E così, alla fine, Lula ha sconfitto Bolsonaro nel secondo turno delle elezioni presidenziali. Una lotta all’ultimo voto, con l’ex sindacalista che ha battuto il presidente uscente per pochi punti percentuali, pari a circa 2 milioni di voti.
Come avviene in ogni lotta, ci sono stati anche colpi bassi. Molti. Durante tutta la campagna, Bolsonaro aveva lasciato intendere di non voler riconoscere l’eventuale sconfitta, sventolando l’accusa di possibili brogli e chiamando a raccolta i propri sostenitori per “difendere la democrazia”. Una tattica in parte già vista con le presidenziali americane, con Trump pronto a seminare dubbi su brogli e complotti, cercando con ogni mezzo di sovvertire il risultato delle urne.
In Brasile, la polizia federale, vicina a Bolsonaro, è persino intervenuta in alcuni distretti elettorali considerati tradizionalmente vicini a Lula, il giorno delle elezioni, ostac
“COP” negli anni è diventata una sigla sempre più importante. In inglese, indica la “Conferenza delle parti”, ossia la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
Ad ogni Conferenza, le speranze di miliardi di persone si concentrano su un gruppo internazionale di leader ed esperti. L’obiettivo è sempre lo stesso: contrastare l’emergenza climatica, mitigarne gli effetti e ridurre il più possibile le emissioni che avvelenano il pianeta.
Parliamo di problemi che dovrebbero essere la priorità di qualunque paese. Eppure, anno dopo anno, la Conferenza sul clima manca gli obiettivi indicati dalla comunità scientifica. Un po’ come nel film Don’t look up: sappiamo che un asteroide sta per colpire la Terra, sappiamo dove e quando colpirà, ma nonostante ciò non riusciamo a fare quanto servirebbe.
Così a ogni Conferenza si accompagnano anche contestazioni e critiche, in particolare quell
Solo qualche anno fa, i Måneskin sembravano un gruppo di ragazzi come tanti. Ragazzi che si avvicinano alla musica mentre cercano di capire cosa faranno davvero nella vita.
Un video di quattro anni fa, diventato ora virale, li mostra mentre, ancora sconosciuti, suonano per strada per le vie di Roma. Nessuno, allora, poteva immaginare che quel gruppo avrebbe poi vinto Sanremo e l’Eurovision, proiettandosi ai vertici della scena musicale globale. Tour mondiali, code chilometriche fuori da stadi e arene. Persino una band coreana, le Rolling Quartz, che canta in italiano il successo sanremese dei Måneskin, Zitti e buoni.
L’Italia è un paese noto per il suo ricchissimo patrimonio artistico. Tuttavia, in particolare negli ultimi anni, gestire un simile tesoro sembra diventato sempre più difficile. I motivi sono diversi, e tra questi c’è sicuramente una certa pigrizia nel valorizzare le novità,
L’opera è un genere musicale tutto italiano, tanto che in molte lingue questa parola non viene tradotta. Non è un genere per tutti i palati, ma di sicuro vi sarà capitato almeno un film dove i personaggi assistono a spettacoli teatrali, e sul palco si vede un tenore struggersi mentre la sua voce vibra possente. Ecco: quella è l’opera.
È alla fine del Cinquecento che, a Firenze, un gruppo di artisti cerca una nuova forma di recitazione che possa attualizzare l’antica tragedia greca. Quella di Sofocle, Eschilo ed Euripide. L’idea è di fondere insieme il meglio di tutte le arti, dando vita a una rappresentazione magnifica e complessa, che omaggi tutte le Muse.
Da quell’idea, nel corso del tempo, si è via via sviluppato un genere che ha preso piede nei teatri di tutta Europa, dando fama e gloria a una lunga tradizione di compositori. Tra questi, un ruolo di primo piano spetta a un italiano vis
La campagna elettorale in Italia si è conclusa con le elezioni del 25 settembre, mentre il 22 ottobre ha giurato davanti al presidente della Repubblica il nuovo governo, presieduto da Giorgia Meloni. In così poco tempo, è ovviamente difficile giudicare l’operato del governo, o del nuovo Parlamento.
Possiamo però registrare una tendenza significativa, almeno per il momento. E no, non penso al numero di leggi presentate, o di decreti approvati. Né ai consensi secondo i sondaggi. Mi riferisco, piuttosto, alla recente fuga di politici e partiti italiani da TikTok. Secondo i dati disponibili, infatti, molti tra i principali account politici hanno drasticamente ridotto l’attività sulla piattaforma cinese. Molti sono addirittura scomparsi.
Tra questi ultimi, figura l’account del Partito Democratico, ovvero il principale partito di opposizione. Lo stesso vale per Matteo Renzi, che, oltre a esser