Nei giorni in cui andava montando la bizzarra crisi di governo che ha portato, mercoledì 20 luglio, alle dimissioni del premier Mario Draghi, qualcuno ha evocato un fenomeno legato alla storia del secolo scorso: l’effetto Sarajevo. Un riferimento all’omicidio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, ucciso, con un colpo di pistola, dal nazionalista jugoslavista Gavrilo Princip, il 28 giugno 1914—evento, questo, normalmente considerato come il casus belli della prima guerra mondiale, la scintilla di un conflitto non veramente desiderato dai protagonisti in campo.
C’è stata una dinamica simile alla base della crisi del governo Draghi?
Sì, e no. Facciamo, comunque, un passo indietro nel tempo, e fissiamo lo sguardo sull’avvocato Giuseppe Conte —ex presidente del Consiglio dei Ministri, ora presidente del Movimento 5 Stelle.
Pur facendo parte della coalizione di gove
La popolarità in calo, l’inflazione alle stelle. Erdogan sa che deve darsi da fare, se vuole essere rieletto alle presidenziali del 2023. Per questo, da tempo, cerca di proporsi come intermediario nel conflitto russo-ucraino. Un ruolo di prestigio.
Venerdì 22 luglio, a Istanbul, Erdogan sedeva accanto al segretario generale dell’ONU António Guterres, nel sontuoso palazzo di Dolmabahçe, davanti a un tavolo coperto da un telo candido, decorato con un ricco allestimento floreale. Ai lati opposti del lungo tavolo, il russo Sergei Shoigu, ministro della Difesa, e l’ucraino Oleksandr Kubrakov, ministro delle Infrastrutture. L’occasione non poteva essere più seria: la firma di un accordo che, se rispettato, consentirebbe all’Ucraina di riavviare, via mare, le sue esportazioni di grano verso un mondo affamato. Non dimentichiamo, infatti, che l’Ucraina è uno dei più importanti esportatori mondiali
Cinquantasette giorni, appena una manciata di settimane, separano, sul calendario, la strage di Capaci da quella di via D’Amelio—un breve filo teso, avvelenato e invisibile, che lega gli attentati esplosivi che posero fine alla vita di due magistrati illustri, due uomini di grande intelligenza investigativa, raro coraggio, e massima onestà intellettuale. Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992, a Capaci, sull’autostrada che corre verso Palermo, e Paolo Borsellino, ucciso, pure lui per mano mafiosa, il 19 luglio di quello stesso anno. Un filo teso, una vile trama di vendetta.
Ad uccidere Borsellino, e cinque agenti della sua scorta, trent’anni fa, fu un’autobomba, esplosa poco prima delle cinque del pomeriggio in via D’Amelio, a Palermo. Paolo Borsellino quel giorno, una domenica, aveva passato qualche ora con la famiglia nella sua casa al mare. Dopo il pranzo, aveva seguit
Il 4 luglio, era toccato al pittore paesaggista John Constable, massimo esponente, insieme a William Turner, del romanticismo inglese. Il carro da fieno — uno splendido olio su tela da lui dipinto nel 1821, oggi conservato alla National Gallery di Londra — si è visto infatti coinvolto in un’azione di protesta organizzata dalla coalizione ambientalista Just Stop Oil. Quel giorno, due giovani attivisti, dopo essersi cosparsi le mani di colla, si erano attaccati alla cornice del quadro per chiedere al governo britannico di bloccare ogni nuovo progetto economico a base di combustibili fossili. Prima, però, i due ragazzi avevano coperto l’opera con una versione apocalittica del bucolico dipinto. Svanito il ruscello che scorre nella raffigurazione originale, il “carro da fieno” percorre una strada asfaltata, tra alberi secchi e cespugli morenti. Fabbriche lontane sputano un fumo
Un promontorio roccioso, un antico castello, le onde blu del Mediterraneo… e una sola parola: Amore. Così commentava l’attrice e produttrice cinematografica Sharon Stone, lo scorso 11 luglio, un’immagine pubblicata sul suo profilo Instagram.
Immagine e commento, naturalmente, non sono passati inosservati. Accanto a quelle belle onde blu, oltre la cornice della foto, si stende infatti una spiaggia punteggiata di ombrelloni, fiancheggiata da alberghi e ristoranti. Un po’ più in là, un paesino di 1500 anime, Sant’Alessio Siculo, un’economia alimentata dalla pesca e dal turismo balneare. Ancora un po’ più in là: la fertile Valle d’Agrò, amata da fenici, greci e romani.
Sharon Stone era arrivata in Sicilia lo scorso 10 luglio, per partecipare a un evento legato al decimo anniversario della linea Dolce&Gabbana Alta Moda, una collezione intimamente siciliana, un appassionato omaggio alla bellezz