Ondate di calore intense, e sempre più frequenti. Siccità prolungate. Alluvioni. Incendi boschivi. Scioglimenti dei ghiacci. Uragani feroci. Tutti questi fenomeni estremi hanno lasciato un segno, spesso indelebile, in quest’anno che si sta concludendo.
Lo scorso maggio, l’Emilia-Romagna, una delle regioni più ricche e produttive d’Italia, è stata colpita da alluvioni devastanti. Piogge torrenziali, e prolungate, hanno causato l’esondazione di numerosi fiumi, trasformando campagne e città in un immenso lago grigio. Centinaia di comuni sono stati colpiti, con danni ingenti a infrastrutture, abitazioni e attività economiche. Le immagini della catastrofe, con le strade trasformate in fiumi, le case sommerse dall’acqua e molte persone costrette a rifugiarsi sui tetti, hanno sconvolto l’Italia e il mondo intero. Altrettanto sconvolgenti le immagini delle alluvioni che hanno travolto la regione
Lo scorso sabato sera sono stata a vedere uno spettacolo teatrale ispirato al monologo di Molly Bloom, il flusso di coscienza che conclude l’Ulisse di James Joyce. Prima di iniziare a leggere le dense pagine che, senza l’appoggio della punteggiatura, danno vita a quel torrente di pensieri ribelli, l’attrice che dava voce, e corpo, al personaggio ha chiesto agli spettatori di spegnere il cellulare. Ha atteso qualche secondo, poi ha mosso due passi verso il centro del palcoscenico, dove l’attendeva un leggio illuminato dal cono di luce di un solo riflettore.
Un momento ancora, poi la narrazione: una corsa di ricordi e colorate associazioni mentali. Quanto tempo era passato prima che, in fondo alla sala, squillasse un cellulare? Tre, cinque minuti? Silenzio. Poi, nuovamente, uno squillo. “Non ci posso credere”, sussurrava la donna seduta alla mia destra, scuotendo il capo esterrefatta.
Sì,
Ieri pomeriggio, al supermercato, ho notato che la signora in fila per le casse davanti a me aveva nel carrello uno strano assortimento di oggetti. Una bottiglia d’acqua, due bottiglie di birra grandi, e un’infinità di dolciumi: biscotti e merendine, vari tipi di cioccolato, un panettone con l’uvetta.
In questo periodo natalizio, la città è oltremodo affollata e fare la spesa richiede una buona dose di pazienza. Il tempo passato in fila per la cassa si dilata. Nell’attesa, lo smartphone è un alleato: si fa una telefonata, si dà un’occhiata a un giornale online, poi, inevitabilmente, si finisce nel vortice delle reti sociali. Ma se l’attesa è davvero lunga…beh, allora, il nostro sguardo si posa su ciò che ci circonda.
Difficile non notarlo: i supermercati tendono a riempire lo spazio in prossimità delle casse con dolci e altri oggetti pericolosi e invitanti. Il ragionamento è semplice: il
L’altro giorno, un’amica polacca mi chiedeva la ricetta di un tipico piatto natalizio italiano. Voleva preparare qualcosa di buono per i suoi genitori, in visita in Italia da Varsavia. Sembra incredibile, ma la domanda, sulle prime, mi ha messo in difficoltà. Non sono — né mai sarò, credo — una gran cuoca. Ammiro, e invidio bonariamente, chi ha talento tra i fornelli, chi dedica energia e tempo alla creazione di piatti elegantemente elaborati, ma sento che la cucina… non è il mio forte.
“Dai, fatti venire in mente qualcosa di interessante”, mi dicevo, mentre andavo col pensiero ai Natali del passato, alla ricerca di un colore, un sapore, un profumo.
Improvvisamente, un’illuminazione. Ma certo! Avrei potuto parlare delle lenticchie.
Di facile cottura, sana, nutriente e saporita, la lenticchia è molto presente sulle tavole italiane in ogni stagione dell’anno. A dicembre, però, con l’avvici