in epoca di confinamento domestico e isolamento sociale.
Per tre settimane di fila, dal 13 al 27 marzo, Michele ha presentato a Propaganda Live, un programma trasmesso su La7, una mini-serie animata in
A MasterChef Italia, Antonia Klugmann si è fatta notare, qualche anno fa, con un piatto creativo, ardito, davvero favoloso: ravioli arrostiti, skuta (un formaggio simile alla ricotta, molto amato nei Balcani), tarassaco, erbe di campo, composta amara di fichi e limone candito. Una piccola apoteosi di colori e forme, originalissima e perfettamente calibrata.
“Come ti è venuta l’idea per questo piatto?”, le aveva chiesto, poco dopo la presentazione, lo showman e imprenditore gastronomico Joe Bastianich. “Mi piace giocare con i sapori, combinare l’amaro, il dolce e l’acido”, aveva detto Antonia, sorridendo con semplicità.
Bastianich, evidentemente soddisfatto, l’aveva poi promossa a pieni voti: “Un piatto molto interessante, veramente intellettuale. Buono! Molto, molto buono!”.
Altrettanto entusiasta il commento dello chef stellato Bruno Barbieri: “È un piatto difficile, complesso, ma è uno de