Un vertice lungo, lunghissimo. Quattro giorni di incontri e intensi negoziati, di timidi passi avanti e retrocessioni tattiche, per poi arrivare, finalmente, ad un terreno d’intesa. Ad un punto d’incontro che, nei momenti più tesi del summit, era sembrato un’utopia inafferrabile. Una pura illusione.
La svolta è arrivata al termine di un vertice notturno, all’alba di martedì 21 luglio. Alle 5:30 del mattino, il presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel, pubblicava su Twitter un commento dal tono, allo stesso tempo, sollevato e trionfale: “Deal! Ce l’abbiamo fatta. L’Europa è solida, è unita”.
“Giornata storica per l’Europa!”, gli faceva eco, poco dopo, il presidente francese Emmanuel Macron, anche lui desideroso, come pure la cancelliera tedesca Angela Merkel, di stringere un accordo all’insegna della collaborazione.
Per capire bene le ragioni per cui il recente vertice dei 2
A Bruxelles, nei giorni del difficile negoziato sul Recovery Fund, ha fatto arrabbiare un po’ tutti. Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte si è scontrato più volte con lui, apertamente. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán lo ha accusato, in modo un po’ sibillino, di avere “uno stile comunista”. Persino il gioviale Antonio Costa, il primo ministro del Portogallo, ha perso la pazienza: “L’opposizione dei paesi frugali non è più accettabile”, ha detto.
Lui, il liberal-conservatore Mark Rutte, primo ministro olandese dall’ottobre 2010, sorrideva, con massima nonchalance. Perfettamente a suo agio nel ruolo del ‘cattivo’.
Con la sua intransigenza, l’austero Rutte, leader di fatto del gruppo dei paesi ‘frugali’, ha tenuto l’Europa intera col fiato sospeso. Poco propenso ad offrire sussidi a fondo perduto ai paesi del Mediterraneo — i più colpiti dalla crisi del Covid-19 —, il
L’idea, nata nella sofferenza della fase più cupa della crisi del Covid-19, ha preso forma poco a poco. Grazie alla sensibile lungimiranza di due amministrazioni locali e al pragmatismo della classe politica nazionale che, per una volta, ha saputo guardare oltre le rigidità dei tradizionali meccanismi della burocrazia.
All’inizio del mese c’era stato il parere positivo della Camera dei Deputati. Poi, lo scorso 16 luglio, è arrivato il sì del Senato che, approvando un emendamento proposto nell’ambito di un decreto governativo, ha conferito alle città di Bergamo e Brescia il ruolo di capitali italiane della Cultura per l’anno 2023.
Quello scelto dal Parlamento è stato un percorso straordinario, dato che, come vi dicevo, il titolo è stato assegnato senza che le due città partecipassero ai meccanismi ufficiali di selezione normalmente previsti in questi casi.
Ma straordinario è anche il fatto
La modella, una ragazza dai lunghi capelli biondi, indossa una camicia a righe multicolore in perfetto stile anni Ottanta, un top di cotone bianco e un paio di short blu a vita alta. Posa con la mano sinistra infilata in una tasca. E sorride, divertita. Dietro a lei, c’è uno dei più grandi capolavori del Rinascimento italiano: la Nascita di Venere, un’opera realizzata nella seconda metà del Quattrocento dal pittore fiorentino Sandro Botticelli.
Siamo a Firenze, in una delle sale della Galleria degli Uffizi, e la ragazza bionda che vi ho descritto non è una modella qualsiasi. È l’influencer Chiara Ferragni, oltre 20 milioni di follower su Instagram. Chiara non è certo una persona abituata a passare inosservata. Dovunque vada, suscita grandi passioni: amore e odio, ostilità e intensa ammirazione. E, come molto spesso le accade, anche questa volta, con il suo passaggio, ha sollevato un ves
Nell’estate del 1971, il fotografo parigino Dominique Tarlé si presentò al cancello di Villa Nellcôte, nella meravigliosa cornice di Villefranche-sur-Mer, in Costa Azzurra. Aveva con sé due macchine fotografiche, e qualche vestito. E una gran voglia di immortalare quanto avveniva, in quel momento, nell’intimità di quella sontuosa dimora neoclassica immersa in un bosco di palme e pini marittimi. Lì, quell’estate, c’erano i Rolling Stones.
Il chitarrista della band, Keith Richards, e la sua compagna, la modella e attrice italiana Anita Pallenberg, avevano deciso di affittare la lussuosa proprietà che un tempo era stata di Samuel e Nella Goldenberg, milionari americani sopravvissuti al naufragio del Titanic.
I Rolling Stones avevano da poco fondato la loro etichetta discografica e stavano programmando un ambizioso tour negli Stati Uniti. Ma soprattutto, a quanto si dice, volevano passare un