Alla fine, la temuta onda rossa repubblicana si è rivelata una bassa marea.
I pronostici e i sondaggi per le elezioni di metà mandato avevano lasciato intendere un netto successo dei Repubblicani. Il New York Times aveva persino pubblicato, alla vigilia del voto, una serie di consigli su come ridurre lo stress elettorale, tanto era diventato sofferto l’appuntamento elettorale.
Del resto, per tradizione, le elezioni di metà mandato favoriscono l’opposizione. Inoltre, la presidenza Biden si è trovata ad affrontare scenari molto difficili, che hanno influito negativamente sui consensi. Oltre alla pandemia del Covid, infatti, la Casa Bianca ha dovuto fare i conti con l’inflazione e l’invasione russa dell’Ucraina.
Tuttavia il voto ha dato delle indicazioni ben precise: i Democratici hanno tenuto al Senato, mentre il vantaggio dei Repubblicani alla Camera appare molto ridotto.
Ad aver arginato
“L’uccellino è libero”. Così ha twittato, lo scorso 28 ottobre, Elon Musk, formalizzando a modo suo una notizia bomba: l’acquisto di Twitter.
Il social network americano, molto usato da governi, giornalisti, accademici, politici e attivisti, ha sempre rivestito una grande importanza nell’ecosistema dell’informazione mondiale. Perciò il passaggio di quella piazza digitale da società quotata in borsa a società privata ha destato, fin da subito, preoccupazione.
Una preoccupazione cominciata ad aprile, quando Musk è diventato azionista di maggioranza di Twitter, e ha lanciato una proposta d’acquisto, poi ritirata. Ne è seguito un contenzioso legale che si è concluso a fine ottobre, quando Musk ha sborsato 44 miliardi di dollari ed è diventato proprietario della compagnia.
Tuttavia, a poche settimane di distanza, i più esperti stanno già notando come non sia tanto Twitter a essere uscito dalla
Pen International è una delle più importanti associazioni internazionali di scrittori. Oltre a promuovere la cooperazione e l’amicizia tra letterati, promuove la libertà di espressione e interviene quando uno scrittore vede questo principio basilare a rischio.
È proprio quello che è successo con l’appello apparso su un quotidiano italiano, e firmato dal direttore di Pen International, Burhan Sonmez. Sonmez ha chiesto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di ritirare una denuncia per diffamazione presentata nel 2020 contro lo scrittore e giornalista Roberto Saviano.
Perché Meloni ha denunciato Saviano? Tutto nasce da una trasmissione televisiva dove è intervenuto lo scrittore. Saviano in quell’occasione ha usato una parola molto forte per apostrofare quei politici populisti che, come Meloni, usano una propaganda aggressiva contro migranti e richiedenti asilo, trattandoli come “in
“Dalle stelle alle stalle” è un’espressione che gli italiani usano per indicare il passaggio repentino dal successo alla rovina.
L’espressione calza perfettamente per descrivere la storia di Kellify. Una startup di Genova che si è fatta strada in un settore molto innovativo della tecnologia, quello dell’intelligenza artificiale.
Fondata nel 2017, nel 2021 Kellify era stata persino segnalata dal Financial Times tra le startup più promettenti del momento. Quel genere di classifiche sono il fiore all’occhiello di chi opera nel settore, perché spendibili per chiedere finanziamenti, far presa su potenziali investitori. La reputazione, nell’economia digitale, è una moneta pregiatissima.
In pochi anni, Kellify era così riuscita a espandersi, arrivando ad aprire sedi negli Stati Uniti, in Svezia e in Corea del Sud. Il tutto, grazie soprattutto al carisma e all’intraprendenza del fondatore di Kelli
Uno dei tanti miti dello sport è quello legato al sacrificio a ogni costo. Ottenere risultati richiede disciplina, dedizione e costanza, ma tutto ciò spesso si confonde con l’idea che, per vincere, si debba soffrire.
In un contesto di sofferenza elevata a mito, può succedere che le eventuali angherie degli allenatori non vengano percepite come tali. Che la fiducia tra allenatore e atleta aiuti il primo a trasformarsi in aguzzino.
Questo discorso, purtroppo, è tutt’altro che teorico. Lo dimostra, per esempio, il caso di Nina Corradini, ex promessa della ginnastica ritmica che nel 2021 ha lasciato la nazionale italiana. Di recente, è stata la stessa Corradini a confessare le ragioni della sua scelta, raccontando gli abusi a cui sarebbe stata sottoposta durante gli allenamenti. Abusi e pressioni psicologiche che non riguardavano solo i risultati da raggiungere, ma anche peso e forma fisica,