“L’unica cosa che mi consola è l’idea che, nel secolo scorso, dopo gli anni dell’influenza spagnola, sono arrivati i ruggenti anni ‘20”, mi diceva, un paio di settimane fa, la mia amica Natalia, scrittrice e costumista per il teatro. “Sì… è vero…”, ricordo di averle risposto, senza molta convinzione.
Poi, una sera, la settimana scorsa, mentre leggevo il Guardian, le parole di Natalia mi sono tornate in mente, all’improvviso. Un articolo, citando il lavoro svolto dal professor Nicholas Christakis — medico e sociologo dell’Università di Harvard, noto per le sue ricerche sui determinanti socioeconomici, biosociali ed evolutivi del comportamento e della salute — esplorava il medesimo argomento, con una prospettiva del tutto simile a quella della mia amica.
Christakis da tempo studia l’impatto di reti sociali e interazioni sulla biologia umana. E sulla pandemia del coronavirus, lo scorso ot
Dicembre, tradizionalmente, è il mese delle riflessioni e dei bilanci. Il mese in cui giornali e riviste amano pubblicare un’infinità di classifiche. I dischi più ascoltati, i migliori film, le serie televisive più amate dell’anno. Le fotografie più rappresentative degli ultimi 12 mesi. E anche quest’anno è arrivata, puntuale, la classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nei centri urbani italiani.
Una classifica con molte novità, quella stilata per il 2020 dal prestigioso quotidiano economico-finanziario milanese. Il che non dovrebbe stupirci, dato che, negli ultimi mesi, la nostra vita è cambiata radicalmente. Dallo scorso febbraio, infatti, siamo stati sottoposti a un flusso incessante di informazioni negative: contagi, attività economiche a rischio e relazioni sociali sospese. Tutto questo, naturalmente, non poteva essere ignorato nello sviluppo di una classifica sulla qual
A quasi duemila anni dalla violenta eruzione vulcanica che, nel 79 dopo Cristo, la sepolse sotto uno spesso strato di lapilli e cenere, Pompei continua a svelare nuove meraviglie. L’ultimo di questi tesori è un termopolio, uno spaccio di cibo e bevande simile agli stand di street food dei nostri giorni.
Gli scavi nell’area dove è emerso il termopolio hanno avuto inizio nel 2019 e lo scorso 26 dicembre, dopo mesi di paziente lavoro, l’équipe interdisciplinare diretta dal professor Massimo Osanna, direttore del parco archeologico di Pompei, ha reso ufficiale la notizia. Una sorpresa, e uno splendido regalo di Natale.
A rendere quanto mai preziosa la scoperta, non solo l’ottimo stato di conservazione degli affreschi che decorano il lato esterno della struttura, ma anche i numerosi resti di cibo, per lo più di origine animale, rinvenuti nei contenitori incastonati nel bancone: anatre, maial
Ha infranto le norme del regime. I codici ufficiali, e quelli implicitamente accettati da una società abituata da sempre a chinare il capo. L’ha fatto con coraggio, nel nome del diritto alla salute e all’informazione. Ma per questo suo coraggio, ora, sta pagando un caro prezzo.
All’inizio di quest’anno, Zhang Zhan, un’avvocata di trentasette anni, aveva deciso di andare, in qualità di giornalista indipendente, a Wuhan, epicentro di quella che sarebbe poi diventata la pandemia del Covid-19. Da lì, aveva pubblicato diversi video su WeChat, Twitter e YouTube. Aveva voluto documentare scene di caos e sofferenza negli ospedali. Raccontare il disorientamento delle persone confinate in casa e, più in generale, il clima di censura che circondava la misteriosa malattia. Le sue erano immagini che smentivano la narrazione offerta dal regime di Xi Jinping, intento ad occultare la gravità del problema
Una sigaretta tra le dita e lo sguardo fisso sulla pila di fogli che si regge, in equilibrio instabile, sulle sue ginocchia, Carlo accavalla le gambe sulla scrivania, le suole polverose delle scarpe in bella vista, e si mette in posa per la foto. Lì per lì, potrebbe sembrare un personaggio di un romanzo di Raymond Chandler. Magari proprio lui, il mitico detective Philip Marlowe. Ma sulla parete alle sue spalle c’è un dettaglio che lo tradisce: la fotografia di un uomo con i baffi e un paio di occhiali dalla montatura scura. Quell’uomo è suo padre, uno dei più importanti editori italiani del secondo dopoguerra.
Due le passioni che dominarono la vita di Giangiacomo Feltrinelli, il padre di Carlo. Quella per i libri, unita a un fiuto letterario infallibile, e quella per l’azione politica.
La prima lo portò, nel 1954, a fondare la casa editrice che ancora porta il suo nome. Un’avventura che