Nella sua campagna elettorale, l’avvocato José Antonio Kast, candidato presidenziale ultraconservatore con una dichiarata nostalgia per i tempi di Pinochet, aveva scelto la carta della paura. Paura dell’immigrazione, della tensione sociale, del futuro. Una scommessa persa, la sua. Anacronistica. Perché lo scorso 19 dicembre, al secondo turno, quasi il 56% degli elettori cileni ha scelto di guardare avanti. Ha scelto il cambiamento, rappresentato da un giovane deputato progressista, ex attivista studentesco e oggi leader del partito socialista Convergencia Social: Gabriel Boric.
Un’ora dopo la chiusura delle urne, il sole brillava ancora alto nel cielo, in un torrido pomeriggio australe. Al diffondersi dei primi risultati, un’atmosfera di festa conquistava il centro della capitale, Santiago, e le altre città del paese. Striscioni col nome del presidente eletto, bandiere del popolo mapuche
L’occasione — ufficiale e consueta — è la conferenza stampa di fine anno della presidenza del Consiglio dei ministri, un evento organizzato dall’ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione stampa parlamentare. È mercoledì 22 dicembre, e il palco è sobriamente natalizio: la bianca sagoma di un abete colmo di gingilli, una fila di stelle di Natale, due bandiere impreziosite da leggere frange di stoffa dorata.
Cordiale, alla mano, quasi allegro, rispetto alle prime settimane della sua presidenza, il premier Mario Draghi sembra un’altra persona. All’epoca, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, gli si rimproverava una certa freddezza comunicativa, una laconicità e un distacco dal popolo che difficilmente si adattavano al suo nuovo ruolo. Critiche di cui Draghi ha fatto tesoro, evidentemente.
Prima di ricevere le domande dei giornalisti, Draghi offre un breve bil
Da una parte, sulle soleggiate colline della California, il Getty Museum di Los Angeles, creato nel 1974 da Jean Paul Getty, ricco petroliere e grande appassionato d’arte. Dall’altra, il Museo di arte greca, etrusca e romana della Fordham University, un ateneo privato newyorkese di forte tradizione cattolica, fondato dai gesuiti nel 1841. Due istituzioni che, a prima vista, sembrano avere ben poco in comune. Eppure, a legarle, c’è un nome, quello di un mercante di antichità settantenne oggi residente a Roma, in un bell’appartamento sul Lungotevere: Edoardo Almagià.
Almagià è oggi indagato negli Stati Uniti per contrabbando di manufatti antichi e presentazione di documenti doganali falsi. Raggiunto al telefono dal New York Times, l’uomo ha minimizzato con stizza le accuse formulate contro di lui. “Un tempo, i requisiti legali in merito alla provenienza di antichità e opere d’arte erano mo
A diciassette anni, Paolo Sorrentino sognava già il cinema. Lo sognava con la timida dolcezza di un adolescente sensibile e osservatore. Fabietto, il suo alter ego nel film È stata la mano di Dio — presentato lo scorso settembre alla 78esima mostra del cinema di Venezia, nelle sale a novembre e su Netflix lo scorso 15 dicembre —, lo confessa, un pomeriggio, alla zia Patrizia. Noi spettatori sappiamo che a ispirare la sua passione è stato il cinema di Fellini, ma anche un film surrealista di Antonio Capuano, un regista locale. Una sera, dopo aver visto a teatro le prove di uno spettacolo, Fabietto rincorre Capuano per le strade del centro, fino al mare. Gli dice che vuole fare cinema, creare una realtà nuova, alternativa, perché la sua… non gli piace più. Uno stato d’animo comprensibile: i suoi genitori sono scomparsi da poco, improvvisamente, a causa di un incidente domestico, e lui si t