Emmanuel Macron delinea la nuova ‘politica africana’ della Francia
Nella serata di lunedì 27 novembre Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, ha accolto il presidente francese Emmanuel Macron, che ha scelto questo paese come prima tappa di un veloce ma ambizioso tour africano --tre giorni in tutto-- che proseguirà poi nella Costa d'Avorio e nel Ghana. Un viaggio nel quale Macron intende delineare il quadro della ‘politica africana’ del suo quinquennio presidenziale. Una politica che vuole dare voce alle nuove generazioni.
E in quest’ottica, il Burkina Faso non è affatto una scelta casuale. “Questa è una nuova tappa nella nostra relazione con il vostro paese e l’intero continente africano”, ha detto Macron ai giornalisti, durante la conferenza stampa inaugurale. “Il Burkina è il simbolo delle aspirazioni democratiche della gioventù africana. La vitalità democratica dei giovani di questo paese rappresenta il volto del continente che vogliamo vedere nei prossimi anni”, ha continuato il presidente francese, riferendosi alla rivolta popolare che nell’ottobre 2014 ha deposto l’ex presidente del paese, Blaise Compaoré, mettendo fine a un soffocante regime di stampo militare che durava da 27 anni.
Luigi Di Maio, ovvero il potere dell’errore
31 anni, un diploma al liceo classico, un corso di laurea in giurisprudenza iniziato e mai completato e dieci anni di militanza politica alle spalle. Luigi Di Maio, il più giovane vicepresidente della Camera dei deputati nella storia della Repubblica italiana, lo scorso settembre ha vinto le primarie del suo partito, il Movimento 5 Stelle (M5S), diventando così il candidato premier alle elezioni politiche del 2018.
Ma Di Maio è famoso in Italia anche per le sue gaffe linguistiche e i suoi (numerosi) passi falsi in campo storico-culturale. In una lunga sequenza di interviste televisive ed esternazioni social, negli anni, Di Maio ci ha regalato un’ampia collezione di errori nell’uso del congiuntivo, abbinata ad un’interpretazione quanto mai ‘elastica’ del lessico e della consecutio temporum. Per non parlare poi degli scivoloni di tipo storico, come quello che l’ha visto trasferire mentalmen
Francia, rubato un famoso autoritratto del pittore italiano Giorgio de Chirico
Un’opera di valore inestimabile. Un furto spettacolare. Commesso, molto probabilmente, con un semplice coltello da cucina. In pieno giorno, molto probabilmente. Composizione con autoritratto, un dipinto realizzato nel 1926 dal pittore italiano Giorgio de Chirico, era custodito nel Museo di Belle Arti di Béziers, una piccola città della Francia del Sud.
Il museo si trova nel centro storico della città e ospita una collezione d’arte che spazia dal Medioevo alla contemporaneità. Tra le opere più salienti, alcuni disegni di Géricault e Delacroix. E… il de Chirico rubato, appunto. La vera star del museo.
Il furto ha avuto luogo giovedì 16 novembre, ma la triste notizia è stata annunciata con oltre una settimana di ritardo dalle autorità francesi. Forse per strategia investigativa, forse… per l’imbarazzo di dover dare al pubblico una notizia così incresciosa.
A dare il primo allarme, un custode
Milano, giocare a tennis… in chiesa
San Paolo Converso è una chiesa sconsacrata, situata nel centro di Milano, all’incrocio tra corso Italia e via Sant’Eufemia. La chiesa, uno splendido edificio barocco, ricco di marmi, quadri e affreschi, venne sconsacrata nel 1808 in base a un editto napoleonico. In seguito a un restauro conservativo e grazie alla sua eccellente acustica, negli anni ‘30 del secolo scorso l’edificio venne convertito in una sala per concerti di musica sacra. Poi, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, divenne uno studio di registrazione, ospitando, tra le altre, le splendide voci di Maria Callas e Mina. Dal 2014 lo studio di architettura CLS architects l’ha trasformato in uno spazio dedicato alla creatività e alla sperimentazione artistica contemporanea.
Ora, dal 3 novembre al 16 dicembre, San Paolo Converso ospita un’installazione dell’artista statunitense Asad Raza. Untitled (Plot for Dialogue), questo i
Calcio italiano, è il momento di allargare i nostri orizzonti mentali
Dopo lo shock di lunedì 13 novembre, la drammatica notte in cui la nazionale italiana di calcio maschile, segnando un misero pareggio per 0-0 con la squadra della Svezia, non è riuscita a qualificarsi per la Coppa del Mondo che si giocherà il prossimo anno in Russia, la delusione collettiva era palpabile. Era dal lontano 1958 che gli azzurri non perdevano un torneo di qualificazione mondiale, e il ricordo delle loro vittorie più recenti --quella del 1982 in Spagna contro l’allora Germania Ovest e quella contro la Francia, ai mondiali di Germania del 2006-- era ancora vivo nella memoria collettiva.
Sgomento. Lacrime di dolore e frustrazione, la sera del 13 novembre. E poi… le accuse incrociate, le immancabili polemiche sulle reti sociali dove un po’ tutti si improvvisavano nel ruolo di commissari tecnici e fini analisti di tattiche di gioco, in un’atmosfera da apocalisse.
Eppure, gli appa