Camicia celeste, una sobria giacca scura, il braccio destro alzato in segno di saluto. È il 21 gennaio, una bella giornata di sole estivo, e Gabriel Boric, presidente eletto del Cile, posa per una foto ufficiale nella capitale, Santiago, circondato dai membri del suo futuro governo. Non vediamo il loro volto — indossano, tutti, una mascherina ffp2 —, ma li immaginiamo sorridenti e fiduciosi, desiderosi di cominciare quella che, per loro e il paese intero, sarà una nuova, emozionante, avventura.
Una squadra eclettica, giovane (49 anni, l’età media), ma orientata alla moderazione e alla competenza, quella presentata da Boric lo scorso venerdì. Molti nomi tecnici, liberi dalle dinamiche di partito. Scelte per nulla casuali, queste, volte a rassicurare il mondo degli affari cileno.
Emblematica, a questo proposito, la figura scelta per la guida del ministero delle Finanze: Mario Marcel, econom
Nell’estate del 2021, con il romanzo autobiografico Il pane perduto, Edith Bruck ha vinto il Premio Viareggio ed è stata tra i cinque finalisti dello Strega, il premio letterario più prestigioso del nostro paese. Un riconoscimento più che meritato, il coronamento di una vita dedicata all’arte, e alla testimonianza storica come responsabilità sociale.
Un riconoscimento che la protagonista delle prime pagine de Il pane perduto — quella bambina con le trecce bionde che correva, scalza, nella tiepida polvere del suo villaggio, nell’Ungheria nord-orientale — non poteva certo immaginare.
Quella bambina che, nata nel 1931 in una famiglia ebraica povera, ultima di sei figli, avrebbe sentito sulla sua pelle tutto il peso dell’odio che, negli anni successivi, avrebbe colpito gli ebrei di tutta Europa.
Nella primavera del ‘44, Edith, appena tredicenne, conosce il dolore straziante della deportazi
Nata nella Venezia di metà Seicento — quinta dei sette figli di un ricco e colto aristocratico e di una contadina —, Elena Lucrezia Corner dimostrò, sin da bambina, una spiccata curiosità intellettuale. Riconoscendo nella figlia i segni di un’intelligenza prodigiosa, Giovan Battista Corner sostenne in ogni modo il suo sviluppo culturale. Una scelta perspicace e sensibile, e non priva di vanità: il successo negli studi della giovane Elena, in un’epoca in cui il ruolo pubblico delle donne era minimo, avrebbe incrementato il prestigio dell’intera famiglia.
Nel corso degli anni, un vero e proprio esercito di precettori offrì alla ragazza una formazione eclettica e complessa: dalle lingue classiche, come il latino e il greco antico, a quelle moderne, come lo spagnolo e il francese. Elena si dedicò inoltre alla musica — suonando il clavicembalo, l’arpa e il violino — ma anche alla matematica, a
“Tra tutte le persone in camice bianco che la pandemia ha issato sulla pedana della popolarità, la professoressa Antonella Viola rimane una delle più equilibrate”, scriveva, lo scorso 7 gennaio, il giornalista Massimo Gramellini sul Corriere della Sera, nella sua rubrica Il Caffè.
Vero. Da quasi due anni, ormai, sui media sfila quotidianamente una lunga processione di volti e voci. Immunologi, virologi, epidemiologi, rappresentanti del ministero della Salute. Esperti invitati ad esprimere — sulle pagine dei giornali o nei talk show televisivi — analisi, ipotesi, previsioni e giudizi. Consigli di comportamento.
Tutte voci esperte, nel loro campo. Certo. Ma non tutte, sempre, capaci di comunicare il proprio prezioso messaggio in modo comprensibile, esaustivo, ed equilibrato. Dal punto di vista comunicativo, la professoressa Viola — immunologa e professore ordinario di Patologia generale p
Mentre in Parlamento si cerca di eleggere un nuovo capo dello Stato, il rapporto Gli italiani e lo Stato — un’indagine realizzata per L’Espresso e La Repubblica dal laboratorio LaPolis dell’Università di Urbino in collaborazione con l’Istituto di ricerca sociale Demos & Pi — rivela un importante cambiamento nelle preferenze dell’opinione pubblica in questo campo. I numeri sono ufficiali, e parlano chiaro: il 74% degli italiani, oggi, si dice favorevole all’elezione diretta del presidente della Repubblica.
Una vera rivoluzione, se pensiamo che, nel nostro paese, il capo dello Stato non è eletto dal popolo, ma dal Parlamento. Nel modello istituzionale italiano, il presidente della Repubblica è una figura super partes. Un simbolo, un garante dell’equilibrio democratico. Una figura che rappresenta l’unità nazionale e non si schiera mai, esplicitamente, con uno specifico partito, o una data c