Sempre più spesso, su giornali e riviste, mi capita di leggere degli articoli che, sulla base dell’osservazione del panorama attuale, avanzano ipotesi sul futuro delle dinamiche del lavoro, soprattutto nelle grandi città. La conclusione è sempre la stessa: nel prossimo futuro, anche una volta superata l’emergenza coronavirus, le imprese punteranno, sempre di più, sul telelavoro. Insomma, in altre parole, quella che era emersa come una rapida reazione a una situazione di crisi, poco a poco, diverrà la norma. La nuova realtà.
Queste conclusioni non mi sorprendono affatto. Anzi, devo dire che, già un paio di mesi fa, con l’apparire del lockdown in Italia e in altri paesi d’Europa, avevo immaginato uno scenario di questo tipo. Di fatto, ricordo di aver commentato la cosa, all’epoca, con diversi amici. Alcuni di loro erano entusiasti all’idea. Altri… un po’ meno. Gli entusiasti del telelavoro
Il primo a dare la notizia ufficiale è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei servizi di intelligence esterna. Silvia, ti aspettiamo in Italia!”, ha scritto il premier lo scorso 9 maggio sul suo profilo Twitter. Si chiudeva così, nel migliore dei modi, la storia di un sequestro di persona che per 18 mesi aveva lasciato l’Italia intera con il fiato sospeso.
Per capire questa vicenda dobbiamo fare un passo indietro nel tempo, e tornare, per un momento, all’autunno del 2018. A quell’epoca, Silvia Romano, una giovane volontaria milanese, si trovava in Kenya, dove lavorava per Africa Milele, una piccola ONG attiva nel campo della cooperazione per l’infanzia.
La sera di martedì 20 novembre, un gruppo di uomini armati aveva fatto irruzione a Chakama, un villaggio a circa 80 chilometri dalla città costiera di Malindi
È la sera dell’8 maggio e Pierfrancesco Favino sorride raggiante. Ha appena vinto, come miglior attore protagonista, il David di Donatello, un prestigioso premio assegnato dall'Accademia del Cinema italiano. La cerimonia di premiazione è trasmessa in diretta su Rai1, ma candidati e ospiti si trovano tutti a casa loro, collegati via Skype o Zoom.
Favino è stato premiato per la sua (impeccabile e meravigliosa) interpretazione nel film Il Traditore, diretto da uno dei grandi nomi del cinema italiano, il regista Marco Bellocchio.
Il personaggio al centro del film di Bellocchio è Tommaso Buscetta. Per alcuni, un collaboratore di giustizia. Per altri, appunto, un traditore. Negli anni ‘80 del secolo scorso, Buscetta, conosciuto anche come ‘il boss dei due mondi’, sferrò un colpo gravissimo alla mafia siciliana, o ‘Cosa nostra’.
Arrestato in Brasile nell’ottobre del 1983, ed estradato in Itali
La mia amica Anita è un’appassionata di cucina. Le piace sperimentare, osare, esplorare ogni giorno nuove ricette. Le piace pure fotografare le sue creazioni. “Vorrei tanto aprire un blog, ma, sai come vanno queste cose, tra l’ufficio, la palestra e le serate con gli amici, non ne ho davvero il tempo”, mi diceva spesso, con un sorriso vagamente colpevole.
Ora, in questa primavera dominata dalla minaccia del Covid-19, Anita, come tutti noi, si è improvvisamente trovata a vivere una realtà quotidiana del tutto nuova: smart working… niente palestra… niente shopping in centro… niente serate con gli amici. Una realtà più lenta, fatta di mura domestiche e brevi visite al supermercato. E un sacco di tempo libero. Insomma, in questa primavera di lockdown, Anita non aveva più nessuna scusa per non lanciare, finalmente, il suo blog di cucina.
Tutto è cominciato il 12 aprile, la domenica di Pasqua. Q
In questi giorni si è parlato molto del successo del cosiddetto ‘modello veneto’ nell’ambito della lotta al Covid-19. Un modello basato sull’uso massiccio di tamponi e un capillare tracciamento dei contagi. Per questo, da un po’ di tempo a questa parte, Luca Zaia — presidente della Regione Veneto dal 2010 (poi rieletto nel 2015) — desta grandi passioni. Chi lo apprezza afferma che è merito suo, e della sua capacità di leadership, se il numero dei contagi è rimasto relativamente basso nella regione da lui amministrata. Chi lo critica, invece, attribuisce il relativo contenimento dei contagi all’efficienza e alla solidità del sistema sanitario regionale. Ossia ai medici, agli infermieri e alla comunità scientifica locale.
Io sospetto che la verità, come spesso accade, stia nel mezzo. Ovvero nella collaborazione, nel coordinamento tra Palazzo Balbi e l’apparato sanitario regionale.
Ad ogni m