Polemiche sui rifiuti nucleari, che nessuno vuole sul proprio territorio
28 January 2021
| Stefano: | Da alcune settimane, si parla molto di rifiuti radioattivi e del rifiuto di governatori e sindaci di accoglierli nelle proprie regioni. La discussione ha iniziato a prendere piede lo scorso 5 gennaio, quando la società di Stato Sogin, responsabile dello smantellamento e della bonifica delle centrali nucleari in Italia, ha pubblicato una lista di 67 siti, idonei a ospitare il Deposito Nazionale di rifiuti radioattivi. |
| Milena: | È vero! La vicenda ha suscitato un acceso dibattito pubblico. Prima di parlare delle polemiche, però, forse bisognerebbe parlare brevemente dello sviluppo dell’energia atomica nel nostro Paese. |
| Stefano: | Hai ragione! Beh, allora dico subito che lo sfruttamento dell’energia nucleare in Italia ha avuto luogo tra il 1963 e il 1990. All’epoca sul territorio italiano erano attive quattro centrali nucleari, localizzate nei territori di Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Basilicata. Nel 1987, però, un referendum abrogativo, nato sull’onda emotiva del disastro della centrale ucraina di Chernobyl, ne ha decretato la chiusura definitiva. Da anni le centrali italiane sono soggette a un lento e laborioso processo di smantellamento e smaltimento di qualsiasi cosa vi si trovi all’interno, compresi migliaia e migliaia di metri cubi di scorie radioattive. La mappa delle aree idonee alla costruzione dei depositi di stoccaggio dei materiali provenienti dalle centrali nucleari per un periodo di almeno 300 anni, era pronta già dal 2015. Tuttavia, è stata resa nota ai cittadini solo qualche settimana fa, dopo che la società Sogin ha avuto l’autorizzazione dal governo. |
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