Stando alla narrazione ufficiale, il cancelliere tedesco si trovava a Parigi per una breve vacanza in compagnia della moglie. Ed ecco, allora, l’invito di Macron: una cena a quattro, con le rispettive consorti, la sera del 2 maggio. Una cena intima, quasi clandestina. Teatro dell’incontro: La Rotonde, storica brasserie di Montparnasse, molto amata dal presidente francese.
La cena, tuttavia, non è stata affatto un semplice momento di relax. Con ogni probabilità, al tavolo Macron-Scholz si è parlato di politica. Del ruolo che l’Unione europea dovrebbe adottare in questo cupo momento storico e, naturalmente, della visita a Parigi del presidente cinese Xi Jinping, in programma il 6 e 7 maggio.
Che avrà detto sul tema Scholz, che il mese scorso ha realizzato un viaggio ufficiale a Pechino? Sarà stato loquace, o parco di parole? Nel suo viaggio, Scholz è apparso piuttosto morbido con Xi. Di ce
Tra le campagne elettorali che ho visto negli anni, ricordo, con grande nitidezza, quella per le elezioni politiche del marzo 1994. Studiavo scienze politiche all’università, e mi sentivo attratta dalla dimensione propagandistica del fenomeno. Dalle strategie comunicative messe in atto dai candidati, e dai professionisti che curavano la loro immagine, per convincere gli elettori a votare per il loro progetto. Un pomeriggio, poco prima del voto, presi la mia Olympus e andai a fotografare i manifesti elettorali che popolavano le strade della mia città. Quell’anno, c’era una novità — un nuovo protagonista — nel panorama politico italiano, scosso da un’ondata di scandali che aveva spazzato via il sistema di potere che aveva dominato il paese nel secondo dopoguerra. Quella novità aveva il nome di un famoso imprenditore immobiliare e mediatico: Silvio Berlusconi. Nei manifesti elettorali, un B
Il 1° maggio 1994 era una bella domenica di primavera. Calda, piena di sole. Tutto era pronto, all’autodromo di Imola, per il gran premio di Formula 1 di San Marino. Il ruggito dei motori riempiva l’aria e la gente, in attesa, chiacchierava allegra. Molti erano venuti da lontano per assaporare dal vivo quel meraviglioso spettacolo fatto di emozioni brucianti e perfezione tecnica. Quella miscela di ambizione, antagonismo, velocità pura, coraggio e autocontrollo. Presto, i più grandi campioni del mondo avrebbero sfrecciato nel circuito. Ayrton Senna, Michael Schumacher, Gerhard Berger, Damon Hill.
Ma quella domenica all’apparenza così felice avrebbe segnato una ferita, una cicatrice indelebile, nella storia della Formula 1, e nella memoria collettiva.
Alle 14 e 17 minuti, la Williams del brasiliano Ayrton Senna andava a sbattere, a oltre 200 chilometri orari, contro il muro della curva Tamb
Un suo amico e collaboratore, il critico d’arte Francesco Bonami, ha per lui parole entusiastiche: “L’artista italiano più famoso dopo Caravaggio”, l’ha definito. Certo, un’esagerazione, mossa dalla simpatia e, probabilmente, dalle regole del marketing. Ma un granello di verità, in quest’affermazione, c’è. Proprio come Michelangelo Merisi, Maurizio Cattelan, con le sue opere, non lascia indifferente nessuno.
In questi anni, Cattelan ci ha regalato una narrazione visiva esuberante, fatta di citazioni ironiche, voli concettuali e sarcastiche provocazioni. Il tutto orientato alla critica delle mille ipocrisie delle nostre società. Come non ricordare America, il water in oro massiccio — arguta critica di quest’epoca vanitosa e consumista — che, nell’autunno del 2016, fu esposto in uno dei bagni del Guggenheim di New York? O Comedian, la banana che divenne la protagonista assoluta di Art Base
Nel 1959, il pittore olandese, naturalizzato americano, Willem de Kooning, genio dell’action painting, si trovava in Italia. Un viaggio fruttuoso, che l’avrebbe portato a conoscere Roma. E poi Napoli, Pompei, Amalfi e l’isola di Capri.
Un viaggio ricco di stimoli. De Kooning ebbe modo di contemplare l’arte italiana — la barocca, la rinascimentale, gli affreschi antichi — e di conoscere alcuni dei più famosi artisti locali dell’epoca, protagonisti di una ricerca estetica in sintonia con la sua. Come Alberto Burri e Toti Scialoja. O come Afro Basaldella, nel cui studio realizzò il ciclo Black and White Rome.
Con la sua storia, e con l’edonismo del miracolo economico postbellico, l’Italia lo affascina profondamente. Tanto che, dieci anni dopo, nell’estate del 1969, de Kooning ripete l’esperienza.
Quei due viaggi sono oggi il centro della mostra Willem de Kooning e l’Italia, allestita nelle sa