Uomini anziani e donne di ogni età camminano insieme, in una lenta processione. Lo sguardo disorientato, perso nel vuoto, il volto contratto dal dolore. Con loro, anche tanti bambini. Le donne li tengono per mano, o tra le braccia. Lacrime, disperazione, e una incredulità infinita davanti al gelo di un orrore che è impossibile spiegare.
Sono le immagini che vediamo osservando le fotografie scattate 25 anni fa a Srebrenica, una città musulmana incastonata nella Bosnia orientale, in una regione etnicamente serba e di religione ortodossa.
Nel mese di luglio del 1995, a Srebrenica ebbe luogo il più feroce massacro avvenuto nel continente europeo dal tempo del nazismo. Una strage che i tribunali internazionali, anni dopo, avrebbero definito come un eccidio “pianificato e coordinato ad alto livello”. Un’operazione di ‘pulizia etnica’. Un genocidio.
In pochi giorni, più di 8.000 uomini e ragazz
Elegantissimo nel suo abito nero a tre pezzi completo di papillon, Ennio Morricone cammina lentamente verso il palco del Dolby Theatre di Los Angeles. È la sera del 28 febbraio 2016 e il grande compositore e direttore d’orchestra romano si appresta a ricevere l’Oscar per la migliore colonna sonora, grazie al lavoro svolto per il film The Hateful Eight, diretto da Quentin Tarantino. Sorride commosso, il maestro. “Non c’è una musica importante, senza un grande film che la ispiri”, dice, prima di ringraziare il regista e tutto il team di lavoro. Poi, indicando la platea con un gesto leggero della mano, aggiunge: “dedico questa musica e questa vittoria a mia moglie Maria”.
È impossibile trattenere le lacrime, oggi, vedendo quelle immagini. Le telecamere inquadrano i volti di alcune star del cinema, presenti tra il pubblico: Jennifer Jason Leigh, Helen Mirren, Cate Blanchett… sorridono commos
L’ossessione di Alessandro Borghi è il tempo. Il tempo che scorre. Implacabile, veloce, inarrestabile. E forse per questo, la primavera scorsa, nel tempo rallentato del lockdown, si è trovato, tutto sommato, a suo agio. L’ha confessato lui stesso, in un’intervista pubblicata su Rivista Studio lo scorso mese di aprile.
“Ad essere onesto, sto abbastanza bene nella dimensione casalinga. Ho le mie cose, i miei interessi. Leggo, guardo film e serie tv, e poi mi alleno. E in questo, sono fortunato. A mancarmi sono le persone. La mia famiglia e i miei amici”, ha raccontato nel corso dell’intervista, rigorosamente telefonica, mentre si trovava isolato nel suo appartamento romano.
Borghi, che ormai è una star della TV e del nuovo cinema italiano, ha voluto sdrammatizzare. Ma immagino che non sia stato facile lanciare una serie televisiva nel pieno di un lockdown. Presentazioni per la stampa e incon
Ho sempre pensato che l’aspetto più interessante dell’arte visiva non stesse tanto nel risultato finale, ma nel processo creativo in sé. Nel cammino che dall’idea iniziale, dalla prima scintilla, arriva poi all’opera completa. Un percorso lungo e spesso faticoso, ma, sempre, infinitamente esaltante.
Ricordo ancora l’emozione che ho sentito, anni fa, nel vedere per la prima volta, al museo Reina Sofía di Madrid, i bozzetti che Pablo Picasso realizzò mentre lavorava al suo Guernica. Gesti, colori, espressioni, relazioni spaziali fra i personaggi. Tutto attentamente studiato, esplorato fin nei minimi dettagli, con rigore quasi scientifico.
Insomma, l’idea che un’opera d’arte possa essere il frutto di una semplice ispirazione… è solo un mito. O meglio, come proprio Picasso amava dire: “L’ispirazione esiste, ma deve trovare l’artista già al lavoro”.
E a proposito di lavoro, dallo scorso 10 lugl
Nelle colline della Campania centrale, a venti minuti di automobile dalla città di Caserta, sorge l’antico borgo di Caiazzo. Un grappolo di case dominato da un castello longobardo e un dedalo di stradine che scendono ripide verso il fiume Volturno.
Caiazzo, che oggi conta poco più di 5.000 abitanti, vanta una storia illustre. Si dice che qui, nell’ottobre del 1860, ebbe luogo un incontro tra il generale Giuseppe Garibaldi, eroe del Risorgimento, e Vittorio Emanuele II di Savoia, l’uomo che pochi mesi dopo sarebbe diventato il primo sovrano del regno d’Italia. Il passato più recente di queste terre, però, racconta una storia diversa. Una storia che parla di abbandono ed emigrazione giovanile, di silenzio e rassegnazione. Di un declino che sembrava inevitabile…
Fino al 2012, l’anno in cui Franco Pepe, uno dei figli più creativi di questo antico borgo, decide di aprire una pizzeria. “Tutto q