Kim Jong-un non viaggia spesso, e raramente lascia il suo paese. Quando lo fa, preferisce spostarsi in treno, una vecchia tradizione di famiglia, risalente al nonno Kim Il Sung, capostipite della feroce dinastia che regge il paese con pugno di ferro dal 1948. L’attuale leader supremo nordcoreano è arrivato in territorio russo lo scorso martedì, a bordo di un treno verde bosco, lento e lussuoso. Un treno invulnerabile a colpi di arma da fuoco ed esplosivi, essendo blindato dai finestrini al pavimento, e dotato — stando alle informazioni diffuse dal ministero dell’Unificazione sudcoreano — di “armi d’assalto e un elicottero per le emergenze”. Elementi che spiegano la lentezza del mezzo in questione, che non può viaggiare a più di 60 chilometri orari. Su questa fortezza ambulante, Kim Jong-un si è recato a Pechino nel 2018 e ad Hanoi l’anno successivo, per un vertice — come dimenticarlo? —
Al momento del suo arresto per mano della polizia morale iraniana, il 13 settembre 2022, Mahsa Amini era appena stata ammessa all’università. Voleva studiare legge e immaginava per sé una carriera come avvocato. Originaria di Saqqez, nel Kurdistan iraniano, la ragazza si trovava a Teheran con la famiglia, per una vacanza. Quel giorno, secondo la polizia, Mahsa indossava il velo islamico impropriamente. Condotta in una stazione di polizia, subì un pestaggio violentissimo, entrando in coma. Morì in ospedale il 16 settembre.
Quella di Mahsa Amini sarebbe stata una tragica storia come tante nella quotidianità di un regime che usa la religione come base e pretesto per l’esercizio di un potere assoluto, un regime che fa della repressione un metodo. Una storia che sarebbe scivolata nell’oblio, nel silenzio della rassegnazione collettiva, destinata a vivere solo nella memoria di una famiglia add
L’isola italiana di Lampedusa — venti chilometri quadrati appena, una scheggia di terra color senape nel blu — è più vicina all’Africa che alla Sicilia. Terra calda e soleggiata, accarezzata dal vento. Lì, la stagione turistica va dalla primavera all’autunno, con un picco tra luglio e agosto. In quei due mesi, la popolazione dell’isola si moltiplica. La sera, via Roma, la via principale, si popola di voci allegre. Bar, ristoranti, negozi di souvenir aprono le loro porte fino a tardi.
Non lontano da tutta quella spensierata allegria, il panorama è ben diverso. Piccole barche di legno stracariche affollano il mare, in attesa di raggiungere la riva. Sul molo Favaloro, file di migranti attendono con pazienza il loro turno davanti a personale sanitario e forze dell’ordine, che diranno loro dove andare.
Andranno all’hot spot di Lampedusa, la prima tappa della loro nuova vita europea. Un centro
Il governo Meloni ha messo gli occhi su Odessa, e sembra fare sul serio. Lo prova la visita realizzata gli scorsi 6 e 7 settembre da una delegazione di nomi eccellenti del mondo della cultura, della diplomazia e della politica. Obiettivo ufficiale del viaggio? Collocare l’Italia nel ruolo di attore principale nella ricostruzione delle bellezze architettoniche dello storico porto sul Mar Nero. A cominciare dalla Cattedrale della Trasfigurazione, crudelmente ferita da un bombardamento russo lo scorso 23 luglio.
Casco giallo in capo, i rappresentanti della delegazione italiana hanno passeggiato, pensierosi, nel cuore della cattedrale devastata. A rappresentare arte e cultura, c’erano il prestigioso architetto e urbanista Stefano Boeri, creatore del Bosco verticale di Milano e presidente della Triennale, e il giornalista Alessandro Giuli, presidente del MAXXI, il museo che Roma ha dedicato al
Con la televisione, il professor Alessandro Barbero — esperto in storia del Medio Evo e, dal 2002, docente ordinario di Storia medievale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale — vanta una relazione di vecchia data.
O forse dovremmo parlare di una relazione di vecchia data con la Rai. Con la società che gestisce in esclusiva il servizio pubblico radiotelevisivo italiano, Barbero ha cominciato a collaborare nell’ormai lontano 2007. È stato, inizialmente, consulente per diversi programmi divulgativi, tutti molto amati dal pubblico. Poi, nel 2013, ha fatto un balzo in avanti, divenendo conduttore del programma a.C.d.C. - Dall’Homo Sapiens a Napoleone, trasmesso su Rai Storia. Sempre su Rai Storia, nel 2020, il professore ha condotto il documentario Alighieri Durante, detto Dante —una specie di antipasto dei progetti di studio, eventi e c