Martedì 4 agosto 2020. Sono da poco passate le sei del pomeriggio a Beirut. È l’ora del traffico nelle vie del centro, delle passeggiate sul lungomare. D’improvviso, un boato violentissimo scuote l’area del porto. Una nube di fumo color arancio si gonfia veloce. Divora il cielo, simile a un fungo nucleare. L’onda d’urto invade le strade affollate di Hamra, le belle case di Achrafieh. Ovunque, brandelli di cemento, schegge di vetro e metallo. Più di 200, saranno i morti. 6500 circa, i feriti. Numeri e immagini che evocano l’orrore degli anni della guerra civile.
A causare l’immensa esplosione, si scoprirà poi, diverse tonnellate di nitrato di ammonio, stoccate da anni — dal 2013 — in un magazzino del porto, accanto a fuochi d’artificio e carburante. Una bomba a orologeria, un monumento all’incuria.
L’estate scorsa, nelle ore successive all’esplosione, il governo libanese del primo ministro
Le ricorderemo per sempre le Olimpiadi di Tokyo. Per tanti, mille motivi. Tra questi, le grandi soddisfazioni che si sono portati a casa gli atleti italiani, vincitori di un numero record di medaglie: 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi.
E le ricorderemo anche per l’ideale passaggio del testimone tra Federica Pellegrini, la grande star del nuoto italiano, che ha annunciato il suo imminente ritiro dall’agonismo, e Marcell Jacobs, nuova stella dell’atletica tricolore.
Marcell Jacobs, una rosa dei venti tatuata sul petto. Una tigre sulla schiena. Marcell Jacobs che domenica 1º agosto è diventato l’uomo più veloce del mondo. Incredibile il suo tempo alla finale dei cento metri piani: 9 secondi e ottanta centesimi. Stupefacente. Meglio persino di una leggenda come Usain Bolt, che a Rio de Janeiro aveva conquistato l’oro con 9 secondi e 81 centesimi.
La sera del 1º agosto, a salutare l’arrivo di Jac
Mauro Morandi non ha certo sofferto come noi nei mesi delle restrizioni anti-Covid. Lui che, per oltre trent’anni, ha vissuto da solo in una rudimentale casetta a Budelli — incantevole isola al largo della costa settentrionale della Sardegna — la solitudine l’aveva cercata. Coltivata. Amata al punto da farne una scelta di vita.
“Sono arrivato qui casualmente. Il custode dell’isola mi disse che presto sarebbe andato in pensione… e così ho deciso di prendere il suo posto. È stato un colpo di fortuna. Ho scelto di vivere a contatto con la natura, perché la bellezza è dove non esiste l’uomo”, diceva Mauro, qualche anno fa, in un’intervista a CNN Travel.
Il signor Morandi, un insegnante di educazione fisica modenese con un passato da sessantottino, sognava da tempo di vivere ‘lontano dal mondo’. Nell’89, stanco degli affanni e dell’edonismo sfrenato della società consumista, decide di andar
“Ho sempre intuito che avrei avuto una vita molto diversa da quella che era stata immaginata per me. Ma, fin da piccola, ho capito che avrei dovuto ribellarmi per creare quella vita”, disse, una volta, l’eclettica Leonor Fini — fu pittrice, scenografa, costumista, illustratrice e scrittrice —, durante un’intervista.
Parole citate spesso, negli ultimi anni, in diverse occasioni. Le ha ricordate la casa d’aste Sotheby’s nel 2020, nel presentare Figures on a Terrace, magnetico olio su tela, poi venduto per 980.000 dollari. E le ha ricordate pure il Museum of Sex di New York, nel 2018, nell’illustrare Leonor Fini: Theatre of Desire, 1930-1990, la prima rassegna monografica museale dedicata all’artista negli Stati Uniti.
Nata a Buenos Aires nel 1907, Leonor passò i suoi anni formativi con la famiglia della madre, nella città di Trieste, all’epoca molto ricca e cosmopolita. Insofferente agli sch
Un completo grigio di impeccabile fattura, un gilet color crema, una cravatta scura. E poi, quelle calze. Rosse. Vezzo e messaggio insieme. Squarcio bizzarro nella fluida sobrietà, tutta milanese, della sua persona. “Siate seri e preparati professionalmente, ma concedetevi il piacere — il lusso — dell’indipendenza di pensiero, e dell’autoironia”, sembrano volerci dire quelle calze.
In un video postato su YouTube dalla NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, Vico Magistretti siede comodamente su una sua creazione — la poltrona Louisiana, un’idea nata dalle curve di una sella di cavallo — e parla del suo metodo. Dei valori e dei concetti che animano il suo lavoro, il suo linguaggio creativo. Un linguaggio che è figlio — e superamento — dell’esperienza razionalista, miscela di forme pure e licenze poetiche geniali. Come le sue leggendarie calze rosse, licenza poetica per eccellenza.
Il rosso, p