Le due visioni del mondo non potrebbero essere più divergenti, soprattutto in merito al tema, sempre più attuale in questi anni agitati, delle migrazioni. Da una parte, il pessimismo di Donald Trump, che, facendo leva sulla paura, dipinge un presente, e un futuro, a tinte fosche, minaccioso. Dall’altra, la narrazione del partito democratico, che, puntando sulle parole e l’esperienza esistenziale di Kamala Harris, delinea una proposta alternativa. Una proposta nella quale l’immigrazione è fonte di ricchezza culturale ed economica. Linfa vitale dell’American Dream.
La scorsa settimana, a Chicago, alla convention democratica che l’ha incoronata ufficialmente come candidata presidenziale, Kamala Harris ha dipinto la possibilità di un futuro luminoso. Un nuovo capitolo “nell’incredibile viaggio che è l’America”. Un capitolo da scrivere insieme, lavorando in armonia. Lontano dal rancore, da da
Delitto in pieno sole, la pellicola che, nel 1960, lanciò Alain Delon nel firmamento internazionale del cinema, comincia in medias res. Nella prima scena del film, tratto dal famoso thriller psicologico di Patricia Highsmith — Il talento di Mr. Ripley —, vediamo Tom Ripley e Dickie Greenleaf, interpretati rispettivamente da Delon e Maurice Ronet, a Roma, seduti al tavolino di un caffè all’aperto. Tom sta scrivendo delle cartoline, imitando alla perfezione la firma dell’amico, che appare divertito da tanta abilità. Dall’atmosfera ilare e complice che emana dalla scena, e da un veloce scambio di battute, capiamo che Tom ha già rivelato il vero motivo che l’ha portato a viaggiare dagli Stati Uniti all’Italia. Il padre di Dickie, un ricco industriale nautico, vuole che convinca suo figlio a tornare a casa, a San Francisco, per occuparsi degli affari di famiglia. Come compenso, il signor Gree
Qualche anno fa, avevo l’abitudine di lavorare, col mio laptop, nelle biblioteche pubbliche della mia città. Mi piaceva la pace che sapevano offrire quei luoghi accoglienti, oasi urbane sospese nel tempo. Amavo la sensazione di fare parte, anche solo per un paio d’ore, di una comunità tranquilla e operosa, alimentata dalla condivisione di abitudini e un insieme di regole tacitamente accettate. C’era la biblioteca famosa, quella che occupava il primo e secondo piano di un palazzo neoclassico affacciato su una via che scendeva verso il mare. Bellissima ed elegante, con i tavoli e gli scaffali di legno antico. Ma la mia preferita era una piccola biblioteca di quartiere: un edificio basso e anonimo, nascosto tra un gruppo di casette e un supermercato, in cima a una collina.
Lì, in una sala piena di luce, tra pareti giallo limone e tavoli di legno chiaro in stile scandinavo, ho passato ore a s
La vetta del kitsch l’ha raggiunta Matteo Salvini nell’estate del 2019. L’estate del Papeete. Mi sembra ancora di vederlo: crocifisso al collo, infradito nere, bermuda a righe bianche e blu. Quell’anno, le immagini del leader leghista in versione DJ — petto nudo, cuffie in testa, mojito in mano — avevano fatto il giro del mondo. Ricordo che, per l’occasione, Salvini ci aveva regalato l’inno nazionale in versione techno. Una cosa davvero imbarazzante, se consideriamo che Salvini, all’epoca, era vicepremier e ministro dell’Interno.
Forte degli ottimi risultati alle elezioni europee di quell’anno, e dei sondaggi sulle intenzioni di voto che lo davano al 38%, il leader leghista si credeva invincibile. L’8 agosto aveva presentato in senato una mozione di sfiducia contro il premier Giuseppe Conte, avviando una crisi di governo. Voleva andare a nuove elezioni, convinto di poter conquistare l’It
I produttori di formaggio italiani — soprattutto quelli che mettono la loro firma su due eccellenze come il parmigiano reggiano e il grana padano — guardano all’autunno in arrivo con apprensione. Temono un rallentamento degli affari, riflesso di possibili nuovi dazi imposti dalla Cina sulle importazioni alimentari. E temono, ancora di più, nuovi dazi da parte degli Stati Uniti.
Ad alimentare l’ansia, naturalmente, l’ipotesi che Donald Trump possa essere rieletto. Difficile dimenticare, infatti, che, nel 2019, il tycoon, allora presidente, impose ingenti dazi su numerose merci europee. Compresi, appunto, i formaggi.
La questione, in realtà, era molto complessa, e aveva radici nel settore aeronautico. Anni prima, l’azienda statunitense Boeing aveva accusato l’europea Airbus di aver ricevuto, in modo sistematico, sussidi illeciti da Bruxelles. Nel difendersi, Airbus aveva accusato gli Stati