Siamo arrivati alla fine di quel mese che gli italiani chiamano “marzo-pazzo”, con riferimento al tempo imprevedibile. Purtroppo non è stato il clima incerto a sconvolgerci la giornata, bensì l’ennesimo episodio di violenza del fondamentalismo jihadista. Senza perdere tempo, dunque, mi precipito a discutere insieme a voi degli attentati terroristici di Bruxelles.
Gli attentati a Bruxelles e la disparità sociale
Un evento, purtroppo, previsto da tempo: martedì 22 marzo l’Europa e il mondo si sono svegliati con le notizie degli attentati terroristici di Bruxelles. Alle otto di mattina due kamikaze si sono fatti esplodere in prossimità del banco check-in della compagnia American Airlines dell’aeroporto internazionale di Zaventem. Un’ora più tardi un forte boato ha scosso una città già nel caos: alcuni ordigni sono esplosi nel cuore istituzionale dell’Unione Europea, in un punto della linea metropolitana tra le stazioni di Maelbeek e Shuman. I numeri del drammatico bilancio sono ormai ben noti: più di 30 morti e 340 feriti.
È innegabile che per un lungo istante la vita spensierata degli europei è stata avvelenata da un forte sentimento di paura. “Dopo New York, Madrid, Londra, Parigi, adesso anche Bruxelles” si chiede la gente, “quale sarà il prossimo obiettivo della follia jihadista”?
Spring Break: Barack Obama sceglie l’Avana
La settimana scorsa è stata davvero speciale per i cittadini dell’Avana, ricca di eventi straordinari! Innanzitutto la visita di due giorni di Barack Obama, il 21 e il 22 marzo, dopo 88 anni dall’ultima visita di un presidente americano sull’isola, poi la partita di baseball amichevole tra la nazionale cubana e i Tampa Bay Rays e infine venerdì, il primo concerto sull’isola della storica band dei Rolling Stones.
“What a wonderful week”, avrà sicuramente commentato qualche giornalista radiofonico a stelle e strisce. Mentre posso immaginare i vecchietti seduti nei caffè di Cuba, con sigari alla mano, che iniziano le loro conversazioni dicendo: "Eh sí, las cosas están cambiando"…
Effettivamente per la gente anziana, che la rivoluzione l’ha vissuta e pure combattuta, deve aver fatto davvero una certa impressione sentire parlare così apertamente di libertà, democrazia e della volontà di
Marco Pantani: un caso che ancora fa male
Lunedì 14 marzo la Procura di Forlì ha comunicato le conclusioni dell’inchiesta sul caso di doping, che scosse il mondo del ciclismo italiano nel 1999 e che coinvolse il ciclista più forte del momento: Marco Pantani.
Pantani o “il pirata”, come era soprannominato simpaticamente dai tifosi, è stato un’atleta speciale per gli italiani. Ha saputo emozionare più di ogni altro ciclista, era un grande scalatore e l’ultimo atleta ad aver vinto nello stesso anno, il ’98, il Giro d’Italia e il Tour de France.
Nel ‘99 a Madonna di Campiglio il fortissimo Marco Pantani si trovava in testa a due tappe dal termine della corsa ma, a causa di un valore di ematocrito nel sangue superiore al limite consentito, fu sospeso per 15 giorni. Di conseguenza, perse la gara.
L’atleta italiano, però non accettò il verdetto e iniziò a parlare di complotto, pur non creduto da nessuno.
Questo episodio seg
Trapianto di reni: la compatibilità non è più un problema
Ci sono centinaia di persone al mondo che soffrono di gravi problemi ai reni e che ogni giorno vivono nell’angosciante attesa di ricevere un nuovo organo compatibile. La lista è lunga, i tempi estenuanti. I più fortunati aspettano due anni, altri dieci. Altri, purtroppo, hanno scarsissime possibilità di ottenere un trapianto e si aggrappano alla vita con la dialisi.
Ci sono pazienti, infatti, che hanno un sistema immunitario talmente sensibile ai tessuti provenienti da altri essere umani, che è quasi impossibile per loro trovare un organo compatibile. Sono i loro stessi anticorpi, infatti, a rifiutare il nuovo rene per un naturale meccanismo di difesa.
Come dice un famoso detto italiano: “La speranza è l’ultima a morire”, anche per questi malati sono in arrivo buone notizie dall’America.
Mercoledì 9 marzo il New England Journal of Medicine ha pubblicato i risultati di uno studio
Giorgio Armani: basta alle pellicce di animali
“Sono lieto di annunciare che il Gruppo Armani ha assunto un deciso impegno per l’abolizione dell'uso di animali da pelliccia nelle proprie collezioni". È con queste parole che martedì 22 marzo Re Giorgio, come viene chiamato dagli appassionati di moda, ha annunciato ufficialmente la produzione di prodotti al cento per cento “fur free”.
Questa notizia non ha suscitato tanto scalpore, Armani, infatti, non è il primo stilista a passare all’uso di materiali sintetici eco-friendly. La famosa casa di moda italiana, infatti, è solo l’ultima aggiunta di un nutrito elenco di stilisti come Calvin Klein, Ralph Lauren, Tommy Hilfiger, Hugo Boss e Stella McCartney, nota sostenitrice dei diritti degli animali.
Qualcuno di voi potrebbe commentare: “Beh, allora si tratta di un annuncio che non ha nulla di clamoroso”…
E no cari amici, il nome di Giorgio Armani domina l’Olimpo della moda intern