Tanto più un premio è ambito, tanto più nascono discussioni sul vincitore: lo meritava davvero, o c’erano altre persone a cui sarebbe stato giusto assegnarlo?
Questo è vero anche per il Premio Nobel, che è forse il premio per eccellenza, per sua stessa definizione. Infatti, secondo le volontà di Alfred Nobel, il premio viene assegnato a chi contribuisce maggiormente al benessere dell’umanità. Una valutazione, senza dubbio, soggettiva.
Il Nobel per la Letteratura, per esempio, è spesso accusato di tralasciare grandi autori in favore di personaggi meno noti. Un tormentone che ha accompagnato autori come Philip Roth, sistematicamente escluso dal Nobel. Anche il Nobel per la Pace, essendo la categoria con più ricadute politiche, si presta a diatribe e controversie.
Altre volte, però, i nominati riescono a mietere un larghissimo consenso, se non una vera e propria unanimità. Scorgendo la lista
È il luglio 2021, a Tokyo si tengono le Olimpiadi con un anno di ritardo, a causa della pandemia del Covid. Nella finale femminile di ginnastica a squadre è alla pedana la stella statunitense Simone Biles. C’è chi pensa che la squadra americana abbia la vittoria in pugno, poiché Biles è una delle più forti ginnaste della storia.
Biles tuttavia compie un’imprecisione in un doppio carpio, in una manovra che solo lei fino ad allora era stata capace di compiere, unica tra tutte le ginnaste. Si tratta dello Yurchenko, che Biles aveva eseguito due mesi prima a Indianapolis, lasciando il mondo di stucco.
Ma a Tokyo l’impresa non si ripete. Biles sembra distratta, meno sicura del solito. La gara prende così una svolta imprevista: la ginnasta decide addirittura di ritirarsi. In seguito, dirà di aver bisogno di una pausa per prendersi cura della propria salute mentale, come se quell’errore fosse s
Crevalcore è un piccolo comune, poco lontano dalla città di Bologna, che conta poco più di diecimila abitanti. Nelle scorse settimane, si è parlato molto di Crevalcore, perché lì ha sede uno degli 11 stabilimenti della Magneti Marelli, vero e proprio colosso dell’industria automobilistica italiana.
Come insegna il Colosso per eccellenza, quello di Rodi, ciò che è imponente e sembra indistruttibile può scricchiolare, o persino crollare rovinosamente. È quanto sta accadendo allo stabilimento di Crevalcore, che il 3 ottobre scorso ha visto una mobilitazione sindacale contro l’annuncio di chiusura. Secondo i manager del gruppo, infatti, le attuali perdite economiche sono inarginabili e non c’è alternativa. Il problema è che la chiusura metterebbe a rischio più di 300 lavoratori.
Dopo il coinvolgimento di politici locali e nazionali, la mobilitazione è riuscita a far sospendere la decisione d
Ad aprile, Italo Calvino è stato il nome di punta dello stand italiano alla Fiera del libro di Buenos Aires. Del resto, Calvino aveva forti legami con l’Argentina. Era infatti di Buenos Aires la moglie, Esther Judith Singer, detta “Chichita”. Oltre a essere stata la compagna di una vita, Singer era una validissima traduttrice: è grazie anche alla sua sapiente supervisione che l’opera di Calvino ha superato i confini italiani con edizioni di valore.
Naturalmente, Calvino ci ha messo del suo, tanto che oggi è considerato uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento, al pari di Carlo Emilio Gadda, Elsa Morante o Pier Paolo Pasolini.
Ma che scrittore è stato, Italo Calvino? Di sicuro uno eclettico. Nell’arco di circa quarant’anni, dall’esordio nel 1947 fino alla morte nel 1985, Calvino ha spaziato tra generi e approcci, dimostrando una straordinaria creatività.
Il suo primo roman
“Se ci fosse da fare una rapina, indosserei l’abbigliamento da rider, perché siamo completamente invisibili”. È questa l’amara verità di un giovane rider italiano, che sorride beffardo davanti alla telecamera.
Una constatazione tutt’altro che retorica, perché è questa una delle caratteristiche su cui si sofferma il documentario Life is a Game, realizzato da Laura Carrer e Luca Quagliato. Gli autori hanno intervistato 13 rider di diverse nazionalità, muovendosi in varie città europee: Atene, Barcellona, Berlino, Milano e Bruxelles.
L’intento degli autori è di mostrare come l’economia regolata da algoritmi e piattaforme — la cosiddetta gig economy — abbia un pesante influsso negativo sulla vita delle persone, creando nuove forme di precariato e alienazione. Un altro aspetto è quello della gamification, che nel documentario viene rappresentata attraverso la fiction animata di una rider.
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