George aveva 46 anni e, prima che il Covid gli portasse via il lavoro, faceva la guardia di sicurezza in un ristorante con pista da ballo, il Conga Latin Bistro. Amava la musica hip-hop, il basket e il football americano. Qualche anno fa, aveva lasciato Houston, la sua città natale, per trasferirsi a Minneapolis, dove aveva raggiunto alcuni amici di vecchia data. Cercava una nuova vita, un po’ di serenità.
Ma George Floyd, che tutti ricordano come un uomo mite e generoso, a Minneapolis è morto, lo scorso lunedì 25 maggio, dopo essere stato arrestato in una via commerciale, accusato di aver usato una banconota da venti dollari falsa. È morto dopo essere stato ammanettato e immobilizzato con la faccia premuta contro l’asfalto, e il collo schiacciato dal ginocchio di un agente di polizia.
Derek Chauvin, questo il nome del poliziotto, l’ha soffocato lentamente, mantenendo la pressione sul s
Pochi artisti hanno saputo dare forma all’incertezza, all’angoscia esistenziale della contemporaneità, meglio del pittore norvegese Edvard Munch. Molte delle sue opere sviluppano, con atmosfere cupe e visceralmente allucinate, questo tema. Sera sul viale Karl Johan… Ansia… Golgota. E, fra tutte, l’Urlo, la più celebre delle sue creazioni.
In questo momento storico, il capolavoro di Munch sembra incarnare alla perfezione la crisi che stiamo attraversando, le nostre inquietudini, il senso di vertigine che molti di noi provano nel pensare al futuro.
Ma se oggi vi parlo dell’urlo più famoso della storia dell’arte è per un motivo che, più che con l’introspezione psicologica, ha a che fare con la scienza.
Tra il 1893 e il 1910, Munch dipinse diverse versioni dell’opera. Quattro, per l’esattezza. La più recente, attualmente conservata al Museo Munch di Oslo, da tempo presentava dei problemi.
Le
Per gli antichi greci, il concetto di salute coincideva con quello di equilibrio, fisico e mentale. Un’idea poi ripresa nella Roma antica. Mens sana in corpore sano, scriveva il poeta Giovenale nelle sue Satire, criticando la ricerca della gloria e delle ricchezze materiali, uno dei ‘passatempi’ preferiti di molti suoi contemporanei.
Da allora, le cose non sono certo cambiate. Oggi, come un tempo, l’essere umano tende a venerare il successo economico, dimenticando la sua fragilità esistenziale. Il suo essere parte di un insieme infinitamente più grande.
Lo sa bene la virologa Ilaria Capua, direttrice del One Health Center of Excellence, dell’Università della Florida. Un centro che, come spiega lei, studia la salute come ‘sistema’, sviluppando “idee e proposte interdisciplinari per il co-avanzamento della salute dell’uomo, degli animali, delle piante e dell’ambiente”.
Con una laurea cum l
L’idea fluttuava nell’aria da tempo. Il 29 marzo scorso, Alessandro Michele — il geniale stilista che dal 2015 è direttore creativo della casa di moda Gucci — pubblicava sul profilo Instagram della maison la prima tappa di quello che sarebbe stato un percorso introspettivo dal titolo davvero poetico: Appunti dal silenzio.
“La tragedia che stiamo vivendo sta aprendo nuovi spazi di riflessione. (…) Ci siamo scoperti piccola cosa. (…) Abbiamo soprattutto capito di essere andati fuori misura. Ci siamo creduti altro rispetto alla natura, più furbi e onnipotenti. L’abbiamo addomesticata, dominata, ferita. Abbiamo scatenato Prometeo, e sepolto Pan. (…) Alla fine, ci è mancato il respiro”, scriveva Michele nel primo post della serie.
Qualche giorno dopo, il 7 aprile, lo stilista romano pubblicava un nuovo messaggio. “Avverto, impellente, la necessità di cambiare molte cose nel mio lavoro”, raccont
L’edizione dell’anno scorso — quella che aveva assegnato il Leone d’oro al Joker di Todd Phillips — aveva suscitato un certo trambusto per l’insofferenza manifestata dalla presidente della giuria, la regista argentina Lucrecia Martel, nei confronti di Roman Polanski, in gara con il film storico J’accuse.
Per quanto riguarda l’edizione 2020 della Mostra del cinema di Venezia, invece, possiamo immaginare che le polemiche, se ci saranno, si muoveranno in un territorio completamente diverso: quello delle misure prese per garantire lo svolgimento della manifestazione nel rispetto del diritto alla salute di tutte le persone coinvolte nell’evento.
Come sappiamo, il Covid-19 ha causato enormi disagi al mondo dello spettacolo — e della cultura, in generale —, congelando iniziative e progetti di ogni tipo, in tutto il pianeta. Sbarrando le porte di musei, cinema e teatri. Annullando fiere, festival