Ricordo che nella primavera del 2020, mentre l’Italia era immersa nella prima ondata della pandemia del Covid, mi era capitato fra le mani un articolo del New Yorker, pubblicato qualche mese prima. L’articolo, citandone il titolo in inglese — The Third Reich of Dreams —, parlava di un libro scritto da una giornalista tedesca, Charlotte Beradt, all’epoca del regime nazista. Il volume, escludendo a priori ogni ambizione di tipo scientifico, era una sorta di diario corale, un’esplorazione del paesaggio onirico, dell’inconscio collettivo, di un popolo costretto a vivere nella morsa di un totalitarismo capace di penetrare persino i sogni, notte dopo notte. Nel corso del suo progetto di ricerca, Beradt aveva raccolto le testimonianze di oltre trecento berlinesi, un campione eterogeneo che comprendeva studenti, avvocati, operai e casalinghe. Ne era emerso un inquietante mosaico di figure e simb
Un tale successo sarebbe stato impensabile l’anno scorso. O anche solo qualche mese fa. All’epoca, la sinistra francese, lacerata da mille ambizioni individualistiche, sembrava psicologicamente incapace di raggiungere un accordo. Una sintonia che le consentisse di affrontare la battaglia per le elezioni presidenziali in modo compatto.
Ma, come sappiamo, nella vita, è (anche) grazie agli errori che si impara, che si cresce. E Jean-Luc Mélenchon, leader della formazione di sinistra radicale La France Insoumise, degli errori politici della sinistra francese, sembra aver fatto davvero tesoro. Senza rinunciare alle sue ambizioni personali, beninteso. Anzi, sfruttando al massimo l’ottimo terzo posto conquistato al primo turno elettorale, lo scorso 10 aprile.
Mélenchon, infatti, ha saputo ampliare la formazione che aveva creato nel dicembre del 2021 per alimentare la sua candidatura alla preside
È il pomeriggio del 3 giugno e un sole vivace tinge di luce dorata ogni cosa. Tutto è pronto, a Belluno, per il comizio di Oscar De Pellegrin, candidato sindaco per il centrodestra, sostenuto con forza dalla Lega. Siamo a Piazza dei Martiri, davanti al Caffè Deon, un luogo storico, accogliente, le pareti affrescate con delle scene rurali che ricordano un po’ i dipinti Pieter Bruegel il Vecchio.
In realtà, non proprio tutto è pronto per l’evento. Il microfono gracchia dispettoso e De Pellegrin, assistito nell’impresa dal presidente della regione Veneto, Luca Zaia, si affanna per farlo funzionare. E poi, c’è l’assenza del segretario della Lega, Matteo Salvini, inspiegabilmente in ritardo.
Eccolo, finalmente. Salvini. Scende da un’automobile ostentando un’aria tranquilla, camicia bianca sbottonata a sfoggiare la sua collana preferita: un rosario con una croce di legno. Si ferma un attimo, sor
Trieste, una città che pure, negli ultimi anni, ha dimostrato una certa passione per le statue — chi passeggia per le vie del centro può infatti ammirare, in versione bronzea, il poeta Umberto Saba, lo scrittore James Joyce e il poliedrico Gabriele D'Annunzio —, si è fatta precedere da Milano al momento di rendere un omaggio scultoreo a una delle sue cittadine più illustri, l’astrofisica Margherita Hack. Una mancanza imperdonabile.
Eppure ora, nell’anno in cui si festeggia il centenario della nascita della celebre scienziata, l’amministrazione comunale e diverse realtà culturali della città, finalmente, sembrano muoversi nella direzione giusta.
Nei giorni scorsi, Margherita Hack, fiorentina di nascita e triestina d’adozione, è stata ricordata a Trieste con tutti gli onori: percorsi divulgativi multimediali, spettacoli teatrali, incontri a carattere scientifico. Tra questi, una conferenza
Il 9 giugno 1815, dopo mesi di lavori, si concludeva nel castello di Schönbrunn, sede della casa imperiale d’Asburgo, il Congresso di Vienna. Scopo dichiarato della conferenza, alla quale avevano partecipato le principali potenze europee dell’epoca, era quello di ripristinare il rigido assetto monarchico dell’ancien régime sul continente europeo, profondamente trasformato dalla rivoluzione francese del 1789 e dal periodo napoleonico. Tra le novità geopolitiche introdotte dai notabili riuniti nella reggia di Schönbrunn, c’era il Regno Lombardo-Veneto, concepito, come stato vassallo di Vienna, dal principe von Metternich, cancelliere dell’impero. Capitale del nuovo regno: Milano.
Ma il progetto reazionario dei nostalgici dell’ancien régime dovette presto scontrarsi con la realtà. I milanesi mal tolleravano la dominazione straniera e, col passare degli anni, il loro scontento si fece via via