Nella primavera del 2019, Narendra Modi, dopo aver governato l’India in qualità di primo ministro per cinque anni, era candidato a un secondo mandato. La sua vittoria, all’epoca, non era affatto scontata, dopo che il suo partito, nel dicembre dell’anno precedente, aveva ottenuto risultati deludenti nelle elezioni locali di ben tre stati.
Secondo vari analisti, per poter governare nuovamente, Modi avrebbe dovuto tessere nuove alleanze. Le urne, invece, regalarono una chiara vittoria al Partito del Popolo Indiano, la formazione politica del primo ministro uscente. Non c’era dubbio: Modi si era ormai conquistato una solida posizione nel panorama politico indiano, storicamente dominato dal Partito del Congresso, e dalla famiglia Nehru–Gandhi. Per consolidare attorno a sé il consenso popolare, aveva usato la carta del nazionalismo induista.
Dopo altri cinque anni di governo Modi, il nazionali
Mario Draghi è pronto per una nuova sfida? Se lo sono chiesti in molti, in questi giorni, dopo aver ascoltato il discorso che l’ex premier ha pronunciato il 16 aprile scorso a La Hulpe, in Belgio, in occasione della “Conferenza di alto livello sul pilastro europeo dei diritti sociali”.
Molte persone, anche al di là degli ambienti dell’alta politica e della diplomazia, ricordano Mario Draghi per un fatto, in particolare. Un fatto legato al suo ruolo di presidente della Banca Centrale Europea, carica che ha ricoperto dal 1º novembre 2011 al 31 ottobre 2019. Il 26 luglio 2012, in un intervento a Londra, in piena crisi del debito sovrano europeo, Draghi annunciò che la BCE avrebbe fatto “tutto il necessario — “whatever it takes” — per salvare l’euro e la stabilità europea. La strategia, come si sarebbe visto, ebbe successo.
Qualche anno più tardi, nel febbraio del 2021, un’altra grave crisi
Ricordo bene i tempi in cui, a tarda sera, guardavo spesso Rainews24, il canale della TV pubblica italiana dedicato all’informazione a ciclo continuo. Telegiornali e programmi di approfondimento. Contenuti interessanti e informativi, orientati all’esposizione obiettiva dei fatti. Il tono era neutro; lo stile espositivo dei giornalisti, pacato e professionale. Ricordo pure l’ultima volta che mi sono sintonizzata su quel canale. Sarà stato circa un anno fa, e l’atmosfera era cambiata. La deferenza verso il governo Meloni era evidente, permeava ogni cosa come una fitta nebbia invernale.
Il fatto che il governo Meloni abbia messo le mani sulla Rai, naturalmente, non deve stupire. Sin dalla sua creazione, la Rai — essendo la società concessionaria del servizio pubblico radiofonico e televisivo — ha sempre fatto gola alla politica. Chi controlla l’informazione controlla l’opinione pubblica, si
Dopo cinque anni di successi come conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo, Amadeus aveva bisogno di misurarsi con “nuove sfide professionali e personali”. Con “nuovi sogni”. Questa, almeno, è la motivazione che il popolare conduttore televisivo ha voluto dare, a livello ufficiale, per spiegare la sua decisione di lasciare la Rai.
Lo scorso 15 aprile, tanto Amadeus come la Rai hanno messo fine alle indiscrezioni che circolavano da giorni, su giornali e reti sociali, comunicando ufficialmente la conclusione, imminente, del loro rapporto di collaborazione, un fruttuoso sodalizio che durava da molto tempo. Tre giorni dopo, il 18 aprile, Amadeus annunciava il suo passaggio a un’emittente privata, Warner Bros. Discovery, con un impegno iniziale di 4 anni. Il contratto firmato da Amadeus con la multinazionale statunitense prevede la conduzione di programmi sul canale Nove e la c
Che direbbe quell’antico frammento di carta, se potesse parlare? Chissà, forse esprimerebbe orgoglio. E sollievo. In fondo, ha avuto fortuna. Sarebbe potuto finire nel caminetto del grande maestro. O volare da una finestra aperta, rubato dal capriccio del vento, per atterrare, poi, sulle strade polverose della Firenze rinascimentale, dove l’avrebbe di certo calpestato il piede di un passante frettoloso, o lo zoccolo di un cavallo.
E invece, eccolo lì, tanti secoli dopo, nel cuore di Manhattan, al numero 20 di Rockefeller Plaza, sede della prestigiosa casa d’aste Christie’s. Ammirato e riverito. Desiderato da collezionisti raffinati e danarosi.
Per lui, mercoledì 17 aprile 2024, si è scatenata una vera battaglia. Tanto che il prezzo base stabilito dai responsabili di Christie’s è diventato presto solo un lontano ricordo. 6.000-8.000 dollari. Una cifra quasi offensiva, nella sua eccessiva p