Emilio ha circa quarant’anni, ed è nato in un paesino del Guatemala, non lontano dalla capitale. È arrivato negli Stati Uniti molto giovane, più di vent’anni fa, attraversando il Río Bravo. La sua non è certo stata una decisione impulsiva. Non è facile dire addio alla famiglia, alle piccole abitudini di ogni giorno, per andare verso l’ignoto. Verso un paese immenso e sconosciuto. Ma la vita, in fondo, è fatta di scelte. Ed Emilio, un giorno, ha abbracciato sua madre e i suoi fratelli, ed è salito su un vecchio scuolabus colorato, diretto al Nord. Racconta di aver attraversato il confine col Messico a piedi. Una borsa verde militare nella mano destra, un grande zaino rosso sulle spalle. Gli occhi fissi sull’asfalto, per non vedere quegli spessi nuvoloni grigi che coprivano il cielo.
Oggi Emilio è felice di aver fatto quella scelta. Vive a New York con la moglie, una signora messicana, e tr
Solo le stelle e una pallida luna rotonda illuminavano Cuba la notte del 18 ottobre, la prima di quello che sarebbe stato un blackout lungo quattro giorni.
Chi ha letto i romanzi di Pedro Juan Gutiérrez — soprattutto le storie della Trilogia sporca dell’Avana, ambientate nell’epoca del “periodo speciale” — può immaginare l’atmosfera di angoscia e sfinimento che si respirava nell’isola. O forse no, perché la crisi elettrica dei giorni scorsi è stata persino più grave di quelle degli anni Novanta, quando Cuba, orfana dell’Unione sovietica, si trovò abbandonata a se stessa.
Il 18 ottobre, un guasto alla centrale termoelettrica di Matanzas, la più grande dell’isola, lasciava, improvvisamente, quasi dieci milioni di persone senza elettricità. Costretto a commentare ufficialmente la situazione, il presidente Miguel Díaz-Canel ha provato a calmare il suo popolo, dicendo che il governo stava face
Elena Cattaneo — biologa, farmacologa e, dall’agosto del 2013, senatrice a vita — si batte da tempo contro la “fuga dei cervelli”. Un triste fenomeno che vede, ogni anno, molti giovani altamente qualificati lasciare l’Italia per cercare una vita migliore, a livello professionale e sociale, all’estero. Infinite volte, in questi anni, tanto dal suo seggio a Palazzo Madama, come in numerose interviste su quotidiani e riviste, Cattaneo ha rivolto accorati appelli alla classe politica. Nel settembre del 2019, chiedeva al governo un impegno “per dare un futuro di benessere e di libertà al paese”. Un impegno, specificava la senatrice, fatto di investimenti concreti, e di scelte trasparenti, “nel campo dell’istruzione, della cultura e della ricerca”.
Lo scorso 28 settembre, Elena Cattaneo ha partecipato alla seconda giornata della XIII edizione di Trieste Next, un festival dedicato alla ricerca s
“È giunto il momento di autorizzare i senatori a portare i loro animali domestici a Palazzo Madama”, diceva, a inizio ottobre, Ignazio La Russa, presidente del Senato e cofondatore di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni.
La Russa, come avrebbe specificato in seguito, non si riferiva all’aula del Senato, ma agli uffici dei senatori. Non è la prima volta, in ogni caso, che l’onorevole La Russa si dichiarava favorevole alla presenza di animali nel palazzo progettato nel ‘400 dall’architetto fiorentino Giuliano da Sangallo. “Cani, gatti, uccellini… e, perché no, anche le capre…”, scherzava qualche mese fa.
All’epoca in cui era primo ministro, Winston Churchill era solito portare il suo gatto Nelson alle riunioni di governo. A quanto si racconta, al numero 10 di Downing Street, c'era una sedia dedicata all’amato felino. Una sedia sulla quale nessuno aveva il