Raqqa è quasi libera, ma la guerra all’Isis è tutt’altro che terminata
“Assalto finale a Raqqa”. “Sempre più vicina la fine della roccaforte dello Stato Islamico”. “Jihadisti in fuga”. Questi sono solo alcuni dei titoli, con cui i più importanti quotidiani italiani hanno riportato la notizia della conquista del cuore amministrativo dell’Isis ad opera delle milizie curde alleate degli Stati Uniti.
Dal gennaio del 2014 Raqqa è diventata per i jihadisti la capitale del loro autoproclamato Stato islamico. Per più di tre anni è stata un centro di comando, di propaganda e, soprattutto, di arruolamento. Da qui sono passati moltissimi volontari stranieri, i cosiddetti foreign fighters, provenienti prevalentemente dai paesi dal nord Africa e anche dall’Europa. Secondo il quotidiano il Corriere della Sera, al massimo livello della sua espansione, tra il 2014 e il 2015, l’Isis avrebbe reclutato all’estero quasi 40 mila persone.
Gli Stati Uniti lasciano l’Unesco
Dato l’impegno dell’Unesco di promuovere la collaborazione scientifica e l’educazione a livello internazionale, la scelta presa giovedì 12 ottobre dal presidente Donald Trump e dal suo entourage appare come uno schiaffo alla cultura.
Secondo i giornali la decisione dell’amministrazione Trump, per quanto clamorosa, non giunge a sorpresa dopo le numerose contestazioni rivolte dal presidente americano all’Unesco, tacciata di essere un’organizzazione “filo-palestinese e anti-israeliana”. A far precipitare la situazione sarebbe stata una risoluzione risalente allo scorso luglio, con cui si negava la sovranità di Israele sulla città di Gerusalemme vecchia e Gerusalemme est.
Quello che mi chiedo è: perché sono dovuti passare tre mesi prima di rendere pubblica questa decisione? Si tratta di tempistiche normali per situazioni come questa, o c’è dell’altro?
Volendo essere un po’ cinici, potremmo pens
Il New Yorker e la polemica sugli edifici fascisti in Italia
Ruth Ben-Ghiat, docente di Italian Studies presso la New York University, giovedì 5 ottobre, ha pubblicato sul New Yorker un articolo in cui si chiede perché in Italia sopravvivano così tante opere architettoniche di epoca fascista.
L’articolo, in particolare, prende di mira il Palazzo della Civiltà italiana, che sorge nel quartiere romano dell’Eur. Un edificio in cemento armato e travertino a forma di parallelepipedo, in cui in ognuna delle quattro facciate si inseriscono 54 archi. Ragion per cui, il palazzo è stato ribattezzato Colosseo quadrato.
Sebbene l’edificio ricordi il famoso Anfiteatro Flavio, Ben-Ghiat lo definisce come “una reliquia di una aberrante aggressione fascista”, in riferimento alla crudele campagna militare che l’Italia realizzò in Etiopia negli anni Trenta.
Un simbolo di crudeltà, spiega Ben-Ghiat, da cui gli italiani anziché prendere le distanze, ristrutturano, sigl
Il sindacato di Vicenza avvisa i presidi: niente comunicazioni extra orario
Ricordo che, quando andavo a scuola, ogni tanto, nel bel mezzo della lezione, ai miei insegnanti venivano recapitate le cosiddette circolari, ovvero comunicazioni cartacee che contenevano ordini, disposizioni o informazioni inviate dal preside.
Tali circolari potevano essere lette soltanto durante gli orari di lavoro ma oggi, con l’avvento di Internet, questa limitazione è stata superata. Nella maggior parte degli uffici, così come nelle scuole italiane, sms, e-mail e messaggi WhatsApp sono diventati i mezzi di comunicazione più usati.
Una rivoluzione tecnologica che, da una parte, ha sancito l’estinzione delle tradizionali comunicazioni cartacee e, dall’altra, ha segnato la scomparsa di quel netto confine tra lavoro e tempo libero.
Lo scorso 2 ottobre il quotidiano La Repubblica ha pubblicato la notizia del provvedimento della segreteria provinciale della Cgil di Vicenza - in particolare,
Il cioccolato di Modica chiede il riconoscimento Igp all’Ue
Modica è un comune che sorge nella parte sud-orientale della Sicilia, in provincia di Ragusa, e vi garantisco, perché ho avuto modo di visitarla, che è da considerare tra i luoghi più caratteristici e meravigliosi d’Italia.
Sono state tante le cose che mi hanno affascinato di questo luogo: il fatto che sorge su un altopiano all’interno di una vallata molto profonda, l’architettura barocca, la luce del sole capace di creare colori incredibili ma, soprattutto, mi sono tanto piaciuti i sapori intensi della cucina locale.
Questa cittadina siciliana, infatti, oltre a vantare un ricco patrimonio storico e culturale, possiede un vasto repertorio gastronomico, risultato dell’influenza delle diverse culture dei popoli che l’hanno dominata. Tra questi bisogna ricordare gli spagnoli, i primi a introdurre in Sicilia il cacao e le sue tecniche di lavorazione. Un prodotto che oggi è una delle più impor