Non indossa la divisa il detenuto P01135809. Sfoggia gli abiti di sempre: camicia bianca, abito blu, cravatta rosso vivo. I colori della bandiera, della patria. La sua chioma color platino brilla, illuminata dall’alto da un’intensa luce artificiale. I suoi occhi celesti ci fissano torvi, stralunati. Non c’è dubbio: quello sguardo truce promette vendetta, una nuova battaglia. “Questa è una parodia della giustizia!”, dirà poi, uscendo dal carcere, indignato. Chiaro come il sole, il messaggio implicito: sono una vittima del sistema, e, in quanto tale, rappresento la gente, l’America genuina, contro l’establishment di Washington —snob, corrotto e assetato di potere—.
In poche ore, la foto segnaletica scattata giovedì 24 agosto a Donald Trump nel carcere della contea di Fulton, in Georgia, è diventata virale, onnipresente e inevitabile, collezionando milioni di visualizzazioni. Commenti, anali
Lo scorso mese di luglio, l’epidemiologo tedesco Karl Lauterbach, ministro della Salute nel governo Scholz, ha fatto arrabbiare un bel po’ di persone in Italia. Sebbene fosse impegnato in un intenso tour delle città d’arte del nostro paese, il ministro ha trovato pure il tempo di coltivare le sue reti sociali. Il 16 luglio, mentre era a Bologna, Lauterbach ha scritto sul suo profilo Twitter: “Ondata di calore spettacolare. (…) Il cambiamento climatico sta distruggendo l’Europa del Sud. È la fine di un’epoca”. Il giorno dopo, visitando la basilica di San Francesco a Siena, Lauterbach ha avuto un’illuminazione: “Bell’edificio medievale. Durante le ondate di calore, le chiese dovrebbero rimanere aperte, nelle ore diurne, e offrire rifugio”. Venerdì 21 luglio, vinto dalla gloriosa bellezza di Roma, il ministro, occhiali da sole e sorriso raggiante, si arrendeva al piacere di un selfie davant
La voce che ogni sera, a Trieste, poco dopo le 7, avverte “la gentile clientela” dello stabilimento balneare La Lanterna che la struttura sta per chiudere si esprime in tre lingue: italiano (con spiccato accento triestino), inglese… e cinese. I tempi cambiano e l’antico stabilimento balneare, aperto ai tempi dell’Impero asburgico, vuole dimostrare di essere un luogo multiculturale e aperto, pronto ad accogliere turisti e residenti locali di origine straniera. Tutti in pace, davanti allo stesso mare e sotto lo stesso sole.
La Lanterna — che tutti, a Trieste, chiamano “Pedocin”, un termine che nel dialetto locale significa “piccola cozza” — è un luogo famoso per una particolarità: è l’unica spiaggia in Europa nella quale gli spazi dedicati a uomini e donne sono stabilmente separati da un muro. Un alto muro bianco che continua, per qualche metro, pure nell’acqua.
Strutturalmente, il Pedocin,
Nato il 7 luglio del 1943 a Fosdinovo — un antico borgo collinare della provincia di Massa Carrara, famoso ancora oggi per il suo bel maniero medievale, il Castello Malaspina — Toto Cutugno veniva da una famiglia culturalmente eclettica. Il padre Domenico, un sottufficiale della Marina, era siciliano. La madre, Olga, era toscana.
Il signor Domenico, che aveva una gran passione per la musica, nel tempo libero suonava la tromba nella banda comunale di La Spezia, la città dove si era trasferito, con la famiglia, per questioni di lavoro. Era stato lui ad avvicinare il piccolo Salvatore, che tutti chiamavano “Toto”, al mondo degli strumenti musicali. La prima tappa, il tamburo, a nove anni. Poi, un percorso in crescendo: la batteria, la fisarmonica, il pianoforte.
Toto Cutugno è morto lo scorso 22 agosto, a Milano, lasciando dietro a sé una scia di commozione e ricordi. Il tipo di ricordi che c
L’emozione di un sacrificio coronato dal successo non ha prezzo. Lo sa bene Gianmarco Tamberi, campione olimpico nel salto in alto ai Giochi di Tokyo 2020 e, da qualche giorno, pure campione del mondo ai mondiali di atletica 2023 di Budapest.
Lo sa bene perché c’è stato un momento, nella sua vita, in cui i successi che poi ha conquistato negli ultimi anni erano apparsi lontani e inafferrabili, come una chimera.
Il 2016 è stato per Gimbo — così lo chiamano amici e colleghi — un anno intenso e complesso, attraversato da soddisfazioni immense, e prove difficili. Il 6 marzo, la medaglia d’oro ai campionati italiani indoor di Ancona. Il 19 marzo, un’altra medaglia d’oro: a Portland, questa volta, ai campionati mondiali indoor. Il 26 giugno, una nuova vittoria, ai campionati italiani di Rieti. Pochi giorni dopo, il 10 luglio, il trionfo ai campionati europei di Amsterdam. Poi, il 15 luglio, l’in