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1 February 2023

Episode #377

25 January 2023

Episode #376

18 January 2023

Episode #375

11 January 2023

Episode #374

4 January 2023

Episode #373

28 December 2022

Episode #372

21 December 2022

Episode #371

14 December 2022

Episode #370

7 December 2022

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Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del nostro programma! Oggi è mercoledì 4 gennaio 2023. Io sono Mario, e vi farò compagnia per questo primo appuntamento del nuovo anno, spaziando dalla cronaca internazionale a quella italiana. Partiamo subito dagli Stati Uniti, dove l’ex presidente Donald Trump è finito, ancora una volta, sotto i riflettori.

Trump e l’insurrezione del 6 gennaio

4 January 2023
Trump e l’insurrezione del 6 gennaio
lev radin / Shutterstock

6 gennaio 2021. Una folla che imbraccia cartelli con scritto “Stop the steal”, bandiere a stelle e strisce, o confederate, si ammassa nel cuore amministrativo di Washington DC. L’obiettivo è il Palazzo del Campidoglio, dove si sta proclamando il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Tra i manifestanti, alcuni sono armati con mazze, pistole stordenti e persino fucili.

Quando la folla riesce a irrompere nell’edificio, diventa chiaro quanto la situazione sia pericolosa, mentre gli agenti di polizia cercano di limitare i danni ed evitare il peggio. I giornalisti che commentano in diretta gli avvenimenti si interrogano su come definirli. Si tratta di un’insurrezione, o di un vero e proprio tentativo di golpe? Le parole pronunciate da Donald Trump nel corso della giornata non hanno fatto altro che gettare benzina sul fuoco, aumentando l’allarme.

Mentre scorrono le immagini dell’assalto

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Dagli Stati Uniti spostiamoci ora in Cina per parlare della pandemia del Covid, che è tornata, purtroppo, a farsi sentire nel Paese.

L’onda del Covid si abbatte di nuovo sulla Cina

4 January 2023
L’onda del Covid si abbatte di nuovo sulla Cina
Graeme Kennedy / Shutterstock

A chi segue l’attualità cinese, in questi giorni difficilmente sarà sfuggito un video diventato virale, pubblicato dal South China Morning Post. Il video mostra delle automobili parcheggiate fuori da una clinica per il trattamento del Covid. Accanto alle auto sono collocate delle flebo, e dalle fessure dei finestrini i tubi passano fluidi alle persone dentro l’abitacolo.

È forse questa l’immagine più terribile ed emblematica della nuova emergenza pandemica che ha colpito la Cina. Il Paese è stato di nuovo messo in ginocchio dal Covid, dopo tre anni dai primi casi che colpirono la città di Wuhan. Scorrendo gli aggiornamenti, sembra di rivedere, in parte, lo stesso orribile film.

Le agenzie internazionali, infatti, riportano numeri allarmanti. Le stime parlano di 250 milioni di casi nei primi 20 giorni di dicembre, un numero che corrisponde a quasi il 20% della popolazione cinese. Negli stes

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Per la prossima notizia ci spostiamo in Italia, dove il governo e le associazioni ambientaliste si sono scontrate per un provvedimento alquanto insolito.

Caccia al cinghiale… in città

4 January 2023
Caccia al cinghiale… in città
Budimir Jevtic / Shutterstock

Il 29 dicembre, dopo una maratona parlamentare che non ha risparmiato nemmeno le notti, è stata approvata la prima legge di bilancio del governo Meloni. Come accade in questi casi, durante il dibattito parlamentare sono stati presentati vari emendamenti, per correggere i provvedimenti della manovra, o per integrarli.

Tra questi, uno in particolare ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, soprattutto per la sua natura, a dir poco, bizzarra. Su proposta di Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stato approvato un emendamento che legalizza l’abbattimento di animali selvatici per motivi di sicurezza stradale.

L’abbattimento sarà consentito in particolare nelle aree protette e in città. Sarà coordinato dal corpo forestale dei carabinieri, ma le autorità potranno avvalersi di cittadini provvisti di una regolare licenza di caccia, delegando loro g

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Sempre in materia di libertà, per la prossima notizia, parliamo di quella di espressione, con una sentenza di un tribunale italiano che coinvolge Meta, la compagnia di Mark Zuckerberg.

Meta contro CasaPound

4 January 2023
Meta contro CasaPound
Frederic Legrand - COMEO / Shutterstock

Tra i lasciti di Ezra Pound, c’è quello — in questo caso, involontario — di aver dato il nome a un movimento politico. In Italia, infatti, esiste un’organizzazione neofascista che omaggia nel nome il poeta americano. Si tratta di CasaPound, un movimento che per alcuni anni è stato anche un partito politico, benché non abbia mai raggiunto risultati considerevoli alle urne.

Mary de Rachewiltz, figlia del poeta, nel 2011, intraprese un’azione legale per impedire al movimento di usare il nome del padre. Tuttavia, alcuni anni dopo, il tribunale diede ragione a CasaPound, che ha mantenuto il nome.

Ora una nuova sentenza che riguarda CasaPound è tornata a far discutere. Stavolta non c’entrano però poeti, né i loro eredi, bensì Meta, il colosso della Silicon Valley proprietario di Facebook e Instagram.

La storia inizia nel 2019, quando Facebook decide di rimuovere la pagina ufficiale di CasaPound,

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