Sembra incredibile, ma tra i protagonisti della campagna per le presidenziali argentine c’è stata una motosega. L’utensile, infatti, ha accompagnato i comizi di Javier Milei, candidato anarco-capitalista che si ispira a Bolsonaro e Trump.
La narrazione proposta da Milei non prevede una ‘palude’ da bonificare, come avveniva nel caso di Trump. È molto più spiccia e brutale. I suoi bersagli sono i privilegi della casta al potere, gli sprechi del settore pubblico. La soluzione, per lui, è semplice: spazzarli via, abbatterli. Tagliarli con la motosega, per l’appunto.
È un copione già visto all’opera negli ultimi anni. L’uomo forte e sopra le righe che si presenta come una figura anti-sistema. Non è un caso che Milei sfrutti spesso un look più da rockstar che da politico, col giubbotto di pelle e i capelli arruffati.
Milei preoccupa gli osservatori internazionali, mentre in patria riscuote con
Nel 2003 una famosa compagnia di carte di credito realizzò una pubblicità con protagonista Martin Scorsese. Nel video, il regista interpreta se stesso, mentre va a ritirare le foto del compleanno del nipote. Mentre scorre le foto, comunica il proprio disappunto al commesso. “Troppo nostalgica”, dice di una. “Qui abbiamo il protagonista, ma dov’è l’antagonista?”, commenta a proposito di un’altra immagine. E così via. Alla fine, Scorsese chiama il nipote, cercando di convincerlo a compiere di nuovo cinque anni, per ripetere la festa e scattare altre foto.
Se sono partito da quella pubblicità, è perché mi sembra rappresenti, con perfetta autoironia, l’amore di Martin Scorsese per il cinema. Un amore totale, ossessivo, che il regista newyorkese vive con piena consapevolezza.
Ecco perché non sorprende se, a oltre 50 anni dal suo esordio cinematografico, Scorsese è ora nelle sale con una monum
Nella vita, prima o poi, capita di essere lasciati, e quasi mai è indolore. Se poi a chiudere una relazione è la persona che governa un Paese, agli aspetti privati si associano quelli pubblici… e tutto si complica incredibilmente. È quanto ha fatto Giorgia Meloni, la presidente del Consiglio italiana, che ha da poco lasciato il suo compagno, il giornalista televisivo Andrea Giambruno.
Il benservito è arrivato ufficialmente lo scorso 20 ottobre, dai profili social della premier. Meloni ha ringraziato Giambruno per i dieci anni passati insieme — una relazione dalla quale è nata anche una figlia —, parlando di strade che si erano “divise da tempo”.
La decisione non ha colto di sorpresa nessuno. Nei giorni precedenti, infatti, dei fuorionda trasmessi da un programma satirico, Striscia la notizia, avevano mostrato Giambruno in atteggiamenti volgari e imbarazzanti, in particolare verso una coll
Fumetti, giochi di ruolo e videogame sono stati per decenni confinati nell’universo nerd. Su queste passioni ha aleggiato a lungo l’idea che, per quanto diffuse, fossero appannaggio di persone poco propense a socializzare, e un po’ sfigate. Del resto, segue lo stereotipo anche un personaggio come Peter Parker, l’alter ego di Spider-Man, creato da Stan Lee negli anni Sessanta. È infatti un secchione imbranato, e quindi qualcuno con cui il lettore di fumetti dell’epoca poteva identificarsi.
Questa tendenza si è notevolmente invertita negli ultimi venti anni, in particolare grazie al cinema e alle serie televisive. Pensiamo solo a quanto sono diventati mainstream i supereroi Marvel e DC Comics, o alla recente trasposizione di One Piece su Netflix. La conquista del grande pubblico è andata di pari passo con il successo di fiere ed eventi a tema, che si tengono in tutto il mondo.
L’Italia non
C’è una sorta di filone della stampa italiana dedicato agli influencer. Che siano stelle di TikTok, Instagram o YouTube, state pur certi che prima o poi i siti di notizie diffonderanno video dove le star social si lamentano per qualche inezia. Una fila troppo lunga al ristorante, il servizio poco gradito di un albergo, la commessa brusca di un negozio.
Questo tipo di contenuti di solito serve a generare traffico online attraverso l’esposizione al pubblico ludibrio dell’influencer di turno, criticato come rappresentante di una categoria di persone capricciose e viziate, che non sanno stare al mondo.
Altre volte, invece, ben più raramente, gli influencer finiscono nel ciclo della notizia perché, proprio grazie all’enorme popolarità che li circonda, promuovono comportamenti virtuosi.
È quanto è successo nelle scorse settimane al rapper Fedez, che dal 2022 combatte contro una brutta malattia.