Boston come Wuhan, con gli spazi del Quincy Market a fungere da focolaio, come fece, allo scoppio della pandemia del Covid-19, l’immenso mercato ittico dell’ormai nota città cinese? La domanda, di certo provocatoria, arriva su Twitter, martedì 18 ottobre. A porla — come ricordava, lo scorso 7 novembre, il quotidiano francese Le Monde — Alina Chan, biologa molecolare presso il Broad Institute.
All’origine del commento della dottoressa Chan, la pre-pubblicazione dei risultati di un esperimento realizzato da un gruppo di ricercatori della Boston University. Nucleo del progetto: la creazione di una variante del virus SARS-CoV-2 che combina le caratteristiche del ceppo Omicron, molto contagioso ma poco virulento, con una variante meno contagiosa, ma molto più letale, risalente all’inizio della pandemia. Risultato della fusione? Un agente patogeno estremamente pericoloso, in grado di piegare ef
Il primo capitolo di questa storia inizia tra la primavera e l’estate del 2013. E ha come protagoniste due ragazze. Due ragazze minorenni della Roma elegante, la Roma dei Parioli. Una vita agiata, ottime scuole, tanti amici. Eppure, per un intricato groviglio di motivi, quelle due ragazze, a un certo punto, infilano un cammino oscuro. Narcisismo. Curiosità. Voglia di bruciare le tappe e assaporare in fretta l’indipendenza della vita adulta. Noia.
All’inizio, tutto sembra un gioco, una sfida. Le settimane centrali dell’estate scivolano via, nel calore indolente della capitale deserta. La nuova, pericolosa, avventura delle due amiche è ancora un fenomeno sporadico. Tra agosto e settembre, però, l’avventura assume un profilo più definito. Diventa sistema, business.
A quel punto, insospettita da alcuni dettagli, la madre di una delle due ragazze, la più grande, presenta una prima denuncia ai
Di certo, Sandro Veronesi — architetto per formazione, scrittore per passione — sa inventare storie che conquistano. Che piacciono ai lettori, alle severe giurie dei premi letterari e al volubile mondo del cinema. Due volte vincitore del prestigioso premio Strega. Nel 2006, con Caos calmo. Poi, di nuovo, nel 2020, con Il colibrì. Un doppio onore toccato, prima, solo al poeta Paolo Volponi. Un onore poi tradotto in successo sul grande schermo.
Dopo essere stato presentato in anteprima mondiale, a Toronto, lo scorso settembre, Il Colibrì, opera della regista romana Francesca Archibugi, ha inaugurato, a ottobre, l’edizione 2022 della Festa del cinema di Roma. Un gran bagno di folla, e di attenzione, che ha fatto da preludio all’uscita della pellicola nelle sale di tutta Italia, venerdì 14 ottobre.
Marco Carrera, il personaggio al centro della storia, è un medico, un oculista affermato. È un
Un giorno d’agosto del 1972, Stefano Mariottini, un giovane romano appassionato di immersioni subacquee, stava esplorando le acque al largo di Riace Marina, una cittadina sulla costa ionica della Calabria, nella terra che un tempo fu la Magna Grecia.
Stefano si trovava a circa 230 metri dalla riva, quando, improvvisamente, vide spuntare dalla sabbia, a 8 metri di profondità, una forma scura. “Sembra un braccio”, pensò, avvicinandosi inquieto. Quella forma era, in effetti, un braccio. Il braccio di bronzo di un’antica statua, persa nel mare da secoli.
Le statue, in realtà, erano due. Due figure maschili alte circa 180 centimetri. Due guerrieri dai muscoli perfettamente cesellati. Uno giaceva in fondo al mare supino. L’altro era coricato su un fianco, un piccolo scudo sul braccio sinistro. Quella coppia di guerrieri — i “Bronzi di Riace” — sarebbe presto diventata famosa in tutto il mondo.
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