Giovedì 16 maggio, nel suo primo viaggio all’estero dopo la “rielezione” dello scorso marzo, Vladimir Putin, su cui pesa un mandato di arresto da parte della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra, era a Pechino per una visita di Stato, su invito del suo “caro amico” Xi Jinping.
L’incontro tra i due leader ha presentato il solito copione: grande sfoggio di sintonia, anche a livello personale, tra sorrisi e parole di reciproco apprezzamento, in un’atmosfera di cinismo sfacciato. Cinismo di cui Putin aveva dato prova già alla vigilia del suo viaggio, lodando, in un’intervista ai media statali cinesi, il “genuino desiderio” di Pechino di collaborare alla soluzione del conflitto ucraino.
Lo scorso 5 maggio, nel pomeriggio, Xi atterrava a Parigi, prima tappa di un viaggio che l’avrebbe portato anche in Serbia e in Ungheria, due paesi morbidi con Mosca. Emmanuel Macron approfittav
Dopo un’estenuante serie di rinvii, conferme, e nuovi rinvii, il 28 gennaio 2016, il disegno di legge Cirinnà, un progetto legislativo sul riconoscimento delle unioni civili, veniva finalmente messo al voto nell’aula del Senato.
Il progetto di legge — che prendeva il nome della senatrice Monica Cirinnà, ideatrice e prima firmataria del testo — presentava due parti. La prima, la più interessante a livello sociale, riguardava le coppie omosessuali e contemplava, tra le altre cose, la stepchild adoption, cioè la possibilità per il “genitore sociale” di adottare il figlio, naturale o adottivo, del partner.
Proprio questo punto del testo, quello sull’adozione per le coppie omosessuali, si annunciava come uno scoglio. Il tema, infatti, infiammava l’opinione pubblica e alimentava, da mesi, un acceso dibattito politico.
Le formazioni politiche del centrodestra e la Chiesa cattolica avevano espres
Ci sono cose — tra queste, alcune abitudini sociali — che sembrano normali… fino a quando non si fa un passo indietro, e si osserva, con calma, dall’esterno, il contesto nel quale tali abitudini hanno preso forma. La distanza, quasi per magia, offre una prospettiva nuova. Un invito alla riflessione, e al pensiero critico.
Facciamo un esempio semplice: in Italia, per tradizione, nei cinema, soprattutto nel circuito commerciale, si proiettano film con i dialoghi doppiati. Questo significa che, nelle sale, il pubblico non ascolta la voce degli attori impegnati nei film, ma quella di altrettanti doppiatori. La cosa, che in molti paesi sarebbe inconcepibile, in Italia è considerata del tutto normale. Io stessa ho visto film come Pulp Fiction, American Beauty o The Talented Mr. Ripley, nel momento della loro uscita nelle sale, con i dialoghi doppiati. E, lo confesso, all’epoca, essendo abituat
La storica dell’arte portoghese Amel Olivares non ha dubbi. Dopo un lungo periodo di studio in collaborazione con monsignor José Manuel del Río Carrasco, esperto in conservazione dei beni culturali, ha raggiunto una conclusione che, se fosse confermata, aggiungerebbe un nuovo, emozionante, tassello al grande mosaico del Rinascimento italiano.
Quel tassello è un dipinto di medie dimensioni — un olio su tela di lino — che, secondo Olivares, sarebbe opera di Michelangelo Buonarroti, unico esempio dell’uso di tale tecnica nella produzione del Maestro.
Lo scorso 14 maggio, Olivares ha presentato i risultati della sua analisi a Roma, presso la Sala della Stampa estera. L’opera, nota come Il Giudizio universale di Ginevra perché custodita nel caveau di una banca della nota città svizzera, contiene 33 figure. Tra queste, spicca quello che, secondo la studiosa portoghese, sarebbe un autoritratto d
Le prime indiscrezioni risalgono all’autunno dell’anno scorso. Bill Gates, si diceva, aveva deciso di investire nel patrimonio immobiliare della costa ligure, comprando Villa San Giorgio, meglio conosciuta come “il Castello di Portofino”. Che avrebbe fatto con quello splendido edificio d’epoca medievale? La risposta sembrava quasi scontata: l’avrebbe trasformato in un hotel di lusso. Un’ottima idea, dal punto di vista economico. Logica, allettante. Ma il fondatore di Microsoft, per una volta, era forse stato un po’ superficiale, e non aveva messo in conto che il suo sogno immobiliare si sarebbe scontrato con un potente antagonista: la burocrazia italiana.
Lo scorso 29 aprile, come ha scritto il Corriere della Sera, oltre 66 milioni di euro “sono arrivati nei conti, presso Intesa Sanpaolo Private Banking, della famiglia di assicuratori genovesi Garrè, i venditori dell’immobile”. A firmare