L’annuncio, a Kiev, è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Un’amara sorpresa. La Polonia, finora partner più che mai attivo nella fornitura di armi, ha cambiato idea. Pur assicurando il governo ucraino quanto al rispetto degli impegni già presi, dei contratti già firmati, Varsavia ha reso noto che intende presto interrompere tali forniture.
Ma come? Proprio la Polonia? La Polonia che, dall’inizio dell’invasione russa, era stata un fulgido esempio per tutti — il paese europeo più energico nel sostenere militarmente la resistenza ucraina — abbandona ora la linea della solidarietà? Certo, quella del governo polacco era sempre stata una solidarietà calcolata, strategica, animata dalla diffidenza e dall’ostilità nei confronti di Mosca. L’Ucraina in lotta era ben consapevole di essere vista da Varsavia come uno stato cuscinetto, una barriera protettiva rispetto agli appetiti imperiali del C
Più di trecento capolavori. Una collezione che sfiora il miliardo di dollari. Opere firmate dalle mani più audaci e creative del XX secolo, come Picasso, Monet, Matisse, Modigliani, Degas, Magritte, Schiele, Kandinsky, Giacometti, Burri, Fontana. Ma anche i grandi nomi della scena londinese — Francis Bacon, Lucian Freud, Paula Rego — e le meraviglie di Kazimir Malevich e Natalia Goncharova.
Non c’è dubbio, Roman Abramovich ha ottimi gusti in fatto di opere d’arte. Dell’oligarca russo più noto in Occidente, proprietario, fino al 2022, del Chelsea Football Club, finora, conoscevamo la passione per il calcio e le barche di lusso. Ora, grazie a un’inchiesta nota come Oligarch Files, è possibile aggiungere un nuovo tassello al ritratto del controverso imprenditore.
All’origine delle informazioni, un delicato lavoro di ricerca realizzato grazie a una collaborazione tra il quotidiano britannico
L’antipatia della destra italiana per Christian Greco, il prestigioso egittologo che dal 2014 è direttore del Museo Egizio di Torino, ha radici antiche. Io ricordo ancora l’insensato attacco lanciato contro lo studioso qualche anno fa da Giorgia Meloni, all’epoca all’opposizione.
Era il febbraio del 2018, e Meloni era a Torino per una serie di appuntamenti in vista delle elezioni legislative del 4 marzo. In perfetto stile populista, la leader di Fratelli d’Italia aveva pensato di fare un po’ di polemica, criticando un’iniziativa promossa dal prestigioso museo torinese, che offriva, per un periodo limitato, uno sconto alle coppie di lingua araba che volessero visitare la sua collezione. La promozione, solo uno dei tanti progetti ideati dal museo per aumentare il flusso delle visite, si inseriva nel contesto di una campagna volta a stimolare lo scambio e la pacifica convivenza tra culture.
Che a Eike Schmidt, lo storico dell’arte tedesco che dal novembre 2015 ricopre la carica di direttore delle Gallerie degli Uffizi, piacesse intervenire nel dibattito pubblico… lo si era già capito.
In un’intervista a La Nazione, nel 2021, Schmidt aveva lanciato l’idea di “una tassa per i locali di street food che costringono i loro clienti a mangiare per strada”. Una misura presto ribattezzata, con la fantasia guizzante della stampa nostrana, come “tassa sul panino”.
“Chi mangia per strada causa dei costi alla collettività, perché le strade vanno poi pulite. Noi agli Uffizi puliamo il loggiato due volte al giorno: olio e ketchup non fanno bene alla pietra serena”, aveva detto, in quell’occasione, il prestigioso storico dell’arte, dimostrando una spiccata comprensione dei problemi più pratici e mondani della vita.
Ma l’unto e le briciole dei panini, ovviamente, non sono l’unico cruccio d
Autenticare un’opera d’arte è un'avventura. Un percorso affascinante e complesso, a volte esaltante, a volte colmo di delusioni. Di dubbi. Per non parlare, poi, della trappola dell’autoinganno, ovvero del rischio, sempre presente, di leggere la realtà in modo da confermare ipotesi, e vanità, personali. Negli ultimi anni, con il crescere impetuoso dell’intelligenza artificiale, si è voluto credere che ora, finalmente, dubbi e rischi potessero svanire, come per magia.
Le cose non sono così semplici. Lo dimostra il recente duello a distanza tra due gruppi di ricerca impegnati ad analizzare un noto, e misterioso, dipinto su tavola: il Tondo de Brécy.
Lo scorso 24 gennaio, la BBC pubblicava una notizia sorprendente: il Tondo de Brécy, a lungo ritenuto una copia di un capolavoro di Raffaello — la Madonna Sistina, un olio su tela conservato oggi nella Gemäldegalerie di Dresda —, era, in realtà, o